Salario giusto: arriva la definizione di TEC ma è scontro sui contratti “minori”

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Un emendamento dei relatori al DL Lavoro mette nero su bianco la definizione di trattamento economico complessivo ma estende i bonus anche ai contratti equivalenti a quelli più rappresentativi

Salario giusto: arriva la definizione di TEC ma è scontro sui contratti “minori”

La discussione in merito al nuovo salario gusto introdotto dal decreto lavoro entra nel vivo.

In Commissione Lavoro alla Camera un emendamento dei relatori di maggioranza presentato il 5 giugno ha scatenato le polemiche, rivede il capitolo sulla contrattazione.

Il nuovo emendamento al testo definisce il discusso TEC, il trattamento economico complessivo, ma autorizza anche i contratti equivalenti quelli firmati dalle sigle più rappresentative ad accedere ai bonus assunzione.

Una novità che ha fatto insorgere le opposizioni, che accusano di aver fatto “rientrare dalla finestra” i contratti pirata usciti dalla porta.

Salario giusto: arriva la definizione di TEC ma è scontro sui contratti “minori”

Il decreto lavoro, il n. 62/2026, è intervenuto in maniera pesante sulla contrattazione, introducendo il cosiddetto “salario giusto” e affidando ai CCNL firmati dai sindacati più rappresentativi il compito di stabilire il trattamento economico complessivo applicato alla generalità dei lavoratori, anche in caso di applicazione di contratti diversi.

Nella pratica, il salario giusto corrisponderà a quello che viene definito come TEC, il trattamento economico complessivo e sarà una condizione essenziale per accedere ai nuovi bonus assunzione (gli esoneri contributivi per chi assume giovani under 35, donne e nelle aree della Zes Unica).

Un intervento che ha scatenato non poche discussioni e critiche, anche da parte degli addetti ai lavori. Non solo sul concetto generale di rappresentanza sindacale, sul cambio d’assetto in corsa dei bonus assunzioni, ma proprio sul concetto di trattamento economico complessivo, aspetto sul quale anche i tecnici così come l’INPS hanno espresso diverse criticità. Manca infatti una chiara definizione normativa delle componenti del TEC.

Definizione che arriva con un emendamento presentato il 5 giugno al testo di conversione in legge del decreto lavoro. Nella proposta di modifica messa a punto dai relatori di maggioranza, il TEC:

“si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti.”

Inoltre, nel testo si puntualizza che “sono in ogni caso escluse le voci retributive discrezionali e variabili riconosciute ai singoli lavoratori”.

Il TEC include quindi non solo la retribuzione ma anche tutte le prestazioni di welfare.

Bonus assunzione anche ai contratti minori

La questione che ha sollevato le polemiche riguarda un altro punto dell’emendamento, quello che estende i bonus assunzione anche ai “contratti minori”.

La proposta di modifica, infatti, riconosce come validi per il diritto alle agevolazioni, concesse dal DL a fronte del riconoscimento del salario giusto, anche i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti organizzazioni sindacali non riconosciute come quelle maggiormente rappresentative, ma che “assicurano un trattamento economico complessivo equivalente” in linea con quanto stabilito per il TEC.

Una modifica che di fatto annulla quanto previsto inizialmente dal decreto che, per contrastare il fenomeno dei contratti pirata, aveva limitato la fruizione dei bonus ai soli CCNL firmati dalle organizzazioni più rappresentative.

Da qui il secco no delle opposizioni, con la CGIL che ha definito l’emendamento un’entrata “a gamba tesa sulle regole del sistema contrattuale” e che “sottrae alle parti sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative il compito di definire il trattamento economico complessivo”.

Così facendo, secondo CGIL, CISL e UIL, il TEC non viene più lasciato alla contrattazione ma di fatto viene definito per legge, limitando così l’autonomia delle parti sociali.

Inoltre, sempre secondo i sindacati, si riaprirebbe la porta ai contratti pirata perché l’equivalenza sulla base di retribuzione e welfare insieme vorrebbe dire anche poter dare meno salario e più welfare.

L’emendamento sul trattamento economico complessivo “fa rientrare dalla finestra i sindacati minori che erano usciti dalla porta” hanno scritto in una nota i capigruppo Pd nelle commissioni Lavoro e Bilancio della camera, Arturo Scotto e Cecilia Guerra. Di diverso avviso, invece, le sigle Ugl e Cisal che condividono l’emendamento.

La battaglia resta aperta e si preannuncia molto calda: si dovrà arrivare ad un punto di svolta entro martedì 9 quando è fissata la discussione in Aula del disegno di legge.