Split payment IVA 2018: cos’è e come funziona?

Split payment 2018: cos'è e come funziona alla luce delle ultime novità.

Split payment IVA 2018: cos'è e come funziona?

Come funziona lo split payment 2018?

Facciamo il punto su cos’è lo split payment IVA, lo strumento introdotto per contrastare l’evasione fiscale per il quale sono state recentemente introdotte importanti novità.

Per capire come funziona la modalità di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto è necessario prendere a riferimento le novità recentemente introdotte con i decreti legge numero 50/2017 e 148/2017.

Per quanto riguarda la platea dei soggetti obbligati, è bene ricordare che il Decreto Dignità ha abolito lo split payment per i professionisti, categoria già penalizzata dall’applicazione della ritenuta del 20% sui compensi.

Cos’è e a cosa serve? Lo split payment IVA è stato introdotto dalla Legge 190/2014 (Stabilità 2015) che ha previsto l’applicazione della “scissione dei pagamenti o pagamenti divisi”: in pratica il soggetto privato incassa l’importo della fattura al netto dell’IVA, che verrà versata dall’ente di P.A.

In questo modo lo Stato ottiene di fatto un anticipo dell’imposizione fiscale ai fini IVA, riducendo altresì il rischio di evasione. Recentemente, la manovrina varata dal Governo Gentiloni con il Decreto Legge 50/2017 ha esteso lo split payment IVA sulla fattura emessa dai professionisti soggetti a ritenuta d’acconto.

I lettori potrebbero essere interessati anche al nostro approfondimento dedicato a come fare fattura in questi casi e quale dicitura utilizzare.

Split payment IVA: soggetti obbligati a partire dal 1° gennaio 2018

I soggetti obbligati ad applicare lo split payment IVA sono previsti dall’articolo 17-ter del d.p.r. 633/1972 così come modificato dal DL 50/2017 e dal DL 148/2017:

  • enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona;
  • fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70 per cento;
  • società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 2), del codice civile, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dai Ministeri;
  • società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile, da amministrazioni pubbliche;
  • società partecipate, per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70 per cento, da amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 o da enti e società di cui alle lettere precedenti;
  • società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana identificate agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto; con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma 1 può essere individuato un indice alternativo di riferimento per il mercato azionario”.

Dal punto di vista oggettivo lo split payment IVA non si applica a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle P.A. nei seguenti casi:

  • operazioni assoggettate a regimi speciali che non comportano l’indicazione in fattura dell’IVA;
  • cessioni di beni e alle prestazioni di servizi per le quali i cessionari o committenti siano debitori d’imposta (reverse charge);
  • le spese non certificate da fattura.

Regime split payment IVA: come fare fattura? Dicitura e registrazione

Chi presta o chi cede beni o servizi soggetti a split payment IVA deve emettere la fattura con le modalità ordinarie e indicare il riferimento all’art.17-ter del DPR 633/1972, fare poi rivalsa dell’Iva che non viene incassata dal fornitore ma versata direttamente dall’ente pubblico.

In sede di registrazione della fattura, l’imposta sul valore aggiunto viene annotata nel registro Iva vendite, ma non calcolata nella liquidazione periodica. Lo storno dell’IVA può essere poi effettuato con una successiva e specifica scrittura che indichi allo stesso tempo la registrazione della fattura e l’ammontare dell’Iva da dare e da avere.

Sanzioni split payment IVA

La normativa sullo split payment prevede delle sanzioni in caso di omissioni o errori.

Per i fornitori di soggetti che erogano beni e/o servizi verso soggetti obbligati allo split payment sono previste sanzioni amministrative in caso di non corretta emissione della fattura elettronica (si pensi, a titolo di esempio, alla mancata dicitura “scissione dei pagamenti”).

Nel caso in cui la fattura fosse sprovvista della predetta indicazione è applicabile la sanzione amministrativa di cui all’articolo 9, comma 1, del Decreto Legislativo numero 471/1997: da 1.000 ad 8.000 euro di sanzioni amministrative.

L’omesso o ritardato pagamento dell’IVA relativa ad operazioni di split payment da parte dell’ente pubblico sarà invece sanzionato in base all’articolo 13 del Decreto Legislativo 471/1997, quindi con sanzione base al 30%.

Rimborso IVA per le imprese che applicano lo split payment IVA

Uno degli effetti dell’applicazione dello split payment IVA è la situazione di credito IVA in eccesso dei soggetti fornitori della Pubblica Amministrazione e/o delle società comunque obbligate.

Per i contribuenti che applicano la scissione dei pagamenti, e che quindi inevitabilmente risulteranno a credito IVA, è previsto che le operazioni rientranti nello split payment partecipino nel calcolo di quelle che possono ottenere il rimborso IVA prioritario, eventualmente con rimborso anche trimestrale.

Split payment abolito per i professionisti

Tra le novità del Decreto Legge 50/2017 la più criticata era stata sicuramente l’estensione della norma sulla scissione dei pagamenti anche ai professionisti, ovvero quei fornitori che subiscono ritenute alla fonte sui compensi.

La novità apportata dal Decreto Legge del 24 aprile era entrata in vigore per le fatture emesse dai professionisti a partire dallo scorso 1° luglio 2017, rappresentando una vera e propria limitazione della liquidità disponibile per una categoria già vessata dalla crisi.

Con il Decreto Dignità approvato dal Governo Lega e M5S il 2 luglio 2018 è stato ufficialmente abolito lo split payment per i liberi professionisti, proprio per via delle criticità sopra analizzate.

L’adempimento e il particolare meccanismo di fatturazione, che prevede il versamento dell’IVA direttamente all’Erario, sarà per il momento mantenuto per le restanti categorie di soggetti obbligati nonostante sia stata annunciata la sua abolizione.

Questo perché prima di abolire lo split payment per tutti sarà necessario valutare costi e coperture: il meccanismo introdotto ai fini di combattere l’evasione IVA, ha portato ad un notevole incremento delle entrate per lo Stato ed è inoltre stato messo nel Bilancio delle maggiori entrate previste per i prossimi anni.