Concordato preventivo 2026-2027, già si parte in ritardo e con diversi nodi da sciogliere

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazione dei redditi

Atteso entro il 15 aprile, non è ancora disponibile il software per il concordato preventivo biennale 2026-2027. Il cantiere delle modifiche è fermo, ma resta il nodo dell'incompatibilità con l'iper ammortamento. Attese novità sul calcolo

Concordato preventivo 2026-2027, già si parte in ritardo e con diversi nodi da sciogliere

Nuova tornata di adesioni al concordato, nuova tornata di ritardi.

Il patto tra Fisco e partite IVA 2026-2027 parte con la nota stonata dei tempi dilatati per la messa a disposizione del software di ausilio al calcolo delle proposte.

Atteso entro il 15 aprile, secondo il cronoprogramma dettato dal decreto legislativo n. 13/2024, il programma non è ancora disponibile.

Un ostacolo tecnico alla valutazione dell’impatto del concordato preventivo che si affianca ai “nodi da sciogliere”.

In primis, l’incompatibilità rispetto all’iper ammortamento, ma anche l’ipotesi di regole di calcolo più vantaggiose per spingere rinnovi e nuove adesioni.

Concordato preventivo biennale 2026-2027, software dell’Agenzia delle Entrate in ritardo

In linea teorica, l’avvio del concordato preventivo biennale si lega ai tempi legati alla trasmissione della dichiarazione dei redditi.

La stagione dichiarativa è partita il 15 aprile, con l’apertura del canale per l’invio del modello Redditi.

La stessa data coincide con il termine, indicato dall’articolo 8 del decreto legislativo n. 13/2024 per la messa a disposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate del programma informatico per l’acquisizione dei dati utili all’elaborazione della proposta di concordato preventivo per il biennio di applicazione.

La data di lancio del software è stata soggetta a più rinvii.

Nel primo anno di debutto del patto tra Fisco e partite IVA si è passati al 15 giugno (15 luglio per i forfettari), mentre per il biennio 2025-2026 il programma è stato messo a disposizione dal 30 aprile, alla luce della proroga disposta dall’articolo 3-bis della legge di conversione del decreto Milleproroghe n. 202/2024.

Un mix di interventi normativi volti a riallineare i tempi di avvio del concordato che non ha trovato per ora conferme per l’anno in corso.

Ad oggi quindi, la stagione del CPB 2026-2027 era attesa al via su carta dal 15 aprile e, dal punto di vista operativo, il software è l’ultimo tassello che manca per completare il puzzle, dopo la pubblicazione del modello CPB e relative istruzioni avvenuta il 27 febbraio.

Prepararsi per tempo e conoscere gli aspetti principali del concordato, così come gli effetti dell’adesione, è fondamentale per chi intende coglierne i vantaggi ed evitare passi falsi. Proprio per questo, Informazione Fiscale ha organizzato in collaborazione con TeamSystem un webinar gratuito di approfondimento, in programma mercoledì 6 maggio 2026 dalle 16.00 alle 17.15. Relatrice d’eccezione sarà Sandra Pennacini, esperta fiscale e formatrice di altissimo livello.

Il tema sarà inoltre oggetto di ulteriori approfondimenti su Academy, il portale di formazione di Informazione Fiscale, con un primo evento in programma il 22 giugno. Consigliamo a professionisti e partite IVA interessate a capirci di più di iscriversi per non perdere tutti i prossimi aggiornamenti.

La scadenza per l’adesione resta in ogni caso fissata al 30 settembre.

Concordato da limare, pesa lo stop all’iper ammortamento

Se sul fronte prettamente operativo il ritardo ha un peso per chi intende valutare da subito l’opportunità di aderire o rinnovare il concordato, dal punto di vista normativo servirà un ritocco per evitare di ridurre in partenza l’appeal del patto con il Fisco.

Il ritorno dell’iper ammortamento come forma di agevolazione sugli investimenti in beni strumentali lascia al momento fuori le partite IVA che sceglieranno di aderire al patto con il Fisco per il biennio 2026 e 2027 (o che vi hanno già aderito per il biennio 2025 e 2026).

Questo perché l’iper ammortamento, applicato come variazione extra-contabile in diminuzione, e quindi come “bonus” che riduce le imposte in dichiarazione, non è incluso tra le voci che possono modificare il reddito concordato (a differenza ad esempio di plusvalenze e perdite straordinarie).

Il blocco del reddito, conseguenza dell’adesione al patto fiscale, non permette allo stato attuale di applicare le nuove agevolazioni previste per gli investimenti in beni strumentali, ripristinate nella forma di beneficio fiscale per il prossimo triennio dalla Legge di Bilancio 2026.

Un effetto collaterale probabilmente non voluto, ma che finisce con l’incidere sui primi calcoli di convenienza del patto fiscale. Non si esclude quindi un intervento correttivo, per evitare un passo falso nella stagione del concordato attesa al via nei prossimi mesi.

In revisione anche le regole per il calcolo del concordato 2026-2027

Nel “cantiere fiscale” volto a revisionare le regole del gioco entra in campo non solo la necessità di aggiustare il tiro rispetto al bonus sui beni strumentali, ma anche la proposta di rendere il concordato più a misura di partita IVA.

Per la stagione 2026/2027 il calcolo del concordato potrebbe passare da una maggiore gradualità nel raggiungimento dell’obiettivo 10 nella pagella ISA.

Un aspetto che va oltre le mere ipotesi. Il tema è stato oggetto di approfondimento nel corso della riunione della Commissione degli esperti per gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale e per il Concordato preventivo biennale dell’11 marzo 2026.

Una delle soluzioni in campo per rendere le proposte meno esose consiste nel considerare l’uso dei dati relativi alle maggiori richieste accettate dai contribuenti, invece dei dati relativi alle ulteriori componenti positive dichiarate dagli stessi ai fini del miglioramento del profilo di affidabilità fiscale.

Dai calcoli basati su modelli statistici teorici, in campo c’è quindi la possibilità di usare i dati reali, guardando quindi a quanto i contribuenti hanno accettato di pagare in più aderendo al concordato.

Alle proposte messe nero su bianco, si affiancano quelle che trapelano e che potrebbero passare dalla revisione normativa delle regole del concordato.

Si ragiona sulla possibilità di prevedere la possibilità di avere una proposta di concordato più blanda, con il vincolo però di blindare l’adesione anche per il biennio successivo al primo.

Una fedeltà a lungo termine, con il beneficio di un concordato calmierato e progressivo nei quattro anni.

Non vi sono però al momento conferme sull’approdo del tema concordato sul tavolo delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri. Superato l’appuntamento ormai canonico del Decreto in materia di lavoro del 1° maggio, è però indubbio che il cantiere fiscale tornerà nel vivo.

Un work in progress da monitorare con attenzione.