Caos TFR, è solo l’inizio. Dalle “finte abrogazioni” ai Testi Unici: dal 2027 si naviga a vista

Dall'allarme rientrato sull'abrogazione della clausola di salvaguardia sul TFR la prova dell'impatto dei nuovi Testi Unici: dal 1° gennaio 2027 bisognerà fare i conti con il trasloco delle norme. L'obiettivo? Semplificare, ma la realtà è ben diversa

Caos TFR, è solo l'inizio. Dalle “finte abrogazioni” ai Testi Unici: dal 2027 si naviga a vista

Rientrato l’allarme sull’abrogazione della norma relativa alla clausola di salvaguardia in materia di tassazione del TFR, è utile soffermarsi sulle cause che hanno portato al tam tam di notizie e polemiche.

Alla base delle accese discussioni la nuova struttura delle norme in materia di tassazione dei redditi da lavoro: dal 1° gennaio 2027, con l’entrata in vigore del nuovo TUIR, si completa il “trasloco” delle disposizioni che in ordine sparso hanno interessato i redditi da lavoro dipendente, le pensioni e i redditi di lavoro autonomo e d’impresa.

Un lavoro di riordino che nasce dalla riforma fiscale e che ha seguito un iter per tappe.

Lo scoccare della mezzanotte del nuovo anno sarà l’ultimo step: molte delle precedenti disposizioni saranno abrogate, per essere accorpate nei nuovi Testi Unici.

L’obiettivo? La semplificazione e l’organicità della normativa tributaria, ma per contribuenti e professionisti bisognerà fare i conti con un nuovo assetto carico di criticità.

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Il caso TFR: una norma abrogata e traslocata nel nuovo TUIR dal 1° gennaio 2027

Il “caso TFR” ha avuto il merito di portare all’attenzione di tutti gli effetti della riforma fiscale per quel che riguarda il riordino delle disposizioni normative in materia.

Un aspetto tecnico ma dai risvolti estremamente popolari, che accende il faro sui possibili effetti legati all’entrata in vigore dei nuovi Testi Unici a partire dal 1° gennaio 2027.

Per giorni, articoli di stampa e commenti tecnici hanno paventato il rischio di una stangata sulla tassazione del TFR dal prossimo anno, causata dall’abrogazione della clausola di salvaguardia (ovvero il meccanismo introdotto con la Legge n. 296/2006 che garantisce l’applicazione delle aliquote e degli scaglioni IRPEF del 2006 se più favorevoli al lavoratore).

Alla base dell’allarme una svista interpretativa legata alla tecnica legislativa utilizzata nel decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117. Nelle disposizioni finali dell’atto (precisamente all’articolo 376), il decreto dispone infatti l’abrogazione della norma originaria del 2006.

Ma non si tratta di una cancellazione del beneficio: il legislatore ha semplicemente eliminato la vecchia legge “esterna” per assorbirla e riscriverla direttamente all’interno del nuovo Testo Unico.

Scorrendo il testo del nuovo TUIR approvato, la norma di favore è infatti viva e vegeta: all’articolo 21, comma 11, si legge espressamente che per la determinazione dell’IRPEF dovuta sul TFR e sulle indennità equipollenti continuano ad applicarsi, “se più favorevoli, le aliquote e gli scaglioni di reddito vigenti al 31 dicembre 2006”.

Non ci sarà nessun aumento di tasse e l’intera procedura di calcolo della tassazione del TFR seguirà l’iter previsto da ormai 20 anni circa.

L’effetto della svista è stato però dirompente: per giorni (e ancora ora) sui social si è scatenata una lunga onda di polemiche contro il Governo, tanto da aver portato la Premier Meloni a pubblicare un post ad hoc per chiarire la situazione e placare la discussione.

Il “caso TFR” dimostra però quanto sia facile cadere in errore e, soprattutto, la delicatezza dell’operazione di entrata in vigore dei nuovi Testi Unici per chi con le norme ci lavora, si confronta e si scontra quotidianamente.

Dalla fattura elettronica ai bonus su affitti e assunzioni: le altre norme cancellate e ripescate nei Testi Unici 2027

Il cortocircuito informativo vissuto sul TFR è solo la spia di un fenomeno ben più ampio.

La medesima tecnica legislativa del “taglia e incolla” normativo è stata adottata per decine di altre disposizioni di uso quotidiano

Partendo dal nuovo TUIR, il lavoro di riordino ha interessato a titolo di esempio la maxi-deduzione per le nuove assunzioni.

L’articolo 376, che racchiude la lista delle norme abrogate, cancella formalmente l’articolo 4 del decreto legislativo n. 216/2023, ma la misura della maggiorazione del costo del lavoro viene in contemporanea stabilizzata e integrata nell’articolo 104, commi da 10 a 18 del decreto legislativo n. 117/2026.

Stesso destino per la detrazione dell’affitto per i giovani, prima abrogata e poi riassorbita nell’articolo 16 del nuovo TUIR che disciplina l’intero set di agevolazioni fiscali per le locazioni.

Questa dinamica di stop and go caratterizza l’intero impianto dei Testi Unici approvati nell’ambito della riforma fiscale, in totale 8 maxi contenitori di norme che spaziano dalla tassazione dei redditi fino ad arrivare al sistema delle sanzioni tributarie.

È il caso, ad esempio, del nuovo Testo Unico IVA (decreto legislativo n. 10/2026). Nella lunga lista di abrogazioni contenute nell’articolo 170 viene cancellata dal 1° gennaio 2027 la norma storica che disciplina la fatturazione elettronica in Italia.

Le disposizioni contenute nell’articolo 1, commi 209-214 della Legge n. 244/2007 (che aveva introdotto la fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione) e nell’articolo 1 del D.Lgs. n. 127/2015 e i successivi interventi della Legge n. 205/2017 (che avevano esteso l’obbligo alle operazioni B2B e B2C tra privati), vengono integrate negli articoli da 75 a 77 del Testo Unico.

Per quel che riguarda invece le regole specifiche in materia di IVA, con lo smembramento dello storico articolo 17 del D.P.R. n. 633/1972, il meccanismo dell’inversione contabile nei subappalti, nei servizi di pulizia, demolizione e installazione impianti si è trasferito all’articolo 64, comma 6, mentre lo split payment trova una nuova collocazione autonoma all’articolo 65.

L’effetto collaterale di questo maquillage è evidente: norme e agevolazioni che imprese e consulenti erano abituati a rintracciare in leggi speciali o articoli storici hanno cambiato “indirizzo”, creando una caccia al tesoro normativa che promette di complicare non poco la gestione contabile e operativa dei prossimi mesi.

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Dalla teoria alla pratica: perché per aziende e professionisti sarà “navigazione a vista”

Se dal punto di vista sostanziale le tutele e i benefici rimangono inalterati, sul piano procedurale ed operativo la nascita dei nuovi Testi Unici sposta l’asse dei riferimenti quotidiani, soprattutto da parte di chi con le norme ci lavora giorno per giorno.

Il rischio principale per consulenti del lavoro, commercialisti, responsabili amministrativi e per tutta la platea di “addetti ai lavori” non è tanto la perdita delle agevolazioni, quanto la gestione tecnica di una rivoluzione formale nella struttura normativa.

I nodi critici con cui il settore dovrà fare i conti dal 2027 sono molteplici: sarà necessario l’aggiornamento dei gestionali, riscrivere atti e contratti, ma ancor di più familiarizzare con la nuova “casa” delle norme, e non è certo un aspetto banale e immediate.

Sin da subito è quindi fondamentale fare i conti con la nuova geografia delle norme tributarie, abbandonando gli automatismi che nel corso degli ultimi anni hanno permesso di gestire le proprie attività professionali.

L’impatto pratico della riforma imporrà dunque una fase transitoria complessa e ne sono consapevoli anche i tecnici del MEF e dell’Agenzia delle Entrate, tanto che il Viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha annunciato l’arrivo di un servizio di supporto.

Sarà messo a disposizione un software basato su delle tabelle di concordanza, che consentirà di inserire la vecchia disposizione normativa e conoscerne il nuovo indirizzo. Si attende quindi la data di lancio del nuovo servizio, indispensabile per evitare che il 2027 si trasformi nell’“anno nero” del Fisco.

La semplificazione che non c’è

Ad ultimo, è bene soffermarsi su un aspetto che si lega alle promesse e alle aspettative legate alla riforma fiscale.

L’idea iniziale di rimettere in piedi un sistema semplice ed equo non sembra esser stato raggiunto e il lavoro fatto dall’estate del 2023 fino ad oggi per combattere contro il ciclope della normativa tributaria non può certo dirsi compiuto.

Se sul fronte dei Testi Unici il primo risultato è stato scatenare un falso allarme nazionale su un aumento delle tasse sul TFR, la partenza non promette nulla di buono.

Per semplificare e, soprattutto, per rendere il Fisco accessibile e trasparente per tutti non basta rimescolare le carte e cambiare l’indirizzo delle norme.

Finché l’unica novità percepita sarà la fatica di doversi riorientare tra i commi, la promessa di un Fisco più semplice resterà soltanto un’illusione sulla carta.

E, forse, il problema è anche nella scarsa - se non del tutto assente - comunicazione istituzionale, senza risvolti politici e di propaganda, del lavoro svolto e di quanto c’è ancora da fare.