Dichiarazione dei redditi 2020, scadenza versamento imposte: proroga e novita

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazione dei redditi

Dichiarazione dei redditi 2020, proroga della scadenza per i versamenti delle imposte sui redditi, Irpef ed Ires. Sono diverse le novità da analizzare, tra cui l'abbuono del saldo e primo acconto Irap.

Dichiarazione dei redditi 2020, scadenza versamento imposte: proroga e novita

Dichiarazione dei redditi 2020: scadenza con proroga per i versamenti delle imposte sui redditi, ma solo per specifici soggetti.

Per i versamenti Irpef, Ires, cedolare secca e per tutte le imposte dovute sulla base della dichiarazione dei redditi 2020, la scadenza del 30 giugno è rinviata al 20 luglio per i soggetti titolari di partita IVA soggetti agli ISA, compresi i forfettari.

Nessun rinvio per le imposte dovute da lavoratori dipendenti e pensionati, che si vedranno trattenuti Irpef e cedolare secca emerse dal modello 730/2020 a partire dalla busta paga relativa al mese di luglio.

Per quel che riguarda le partite IVA, e riprendendo lo schema già adottato lo scorso anno, il DPCM del MEF annunciato con comunicato stampa del 22 giugno 2020 crea un doppio calendario di scadenze per i versamenti delle imposte da dichiarazione dei redditi 2020.

Una novità alla quale si affiancano quelle previste dal decreto Rilancio: il taglio di saldo 2019 ed acconto Irap 2020, che tuttavia nasconde diverse insidie, e la possibilità di beneficiare del calcolo con metodo previsionale con il rischio di sanzioni calmierato.

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Dichiarazione dei redditi 2020, scadenza versamenti imposte: quando pagare Irpef, Ires, cedolare secca ed imposte sostitutive

La prima scadenza dell’anno per i versamenti da dichiarazione dei redditi 2020 è fissata al 30 giugno, con possibilità di differimento al 30 luglio previa maggiorazione dello 0,40%.

Il DPCM del MEF in corso di emanazione dispone la proroga della scadenza per i versamenti per soggetti titolari di partita IVA che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli ISA, compresi i forfettari.

L’Irpef, così come Ires, Irap, cedolare secca e tutte le imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi 2020, potranno essere rateizzate, sia per quanto riguarda il saldo dovuto per il 2019 che l’acconto d’imposta relativo al 2020.

Per il versamento del saldo d’imposta e di prima rata di acconto delle imposte è ammessa la rateizzazione fino ad un massimo di 6 rate, da completare entro il mese di novembre.

Tutti i contribuenti possono versare in rate mensili le somme dovute a titolo di saldo e acconto delle imposte sui redditi, compresi i contributi risultanti dal quadro RR sulla quota eccedente il minimale.

L’unica scadenza non rateizzabile è quella del 30 novembre, relativa al secondo acconto delle imposte e dei contributi.

Secondo le regole ordinarie, i contribuenti non titolari o titolari di partita IVA possono effettuare il pagamento della prima rata entro il 30 giugno 2020 (20 luglio 2020 per soggetti ISA e forfettari) ovvero entro i successivi 30 giorni (il 30 luglio o 20 agosto per chi beneficia della proroga) maggiorando l’importo dovuto dello 0,40 per cento a titolo d’interesse corrispettivo.

Dichiarazione dei redditi 2020, rateizzazione versamento imposte: il calendario per partite IVA, dipendenti e pensionati

Si riportano di seguito le tabelle con le scadenze contenute nelle istruzioni del modello Redditi 2020 pubblicate dall’Agenzia delle Entrate:

  • Contribuenti non titolari di partita IVA
RATAVERSAMENTOINTERESSI %VERSAMENTO (*)INTERESSI %
30 giugno 30 luglio
31 luglio 0,33 31 luglio
31 agosto 0,66 31 agosto 0,33
30 settembre 0,99 30 settembre 0,66
2 novembre 1,32 2 novembre 0,99
30 novembre 1,65 30 novembre 1,32

(*) In questo caso l’importo da rateizzare deve essere preventivamente maggiorato dello 0,40 per cento.

  • Contribuenti titolari di partita IVA
RATA VERSAMENTO INTERESSI % VERSAMENTO (*) INTERESSI %
30 giugno (20 luglio per soggetti ISA e forfettari) 30 luglio (20 agosto per soggetti ISA e forfettari)
16 luglio 0,18 20 agosto 0,18
20 agosto 0,51 16 settembre 0,51
16 settembre 0,84 16 ottobre 0,84
16 ottobre 1,17 16 novembre 1,17
16 novembre 1,50

(*) In questo caso l’importo da rateizzare deve essere preventivamente maggiorato dello 0,40 per cento.

Scadenza versamenti dichiarazione dei redditi 2020: taglio Irap con insidie

Il decreto Rilancio potrebbe, in corso dell’iter di conversione, introdurre ulteriori novità per le imposte sui redditi: si parla dell’ipotesi di un rinvio ulteriore al 30 settembre 2020, anche questa volta esclusivamente per le partite IVA alle quali si applicano gli ISA.

Già il testo del DL n. 34/2020 è tuttavia intervenuto in maniera importante sulla scadenza delle imposte da dichiarazione dei redditi 2020.

L’articolo 24 dispone l’esclusione dal versamento del saldo Irap 2019 e la cancellazione della prima rata di acconto 2020 per tutte le imprese con un fatturato 2019 non superiore a 250 milioni di euro.

Ci sono tuttavia alcune insidie da considerare ai fini dell’applicazione del beneficio.

Come ricordato dal Dott. Dario Deotto nel corso del convegno “Obiettivo rilancio - Speciale Telefisco – Videoforum edition” del 23 giugno 2020, il comma 3 prevede che il taglio dell’Irap si applica nel rispetto dei limiti contenuti nella comunicazione UE del 19 marzo 2020.

Al paragrafo 3.1, punto 22, vengono individuate 5 condizioni per le quali l’agevolazione può risultare compatibile con mercato interno UE.

Tra queste c’è quella che dispone che l’aiuto può essere concesso ad imprese non in difficoltà al 31 dicembre 2019, requisito che come abbiamo già avuto modo di vedere, è previsto anche ai fini dell’accesso ai contributi a fondo perduto.

Bisognerà quindi verificare caso per caso quando e quali titolari di partita IVA possono effettivamente beneficiare della cancellazione di saldo ed acconto 2020 dell’Irap.

Versamento imposte dichiarazione dei redditi 2020: chi non paga per cause di forza maggiore evita le sanzioni

C’è un ulteriore punto da evidenziare e considerare, tenuto conto della particolare situazione di emergenza causata dal coronavirus.

La normativa sulle sanzioni tributarie prevede (art. 6, comma 5 del decreto legislativo n. 472/1997) che non è punibile chi ha commesso il fatto per cause di forza maggiore.

Si parla di cause di forza maggiore - secondo la giurisprudenza nazionale ed unionale - in caso di sussistenza di elementi di carattere oggettivo e soggettivo.

A questo riguardo, ricorda sempre Dario Deotto del Sole24Ore, l’Agenzia delle Entrate si è espressa con la circolare n. 8/E/2020 che nella risposta n. 1.7, relativa all’emissione della fattura elettronica, vengono richiamati precedenti di giurisprudenza per l’individuazione della causa di forza maggiore:

  • elemento oggettivo (causa naturalistica, come emergenza sanitaria);
  • elemento soggettivo (verifica caso per caso da parte degli uffici dell’Agenzia delle Entrate).

In sostanza, anche l’Agenzia delle Entrate riconosce che l’emergenza, seppur con verifica specifica per ciascun contribuente, può portare alla non applicazione del regime sanzionatorio per causa di forza maggiore.

Un elemento da considerare nei casi di comprovate difficoltà economiche che potrebbero comportare l’impossibilità nel pagamento delle imposte entro i termini di scadenza ordinari.

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