Bonus fiscali, è l’ora dei tagli: dal 2027 più di 40 miliardi di risparmi per lo Stato

Bonus fiscali, un conto da quasi 130 miliardi nel 2026. La stagione dei tagli è già messa nero su bianco e dal 2027 al 2028 è previsto un risparmio per lo Stato di oltre 40 miliardi, a partire dalla riduzione dei bonus casa

Bonus fiscali, è l'ora dei tagli: dal 2027 più di 40 miliardi di risparmi per lo Stato

La stagione dell’oro dei bonus “a pioggia” e delle agevolazioni fiscali per tutti sta per esaurire la sua spinta.

Se da un lato si continua a discutere della necessità di nuovi tagli alle tax expenditures (le spese fiscali che pesano sul bilancio dello Stato) dall’altro è evidente che l’era del décalage dei benefici è già partita.

A certificarlo sono i numeri dell’ultimo Rapporto annuale sulle spese fiscali rilasciato dalla Commissione tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze: a legislazione vigente, la spesa è già entrata in una parabola discendente che alleggerirà il bilancio dello Stato di oltre 42 miliardi di euro nel corso del triennio tra il 2026 e il 2028.

Dai quasi 130 miliardi di spesa per finanziare i bonus fiscali previsti nel 2026, si passerà a 87,6 miliardi nel 2028. Una cura dimagrante che è effetto anche della riduzione dei bonus edilizi, ma non solo.

La “giungla” dei 573 bonus fiscali, quasi 130 miliardi di spese per lo Stato nel 2026

Il Rapporto annuale sulle spese fiscali fornisce una fotografia del variegato panorama di bonus e agevolazioni che pesano sulle casse dello Stato e si inserisce nella perenne discussione sulla necessità di rivedere il sistema delle tax expenditures.

A parlarne è stato, ad ultimo, il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, che nel corso del convegno del 25 giugno di inaugurazione della roadshow organizzata dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS dedicata a temi fiscali e previdenziali di interesse per le imprese, i lavoratori e le nuove generazioni, ha ribadito che il lavoro di “snellimento” è all’esame del MEF, anche se non è chiaro se si arriverà a novità concrete in tempo breve.

Intanto, quel che emerge nel documento messo a disposizione dalla Commissione, nominata dal MEF e presieduta dal Professor Mauro Marè, è un sistema iper-frammentato, che nel 2026 porterà al drenaggio di ben 129,7 miliardi di entrate.

Questo il costo dei 573 bonus fiscali attualmente in vigore, panorama composto in buona parte da misure dai costi - e dai benefici - microscopici.

Quasi un quarto delle misure (il 24,3 per cento) ha un costo inferiore a 10 milioni di euro all’anno. Un ulteriore 25 per cento dei bonus in elenco non è quantificabile finanziariamente per carenza di informazioni.

In questa categoria vi rientrano ad esempio le esenzioni da accise per alcol e bevande usati come campioni scientifici, le agevolazioni fiscali per l’Accademia dei Lincei o le esenzioni sull’imposta di bollo per la copia di certificati nei processi civili e penali.

In Italia esiste quindi una costellazione di micro-agevolazioni dallo scarso impatto pratico e dal sapore prettamente politico, nate per rispondere alle esigenze di specifici gruppi di interesse.

Solo 23 bonus drenano l’83 per cento del totale: in testa edilizia e sconti in busta paga

Il 4 per cento dei bonus esistenti, pari ad appena 23 misure, comporta invece i costi più elevati per lo Stato, arrivando a pesare per l’83 per cento dell’intera perdita di gettito.

In testa i bonus edilizi (superbonus, ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni), che rappresentano la voce di spesa più imponente con un totale di 53,24 miliardi di euro tra mancato gettito IRPEF e IRES.

A seguire le misure a sostegno dei lavoratori dipendenti, ossia l’ulteriore detrazione per chi ha un reddito compreso tra 20.000 e 40.000 euro che costa alle casse dello Stato 8,5 miliardi all’anno e il trattamento integrativo, che pesa per circa 4 miliardi all’anno.

Ci sono poi le misure a sostegno della famiglia e le tutele sociali, dall’esclusione dall’IRPEF dell’assegno unico (5,6 miliardi all’anno), all’esenzione delle pensioni di guerra (3,9 miliardi).

Guardando poi nel dettaglio ai bonus fiscali che agiscono in dichiarazione dei redditi, in testa c’è la detrazione del 19 per cento delle spese mediche. Il costo è pari a circa 5 miliardi all’anno, mentre a seguire lo sconto più pesante per lo Stato è la deduzione dei contributi previdenziali che costa 2,8 miliardi all’anno.

Non da meno, sui conti pubblici incidono le imposte sostitutive, a partire dalla cedolare secca sugli affitti.

Il taglio dei bonus fiscali è certificato: -42 miliardi entro il 2028

In un calderone di bonus di natura variegata e dal peso differenziato, quel che è certo è che l’azione legislativa per sfoltire la giungla delle spese fiscali è già partita.

Come certificato nel Rapporto della Commissione, lo scenario delineato per il biennio 2027-2028 mostra una progressiva e importante riduzione del conto per lo Stato.

La perdita di gettito complessiva subirà una rilevante contrazione, scendendo di ben 42,1 miliardi di euro rispetto al picco del 2026, con un taglio pari al 32,4 per cento.

L’impatto più pesante si registrerà nel settore edilizio.

Se nel 2026 i bonus casa pesano ancora sulle casse dello Stato per 37,9 miliardi di euro sulla sola quota IRPEF, nel 2027 la spesa scenderà a 27,4 miliardi, per poi crollare a 12,4 miliardi nel 2028.

Per i cittadini questo significa la fine delle agevolazioni potenziate, effetto del taglio alle aliquote di detrazione così come ai limiti di spesa già messo nero su bianco.

Bonus casa - Periodo di RiferimentoTipologia Immobile / SoggettoAliquota DetrazioneLimite di Spesa
Dal 26/06/2012 al 31/12/2024 Qualsiasi immobile (senza distinzioni) 50% 96.000 €
Dal 01/01/2025 al 31/12/2026 Abitazione principale (proprietari/diritti reali) 50% 96.000 €
Dal 01/01/2025 al 31/12/2026 Altri casi 36% 96.000 €
Dal 01/01/2027 al 31/12/2027 Abitazione principale (proprietari/diritti reali) 36% 96.000 €
Dal 01/01/2027 al 31/12/2027 Altri casi 30% 96.000 €
Dal 2028 al 2033 Qualsiasi immobile ammesso 30% 48.000 €
Dal 2034 in poi Qualsiasi immobile ammesso 36% 48.000 €

Contemporaneamente, dal bilancio delle spese per lo Stato usciranno definitivamente altre misure simbolo del recente passato: è il caso del bonus facciate, il cui costo si azzererà totalmente entro il 2028.

C’è poi la stretta ambientale. I cittadini dovranno fare i conti anche con i tagli legati al riordino ecologico imposto dal PNRR e dal capitolo REPowerEU, volti a eliminare i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD).

Dal punto di vista pratico, con il riallineamento delle accise è stato eliminato lo storico sconto fiscale sul gasolio rispetto alla benzina, portando a un progressivo livellamento dei prezzi alla pompa.

Per quanto riguarda invece la gestione dei rifiuti, l’IVA agevolata applicata alle prestazioni di smaltimento in discarica e all’incenerimento senza recupero di energia sale dal 10 per cento al 22 per cento ordinario, con potenziali riflessi sulle tariffe locali.

Maglie più strette anche sui fringe benefit per le flotte aziendali, con l’aumento della tassazione sui veicoli a più elevate emissioni fossili.

Bonus più selettivi, famiglia e lavoro al centro

Il taglio dei bonus non colpirà in modo indiscriminato.

Il piano di riordino già in campo prevede una salvaguardia dei redditi medio-bassi e per le famiglie.

Sul fronte del lavoro, il peso dei bonus in busta paga resterà invariato. Per le famiglie, l’assegno unico resta intoccabile e non si preannunciano interventi di modifica sul fronte del beneficio dell’esclusione dalla formazione del reddito imponibile.

Lo scenario che si presenta per il 2027 e il 2028 evidenzia quindi un progressivo “ritorno alla normalità” sul fronte delle spese fiscali.

Chiusa la stagione dei bonus a pioggia, e memori dell’esperienza controversa del superbonus, l’obiettivo è creare un sistema di agevolazioni più snello e sostenibile basato su tre pilastri cardine: programmazione, selettività e monitoraggio ex-ante.