Decreto Omnibus: il pacchetto di novità si arricchisce

Rosy D’Elia - Dichiarazioni e adempimenti

Atteso oggi, 4 agosto, in Consiglio dei Ministri il testo del Decreto Omnibus che si arricchisce di una serie di novità: ancora correzioni su concordato preventivo biennale e adempimento collaborativo, restyling delle sanzioni su POS e cassa e regole per scontrini sempre più digitali

Decreto Omnibus: il pacchetto di novità si arricchisce

Grande attesa per il Consiglio dei Ministri previsto per oggi, 4 agosto: è in programma l’atto finale della riforma fiscale con il via libera definitivo su tre provvedimenti di attuazione in vista della scadenza del 29 agosto.

Nel Decreto Omnibus, l’ultimo testo messo in cantiere, il Governo ha raccolto le correzioni da approvare per concludere il percorso avviato nel 2023.

Dalla prima approvazione in esame preliminare all’ok definitivo atteso nella giornata di oggi il pacchetto di novità si arricchisce dei suggerimenti arrivati dalle Commissioni Parlamentari: da una nuova revisione del concordato preventivo biennale alle regole per uno scontrino sempre più digitale, il raggio d’azione si estende anche all’accertamento, al Testo Unico delle Accise, alle regole fiscale che riguardano i paesi della black list.

IN SINTESI: Come funziona l’attuazione della riforma fiscale?
Con la Legge delega, è stato affidato al Governo il compito di rivedere il sistema tributario, modificando la normativa fiscale con dei decreti legislativi di attuazione che vengono approvati in via preliminare dai Consigli dei Ministri. I testi poi passano al vaglio delle Commissioni parlamentari che devono fornire dei pareri sul loro contenuto, solo successivamente possono essere approvati definitivamente con un nuovo via libera del Governo.

Dai decreti legislativi di attuazione derivano anche i decreti attuativi, di rango inferiore. Sono provvedimenti finalizzati a dettagliare le novità fiscali previste e vengono adottati da Ministeri o altri enti competenti per materia.

Decreto omnibus: novità sul concordato preventivo biennale

Il patto con il Fisco è una delle misure chiave della riforma fiscale, ma è anche uno degli strumenti in continua evoluzione, a partire dal debutto nel 2024.

E nei pareri di approvazione del Decreto Omnibus è arrivata la spinta a mettere in campo un nuovo labor limae per potenziare ulteriormente la portata del concordato preventivo biennale, prevedendo novità sia per chi rinnova il patto che per chi aderisce per la prima volta.

Particolare attenzione è dedicata al ravvedimento speciale. L’attrattività del concordato continuerà a passare anche dallo strumento che permette di sanare errori e omissioni degli anni precedenti in maniera agevolata. Nella formula già adottata c’è un doppio vantaggio: la riduzione della base imponibile e l’applicazione di una flat tax calibrata in base al punteggio ISA.

Si punta a una nuova chance relativa al 2023 per chi resta nel patto e sulla possibilità di correggere errori od omissioni tramite dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso, e rideterminazione dei valori concordati, anche per le nuove adesioni.

La volontà di tornare a rafforzare il concordato per definire “tutte le annualità dal 2020 al 2027” è stata confermata anche dal viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo la scorsa settimana ai microfoni del programma Mediaset 10 minuti.

In caso di rinnovi, sono diverse le innovazioni in valutazione:

  • il rafforzamento dei benefici premiali, le direzioni possibili sono due: aumentare le soglie che consentono l’esonero dal visto di conformità e dall’obbligo di prestare garanzia e l’anticipo dei termini di decadenza dell’accertamento, cioè la restrizione del periodo entro cui l’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli sui periodi coperti dal concordato;
  • la possibilità per i nuovi soci o associati di aver conseguito un reddito fino a 35.000 euro nell’anno precedente per evitare che l’ampliamento della compagine sociale si trasformi in una esclusione o cessazione dal concordato;
  • lo stop alle maggiorazioni degli acconti determinati con il cd "metodo storico" e la possibilità di rateizzare le imposte senza il pagamento degli interessi.

In sintesi, il concordato preventivo biennale resta al centro dell’attenzione del Governo ma non ha ancora trovato un assetto definitivo. Lo stesso vale per l’altro patto di fiducia che la riforma fiscale ha potenziato, l’adempimento collaborativo.

Come richiesto dai commercialisti, si va verso una proroga al 31 dicembre della scadenza per la certificazione del sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale (Tax Control Framework) di cui le aziende che attivano il dialogo con l’Agenzia delle Entrate devono necessariamente dotarsi.

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Decreto omnibus, cambiano anche le regole e le sanzioni per la gestione degli scontrini elettronici

Ma anche oltre il perimetro delle misure chiave della riforma fiscale, si cercano nuovi equilibri con il Decreto Omnibus: dovrebbe trovare spazio nel testo un alleggerimento del meccanismo sanzionatorio su POS e cassa che, con il debutto del nuovo obbligo, è stato potenziato.

Sotto osservazioni le multe fino a 4.000 euro per chi non rispetta le regole sugli strumenti necessari per la gestione degli scontrini e dei pagamenti elettronici, ma anche le sanzioni accessorie che prevedono sospensione delle attività fino a 6 mesi e il costo di 100 euro degli errori formali commessi al momento dell’emissione degli scontrini.

Le strade per intervenire sono diverse: si possono dimezzare gli importi previsti dalla normativa o introdurre una soglia di tolleranza. L’ultima parola spetterà al prossimo Consiglio dei Ministri.

Accanto alla linea morbida delle sanzioni, però, si fa strada anche una stretta sugli standard da rispettare per la memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi: via libera agli strumenti alternativi al Registratore Telematico, a patto che abbiano le stesse caratteristiche tecniche e possano garantire un rapporto non mediato tra esercenti e Agenzia delle Entrate.

Sulla stessa lunghezza d’onda, con il Decreto Omnibus si punta anche a definire più nel dettaglio l’utilizzo dello scontrino tutto digitale: il documento commerciale può essere immateriale ma deve rispettare gli stessi standard di quello cartaceo e deve essere esplicitamente richiesto dal cliente.