La clausola di distribuzione automatica dei dividendi

Salvatore Cuomo - Diritto societario

Cosa prevede e quali effetti ha la clausola di distribuzione automatica dei dividendi?

La clausola di distribuzione automatica dei dividendi

In piena stagione di assemblee per l’approvazione dei bilanci torna in auge un tema che caratterizza il moderno diritto societario ovvero la distribuzione automatica dei dividendi.

Si tratta di una clausola statutaria che, passatemi il termine, “sfida apertamente il modello legale ordinario” ma che opera in modi profondamente diversi a seconda che ci si muova nel rigore della S.p.A. o nella flessibilità della S.r.l.

Questa differenza nasce dalla natura stessa degli enti dove il primo è più legato al capitale e l’altro più alla centralità della figura del singolo socio.

S.p.A.: il limite del metodo collegiale e la rigidità delle categorie

Nella S.p.A. dove la separazione tra chi possiede, i soci, e chi gestisce, gli amministratori, è netta, l’automatismo incontra limiti strutturali precisi.

In primo luogo, non è possibile esautorare completamente l’assemblea: lo statuto può prevedere che l’utile sia distribuito salvo diversa delibera ma la decisione finale di non ripartire i proventi deve comunque passare per l’organo sovrano indicato dall’art. 2433 c.c.

La collegialità insomma resta un presidio irrinunciabile.

In secondo luogo, la distribuzione automatica viene solitamente gestita tramite categorie speciali di azioni come le privilegiate o le correlate.

Qui il diritto è legato al titolo e non alla persona: se l’utile esiste il privilegio scatta per chiunque possieda quell’azione rendendo il sistema efficace ma inevitabilmente rigido.

La S.r.l. e l’autonomia contrattuale

Spostandoci nel perimetro della S.r.l. lo scenario cambia radicalmente.

Grazie alla riforma del 2003 il legislatore ha aperto praterie contrattuali che valorizzano la figura del socio.

L’articolo 2468 c.c. comma 3 recita:

“... Resta salva la possibilità che l’atto costitutivo preveda l’attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti l’amministrazione della società o la distribuzione degli utili..”.

Grazie a tale disposizione lo statuto può cucire un abito su misura sui singoli soci permettendo quindi di attribuire a singoli soci particolari diritti sulla distribuzione degli utili.

A differenza della S.p.A. qui l’automatismo può stabilire, ad esempio, che solo il Socio A riceva automaticamente il 100% della sua quota di utili mentre per gli altri seguano il metodo classico.

Un diritto legato alla persona e non alla quota.

Inoltre, la flessibilità dello statuto riguarda anche il come si decide magari prevedendo che la scelta di non distribuire avvenga tramite consultazione scritta anche via email o PEC superando la necessità di una assemblea fisica così velocizzando l’intera gestione finanziaria.

Il nodo dei Quorum tra unanimità e maggioranza

Anche la gestione del dissenso segna una linea di demarcazione netta.

Nelle S.p.A. la dottrina guarda con sospetto all’unanimità per bloccare la distribuzione dei dividendi, temendo che possa paralizzare la società preferendo quindi maggioranze qualificate molto elevate mentre nelle S.r.l. l’unanimità è, invece, considerata pienamente lecita e il diritto del socio all’utile può essere reso quasi intangibile avvicinando il modello a quello delle società di persone.

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L’importanza dell’articolo 2479 del codice civile

Il cuore delle decisioni nella S.r.l. batte però nell’articolo 2479 c.c. che chiarisce tre punti fondamentali:

  • Competenza riservata: anche con gli automatismi l’approvazione del bilancio resta un momento decisionale dei soci che non può essere delegato ai soli amministratori;
  • Addio all’assemblea fisica: la possibilità di decidere via consultazione scritta rende l’esercizio del diritto al dividendo estremamente rapido;
  • Veto della minoranza: come contrappeso i soci che rappresentano almeno un terzo del capitale possono sempre esigere il metodo assembleare classico per garantire la massima trasparenza.

Conclusioni

È evidente che l’esigenza superiore della tutela della minoranza rispetto al rischio di limitare il diritto ai dividendi del socio cambia volto a seconda della natura giuridica esaminata.

Nella S.p.A. il socio si difende dimostrando l’eccesso di potere della maggioranza per scopi extrasociali.

Nella S.r.l. la clausola di distribuzione automatica diventa, invece, una ancora di salvezza contrattuale per il socio che viene esentato dal dover dimostrare la mala fede altrui, bastandogli far valere il mancato adempimento di una clausola statutaria che gli garantisca, in via di fatto, il diritto al dividendo.