Modello 730/2026 a debito con due o più CU: perché sale il conto dell’IRPEF

Anna Maria D’Andrea - Modello 730

Tassazioni su binari separati e bonus erogati senza tener conto del cumulo dei redditi: in presenza di due o più CU è alto il rischio che il modello 730/2026 porti a un debito IRPEF

Modello 730/2026 a debito con due o più CU: perché sale il conto dell'IRPEF

Il modello 730/2026 non è sempre solo una “fotografia” a favore del contribuente: il calcolo definitivo di redditi e imposte può comportare un debito IRPEF, soprattutto in presenza di due o più CU.

Si tratta di una situazione frequente per chi ha cambiato lavoro nel corso dell’anno, ma anche per chi ha perso il proprio lavoro e ha beneficiato della Naspi.

Le Certificazioni Uniche 2026 emesse da diversi sostituti d’imposta, se non conguagliate, impongono di rifare i conti delle imposte dovute in fase di dichiarazione.

Due o più CU, perché il modello 730/2026 è a debito: dall’IRPEF ai bonus, parte il conguaglio

Se la liquidazione del modello 730 si presenta solitamente lineare e senza sorprese per i dipendenti e i pensionati con un solo reddito percepito nel corso dell’anno, così non è per chi ha avuto variazioni alla propria situazione lavorativa.

Il motivo è legato all’incrocio tra le regole di tassazione applicate mese per mese dal sostituto d’imposta, rispetto all’“unificazione” dei redditi che viene effettuata con il modello 730/2026 e alla progressività dell’IRPEF.

Per chi ha lavorato per più aziende nel corso del 2025, per i lavoratori stagionali o al contrario ha avuto un periodo di stop e ha percepito la Naspi da parte dell’INPS, le CU rilasciate per il 2026 fotografano la situazione fiscale relativa a ciascun periodo attestato.

In sostanza, ogni datore di lavoro è tenuto ad applicare le ritenute IRPEF sulle somme da lui corrisposte, applicando le aliquote di tassazione sulla base dello scaglione in cui il contribuente si colloca tenuto conto dei dati a propria disposizione.

Per semplificare, ciascun sostituto d’imposta calcola le imposte considerando solo i dati in proprio possesso e i redditi da lui erogati. Non sa (e non può sapere, salvo specifica comunicazione) quanto è stato guadagnato in precedenza da parte di altri soggetti e ancor di più non può prevedere il
futuro.

La dichiarazione dei redditi serve quindi proprio per scattare una fotografia complessiva: le diverse CU rilasciate a dipendenti e pensionati confluiscono nel quadro C del modello 730/2026, ed è da qui che parte il ricalcolo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

I redditi si cumulano, l’IRPEF sale: la progressività determina il conguaglio del 730

Per capire il motivo per il quale il 730 si presenta quasi sempre a debito in presenza di due o più CU è legato alla progressività del sistema di tassazione.

L’IRPEF è strutturata su tre aliquote, applicate ad altrettanti scaglioni di reddito. In relazione al 2025, anno d’imposta oggetto di dichiarazione nel 2026, le regole sono le seguenti:

  • per i redditi fino a 28.000 euro, si applica l’aliquota del 23 per cento;
  • per i redditi da 28.001 a 50.000 euro, l’aliquota sale al 35 per cento (dal 1° gennaio 2026 è ridotta al 33 per cento);
  • per i redditi superiori a 50.000, l’aliquota è del 43 per cento.

L’IRPEF aumenta all’aumentare del reddito: più si guadagna, maggiore sarà l’aliquota applicata, ed è proprio qui che si nasconde l’“insidia” quando si hanno più Certificazioni Uniche.

Il sistema fiscale italiano si basa sul principio in base al quale le imposte si pagano sul reddito complessivo dell’anno, ma i datori di lavoro (i sostituti d’imposta) operano “alla cieca” l’uno rispetto all’altro.

Ogni datore di lavoro calcola le trattenute calcolando l’IRPEF solo sulla parte di reddito che lui stesso eroga. Di conseguenza, applica le aliquote più basse, ma anche bonus e detrazioni fiscali, senza considerare possibili ulteriori somme percepite nel corso dell’anno.

Cosa succede quando i redditi si sommano? Un effetto combinato che modifca il conto complessivo dovuto:

  • il “salto di scaglione”: prendiamo ad esempio il caso di un dipendente che, nel corso del 2025, ha avuto due contratti part-time o due lavori successivi, ognuno dei quali ha portato a redditi pari a 18.000 euro. Presi singolarmente, entrambi i datori di lavoro hanno applicato l’aliquota minima del 23 per cento (prevista per lo scaglione fino a 28.000 euro). In sede di dichiarazione dei redditi, però, i due importi si sommano portando il reddito totale a 36.000 euro. La parte di guadagno che supera la soglia del primo scaglione IRPEF sarà tassata con l’aliquota più alta pari al 35 per cento;
  • l’indebita fruizione delle detrazioni: le detrazioni per lavoro dipendente decrescono all’aumentare del reddito complessivo. Avendo due CU, entrambi i datori di lavoro hanno applicato le regole di calcolo sulle somme corrisposte. Ne deriva che considerando invece il reddito complessivo, dichiarato nel modello 730, bisognerà restituire parte delle somme non spettanti;
  • il superamento dei limiti per i bonus IRPEF: lo stesso scenario di cui sopra si verifica per il trattamento integrativo e per il bonus per il taglio del cuneo fiscale, riconosciuti entro specifici limiti di reddito. Se ciascun datore di lavoro ha erogato le somme in busta paga, ma il cumulo dei redditi porta al superamento delle soglie, sarà necessario restituire gli importi non spettanti a conguaglio.

In sintesi, il modello 730 non fa altro che ricostruire la situazione reddituale complessiva del contribuente: calcola l’imposta reale sul vero reddito annuale e presenta il conto di ciò che i singoli datori di lavoro, non sapendo l’uno dell’altro, non hanno trattenuto in busta paga.

Il debito che emerge dal 730 può essere influenzato anche da altre voci, tra cui le addizionali regionali e comunali ricalcolate che contribuiscono a rendere più pesante il conguaglio finale.

Debito IRPEF nel 730/2026: si può pagare a rate

Alla brutta sorpresa del conguaglio IRPEF a debito nel modello 730 si affianca la consolazione di poter versare le somme dovute anche a rate.

L’appuntamento per il pagamento del saldo e dell’acconto delle imposte è in calendario per il 30 giugno e sul fronte delle regole da seguire sono due le casistiche da considerare:

  • i contribuenti con sostituto d’imposta si vedranno addebitare le somme dovute a titolo di debito IRPEF sullo stipendio o sulla pensione.
  • diversamente, in assenza di sostituto d’imposta bisognerà utilizzare il modello F24.

In ambedue le ipotesi è ammessa la rateizzazione del debito IRPEF emerso dal modello 730/2026, ma ovviamente sarà chi è chiamato a pagare direttamente a dover tenere d’occhio il calendario.

Le scadenze da rispettare sono riassunte in tabella.

RATAVERSAMENTOINTERESSI %VERSAMENTO (*)INTERESSI %
30 giugno 0,00 30 luglio 0,00
16 luglio 0,17 20 agosto 0,18
20 agosto 0,50 16 settembre 0,51
16 settembre 0,83 16 ottobre 0,84
16 ottobre 1,16 16 novembre 1,17
16 novembre 1,49 16 dicembre 1,5
16 dicembre 1,82

(*) In questo caso l’importo da rateizzare deve essere preventivamente maggiorato dello 0,40 per cento

Il pagamento della prima rata del debito d’imposta emerso dalla dichiarazione dei redditi può essere effettuato entro la scadenza del 30 luglio, previa maggiorazione delle somme dovute dello 0,40 per cento.

Il 30 novembre bisognerà poi versare il secondo acconto delle imposte, sulla base dell’esito della propria dichiarazione dei redditi. In questo caso non sono ammesse rate e si paga tutto in un’unica soluzione.

Evitare sorprese in futuro? Chiedere il conguaglio e rinunciare ai bonus

Chi si è trovato a fare i conti con il conguaglio a debito a causa di due o più CU può evitare che la situazione si ripeta anche negli anni successivi.

Ci sono alcune strategie per ridurre il rischio che il modello 730 presenti un debito IRPEF elevato.

La prima è la richiesta del conguaglio delle imposte al secondo datore di lavoro: consegnando la CU provvisoria del precedente rapporto alla nuova azienda, si può chiedere che il conto dell’IRPEF venga aggiornato in base alla situazione reddituale complessiva.

Un ulteriore consiglio è di procedere alla rinuncia alle detrazioni o al trattamento integrativo, per evitare che a causa del superamento delle soglie venga richiesto il riversamento allo Stato. Se spettanti, le somme potranno essere sempre recuperate nel modello 730.