Estendere la cedolare secca anche all'affitto di uffici e negozi: questo uno degli obiettivi della riforma fiscale rimasto però su carta. Non si tratta di un unicum: al palo anche la rateizzazione del secondo acconto per le partite IVA e l'estensione del perimetro della flat tax. Possibili novità in arrivo dal cantiere della Legge di Bilancio 2027
Il percorso per l’attuazione della riforma fiscale si è formalmente chiuso il 29 agosto 2026.
Questa la data che ha segnato lo stop della delega al Governo per la revisione del sistema tributario, contenuta nella legge n. 111/2023. Resta aperto il canale per i correttivi, per ulteriori due anni, così come è fissato alla fine dell’anno il percorso per la messa a punto dei testi unici.
Si ferma al contrario l’iter per dare concretezza ai principi della delega, con un puzzle che però non è completo di tutti i tasselli previsti. In primis, non ha trovato attuazione la proposta di estensione della cedolare secca anche alle partite IVA e, in particolare, per l’affitto di uffici e negozi.
In panne anche l’idea di prevedere una più calibrata ripartizione del carico fiscale degli acconti, con la proposta di prevedere anche la rateizzazione a regime delle imposte dovute tradizionalmente a novembre.
Nulla da fare per la riforma delle aliquote IVA, così come per il superamento dell’IRAP.
Da sciogliere anche il nodo dell’estensione della flat tax sulla tredicesima, tematica tornata all’attenzione nelle ultime settimane e sulla quale si è aperto il confronto nell’ambito dei lavori legati alla Legge di Bilancio 2027.
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Cedolare secca per negozi e uffici, la flat tax sugli affitti non cambia con la riforma fiscale
Introdotta in via sperimentale nel 2019, la cedolare secca commerciale ha permesso di assoggettare a tassazione agevolata i contratti d’affitto stipulati per negozi e uffici. Una via utile per evitare la desertificazione commerciale ma che non è stata ripercorsa per gli anni successivi.
La richiesta di ampliare il perimetro della flat tax sugli affitti è tornata al centro dell’attenzione nell’ambito dei lavori che hanno portato alla messa a punto e all’approvazione della legge delega n. 111/2023 sulla riforma fiscale.
Tra i principi e i criteri direttivi ha quindi trovato spazio, nell’articolo 5, anche la possibilità di estendere il regime della cedolare secca alle locazioni di immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo, in caso di conduttore titolare di partita IVA.
Tra gli obiettivi della riforma c’era quindi anche l’estensione della tassazione ridotta del 21 per cento all’affitto di negozi e uffici. Un obiettivo che è rimasto però solo su carta.
L’iter di attuazione conclusosi il 4 agosto, con l’approvazione da parte del Governo del decreto correttivo Omnibus e del decreto di attuazione della riforma del Fisco di comuni e regioni, lascia la questione aperta.
Ma non si tratta dell’unico punto aperto sul quale negli ultimi tre anni non è stata trovata una soluzione operativa.
Partite IVA, nulla da fare per la rateizzazione a regime del secondo acconto
Un ulteriore tassello della riforma fiscale che manca all’appello riguarda la modifica alle regole di versamento dell’IRPEF da parte dei titolari di partita IVA.
Tra i principi della legge delega ha trovato spazio l’idea di distribuire il carico fiscale in maniera più uniforme nel tempo, anche mediante la progressiva mensilizzazione dei versamenti e la riduzione della ritenuta d’acconto.
Il riferimento è in particolare al secondo acconto delle imposte, l’appuntamento “pesante” fissato al 30 novembre di ogni anno e che impone di pagare le somme dovute in un’unica soluzione, a differenza di quanto previsto per il primo acconto di giugno.
Nel 2023 e nel 2024 questa possibilità è stata concessa ai titolari di partita IVA, fino alla soglia di 170.000 euro di ricavi e compensi, che hanno potuto contare sul differimento al 16 gennaio dei pagamenti dovuti, in parallelo alla possibilità di rateizzazione fino al mese di maggio.
Una sperimentazione che non ha trovato conferma negli anni successivi, e che resta uno dei nodi irrisolti della riforma fiscale. La misura, a detta del suo ideatore, l’Onorevole Alberto Gusmeroli, non necessiterebbe di copertura ma nonostante ciò è mancato il coraggio richiesto al Governo per arrivare al traguardo.
Dall’IVA all’IRAP, gli altri punti in sospeso della riforma fiscale
Scendendo nell’analisi dei contenuti della delega fiscale, resta inattuata anche l’idea di riformare in toto le regole in materia di IVA.
L’articolo 7 della legge n. 111/2023 si proponeva, tra gli obiettivi, di razionalizzare numero e misura delle aliquote IVA. Uno dei punti posti in evidenza dal Viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, agli albori dell’approvazione della delega, era l’azzeramento dell’imposta sui beni di prima necessità.
Proposta ambiziosa e che, nello scontro con l’annoso tema dell’assenza di coperture idonee, è rimasta fuori dal percorso per dare concretezza alle idee messe nero su bianco dalla delega fiscale.
In parallelo, è rimasta al palo anche l’idea di superare l’IRAP, secondo il principio previsto dall’articolo 8 della legge delega che prevedeva la progressiva sostituzione con una sovraimposta IRES senza aggravi per i contribuenti così come a invarianza di gettito per le casse delle regioni.
Il dossier della flat tax per i dipendenti torna in campo con la Legge di Bilancio 2027
Non ancora compiuto ma al centro dell’attenzione anche il tema della flat tax per i dipendenti.
La scorsa Legge di Bilancio ha previsto l’applicazione di una tassazione di favore del 15 per cento su straordinari e notturni, in parallelo all’imposta ridotta al 5 per cento sui rinnovi contrattuali. Una prima prova pratica per dare concretezza al tema dell’estensione della flat tax che ha lasciato fuori però le tredicesime.
Ed è sulla flat tax applicata allo stipendio extra di dicembre che si concentra ora la discussione: nella “lista dei buoni propositi” che si è via via costruita in estate, in vista dei lavori d’autunno per la messa a punto della Legge di Bilancio 2027, il tema è tornato all’attenzione.
L’idea, ancora in fase embrionale, è di tassare la tredicesima al 15 o al 10 per cento, ma solo per i redditi più bassi. Attualmente, l’ipotesi guarda alle somme fino a 15.000 euro ma, come detto, si tratta solo di una prima proposta.
È inevitabile che nel “toto-promesse” della Manovra l’asticella reddituale sarà uno dei fronti di discussione e confronto.
Ad oggi però l’unico punto fermo è che l’iter per l’attuazione della riforma fiscale non è riuscito a completare il progetto di estensione della flat tax.
Il futuro resta un mistero, nella certezza però che ogni idea dovrà fare i conti con il perimetro dei costi e delle risorse a disposizione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Cedolare secca per tutti? Solo una delle tante promesse mancate della riforma fiscale