Decreto Omnibus: ancora novità per il concordato, ma non solo

Rosy D’Elia - Dichiarazioni e adempimenti

Approvato nel Consiglio dei Ministri del 4 agosto il Decreto Omnibus. Il testo si è arricchito di una serie di novità: concordato preventivo biennale sempre più conveniente, tempi più lunghi per l'adempimento collaborativo, restyling delle sanzioni su POS e cassa

Decreto Omnibus: ancora novità per il concordato, ma non solo

Il decreto Omnibus, approvato in via definitiva nel Consiglio dei Ministri del 4 agosto, rappresenta l’atto finale della riforma fiscale.

Come aveva anticipato il viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo a inizio anno, il testo raccoglie una serie di correzioni necessarie per concludere il percorso di revisione del sistema tributario avviato nel 2023.

E durante l’iter di approvazione si è arricchito di un ulteriori novità rispetto all’impianto originario. Con i suggerimenti arrivati dalle Commissioni Parlamentari, crescono i vantaggi del concordato preventivo biennale, cambiano i tempi dell’adempimento collaborativo e si rivedono le sanzioni su POS e cassa.

Il decreto Omnibus nella sua versione finale è atteso ora in Gazzetta Ufficiale, ma Camera e Senato hanno spinto il Governo ad estendere il raggio d’azione del provvedimento anche all’accertamento, al Testo Unico delle Accise, alle regole fiscale che riguardano i paesi della black list.

Sulla nuova impostazione esprimono soddisfazione anche i Commercialisti.

“Trovano finalmente attuazione le norme della delega fiscale sulla certezza del diritto, che avevamo da tempo invocato al fine di garantire un’applicazione conforme del diritto sostanziale nel procedimento accertativo e di ristabilire un maggiore equilibrio tra esigenze erariali e tutela dell’affidamento del contribuente.”

Commenta il presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Elbano de Nuccio, facendo riferimento alle norme che fanno decorrere il termine di accertamento dei componenti reddituali negativi a efficacia pluriennale dal primo esercizio di deduzione, a quelle che fanno scattare la presunzione di distribuzione di utili extracontabili nelle società di capitali a ristretta base partecipativa nei soli casi di componenti positivi non contabilizzati e non dichiarati e di componenti negativi indeducibili perché inesistenti e ma anche alla revisione delle regole dell’accertamento per antieconomicità.

IN SINTESI: Come funziona l’attuazione della riforma fiscale?
Con la Legge delega, è stato affidato al Governo il compito di rivedere il sistema tributario, modificando la normativa fiscale con dei decreti legislativi di attuazione che vengono approvati in via preliminare dai Consigli dei Ministri. I testi poi passano al vaglio delle Commissioni parlamentari che devono fornire dei pareri sul loro contenuto, solo successivamente possono essere approvati definitivamente con un nuovo via libera del Governo.

Dai decreti legislativi di attuazione derivano anche i decreti attuativi, di rango inferiore. Sono provvedimenti finalizzati a dettagliare le novità fiscali previste e vengono adottati da Ministeri o altri enti competenti per materia.

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Decreto omnibus: novità sul concordato preventivo biennale

Tra le principali modifiche meritevoli di attenzione c’è senza dubbio il pacchetto di novità sul concordato preventivo biennale.

Il patto con il Fisco è una delle misure chiave della riforma fiscale, ma è anche uno degli strumenti in continua evoluzione, a partire dal debutto nel 2024.

E nei pareri di approvazione del Decreto Omnibus è arrivata la spinta a mettere in campo un nuovo labor limae per potenziare ulteriormente la portata del CPB sia per chi rinnova l’accordo che per chi aderisce per la prima volta.

Particolare attenzione è dedicata al ravvedimento speciale. L’attrattività del concordato continuerà a passare anche dalla possibilità di sanare errori e omissioni degli anni precedenti in maniera agevolata. Nella formula già adottata c’è un doppio vantaggio: la riduzione della base imponibile e l’applicazione di una flat tax calibrata in base al punteggio ISA.

Stando alle prime indiscrezioni la nuova chance di regolarizzazione arriva fino al 2020, oltre la proposta arrivata dalle Commissioni parlamentari che si fermava al 2023.

Ma non è l’unica modifica, l’attrattività del concordato si rafforza su vari fronti:

  • aumentano i benefici premiali, aumentano le soglie che consentono l’esonero dal visto di conformità (dovrebbero passare da 70.000 a 100.000 euro per i crediti Iva e da 50.000 a 70.000 euro per quelli Irpef, Ires e Irap);
  • si riducono di due anni i termini di accertamento: si restringe il periodo entro cui l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli sui periodi coperti dal concordato;
  • arriva lo stop alle maggiorazioni degli acconti determinati con il "metodo storico" e la possibilità di rateizzare le imposte senza il pagamento degli interessi.
  • eventuali nuovi soci o associati possono aver conseguito un reddito fino a 35.000 euro nell’anno precedente: modifica che nasce per evitare che l’ampliamento della compagine sociale si trasformi in una esclusione o cessazione dal concordato.

Anche alle nuove adesioni si associano nuove opportunità: in particolare, si potranno correggere errori od omissioni tramite dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso e con la rideterminazione dei valori concordati.

La volontà di tornare a rafforzare il concordato per definire “tutte le annualità dal 2020 al 2027” è stata confermata anche dal viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo la scorsa settimana ai microfoni del programma Mediaset 10 minuti.

In questa ondata di revisione si interviene, poi, anche sulle cause di decadenza che non scatterà più in presenza di debiti tributari e contributivi scaduti alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello dell’adesione.

In sintesi, il concordato preventivo biennale è al centro dell’attenzione del Governo dall’inizio dei lavori, ma non ha ancora trovato un assetto definitivo. Lo stesso vale per l’altro patto di fiducia che la riforma fiscale ha potenziato, l’adempimento collaborativo.

Come richiesto proprio dai commercialisti, arriva la proroga al 31 dicembre della scadenza fissata al 30 settembre per la certificazione del sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale (Tax Control Framework) di cui le aziende che attivano il dialogo con l’Agenzia delle Entrate devono necessariamente dotarsi.

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Decreto omnibus, cambiano anche le regole e le sanzioni per la gestione degli scontrini elettronici

Ma anche oltre il perimetro delle misure chiave della riforma fiscale, con il decreto Omnibus si cercano nuovi equilibri: trova spazio nel testo un alleggerimento del meccanismo sanzionatorio su POS e cassa che, con il debutto del nuovo obbligo, è stato potenziato.

Sotto osservazioni le multe fino a 4.000 euro per chi non rispetta le regole sugli strumenti necessari per la gestione degli scontrini e dei pagamenti elettronici, ma anche le sanzioni accessorie che prevedono sospensione delle attività fino a 6 mesi e il costo di 100 euro degli errori formali commessi al momento dell’emissione degli scontrini.

Dalle Commissioni Parlamentari era arrivata l’indicazione di rivedere il meccanismo sanzionatoria, ma la scelta sulla formula da adottare è rimasta al Governo.

Tra la possibilità di ridurre gli importi previsti dalla normativa o di introdurre una soglia di tolleranza del 5 per cento la scelta sembra essere ricaduta su questa seconda opzione.

Accanto al suggerimento di una linea morbida sulle sanzioni, però, il Parlamento ha chiesto anche una stretta sugli standard da rispettare per la memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi: via libera agli strumenti alternativi al Registratore Telematico, a patto che abbiano le stesse caratteristiche tecniche e possano garantire un rapporto non mediato tra esercenti e Agenzia delle Entrate.

Sulla stessa lunghezza d’onda, con il Decreto Omnibus si punta anche a definire più nel dettaglio l’utilizzo dello scontrino tutto digitale: il documento commerciale può essere immateriale, ma deve rispettare gli stessi standard di quello cartaceo e deve essere esplicitamente richiesto dal cliente.

Dal patto tra partite IVA e Agenzia delle Entrate alla gestione dei corrispettivi, la conferma di tutte le novità proposte e approvate arriverà con la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.