Iper ammortamento 2026, è caos: bloccati 8,4 miliardi per le imprese

Anna Maria D’Andrea - Incentivi alle imprese

L'iper ammortamento parte nel caos e restano bloccati gli 8,4 miliardi stanziati dalla Legge di Bilancio per le imprese nel triennio 2026-2028. Il Ministro Urso critica la clausola made in UE per i beni agevolabili, inserita dal Governo di cui fa parte

Iper ammortamento 2026, è caos: bloccati 8,4 miliardi per le imprese

L’iper ammortamento resta in “revisione”.

Il comunicato stampa pubblicato dal MEF il 12 marzo 2026 anticipa che sarà eliminata la clausola made in EU per i beni agevolabili, ma per trasformare l’annuncio in norma l’attesa si allunga.

La riscrittura delle regole introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 passerà dal decreto fiscale in fase di messa a punto, lo stesso provvedimento che dovrà formalizzare la proroga della tassa sui pacchi, delle ritenute per le agenzie di viaggio così come delle regole di determinazione dell’imponibile IVA relativo alle permute.

Nel frattempo però restano di fatto bloccati gli 8,4 miliardi previsti a sostegno degli investimenti delle imprese, per un “cavillo” normativo criticato dallo stesso Ministro Urso, che sui ritardi per l’avvio dell’iper ammortamento chiama in causa il Ministero dell’Economia.

Iper ammortamento 2026, continua lo stallo sul decreto attuativo

Introdotto in sostituzione del Piano Transizione 5.0, l’iper ammortamento resta al momento un progetto su carta.

Il motivo è legato alla necessità di attendere la pubblicazione del decreto attuativo che, stando alle tempistiche previste dalla Legge di Bilancio 2026, doveva essere emanato entro il 31 gennaio.

La clausola made in EU, che ad oggi limita l’accesso al beneficio agli acquisti di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, blocca però l’ultimazione dei lavori. E non si tratta certo di un tema nuovo.

Già alla fine di gennaio il Direttore Generale del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, Giovanni Spalletta, aveva espresso dubbi annunciando l’ipotesi di una revisione della norma. Un aspetto confermato poi dal Viceministro del MEF, Maurizio Leo, ma sul quale l’attesa per una soluzione definitiva continua.

La questione dovrebbe trovare una soluzione con il decreto fiscale atteso in Consiglio dei Ministri, chiamato ad aggiustare il tiro su alcune delle disposizioni introdotte dalla Manovra.

Un correttivo sul quale però i tempi di approvazione non sono noti.

Non può ritenersi in tal senso un buon segnale il comunicato pubblicato dal MEF il 12 marzo 2026 che ne ha anticipato i contenuti e che, sul fronte dell’iper ammortamento, dovrebbe servire secondo le intenzioni a “rassicurare le imprese”.

La sensazione è che la messa a punto del decreto legge sia ancora in alto mare, aspetto che preoccupa anche alla luce delle regole di utilizzo dell’iper ammortamento.

Rimpallo di responsabilità sul ritardo dell’iper ammortamento: il Ministro Urso chiama in ballo il MEF

La nuova forma del bonus per i beni strumentali prevista per il triennio 2026-2028 abbandona il credito d’imposta, per tornare ad essere fruibile come deduzione che agisce in dichiarazione dei redditi. Appare quindi chiaro il rischio che il 2026 si trasformi in una sorta di “limbo”, per effetto del blocco degli investimenti dovuto alla situazione di incertezza normativa.

Un tema sul quale l’attenzione resta alta anche in Parlamento. Ne è la prova quanto avvenuto in Senato, nel corso del question time del 12 marzo 2026.

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è stato chiamato a fornire chiarimenti sugli strumenti a sostegno della crescita industriale, fornendo però pochi elementi certi.

Pur evidenziando che l’iper ammortamento avrà durata triennale, il Titolare del MIMIT ha posto l’attenzione sul “blocco” normativo, difendendo l’operato del proprio Ministero che già in fase di messa a punto della Legge di Bilancio 2026 aveva “proposto una norma direttamente applicabile che non necessitasse di decreti attuativi.” Un auspicio che “purtroppo”, evidenzia Urso, “è stato disatteso”.

“Per garantire un quadro di immediata certezza alle imprese, abbiamo predisposto in tempi record il decreto attuativo per la parte di nostra competenza, trasmettendolo al Ministero dell’economia il 5 gennaio, primo giorno utile dell’anno; oltre due mesi fa. In fase di gestazione del Piano avevamo inoltre suggerito di introdurre un criterio di preferenza per l’acquisto di beni strumentali fabbricati nell’Unione europea, così da tutelare le nostre imprese produttrici, senza tuttavia penalizzare la domanda di innovazione con il vincolo del made in Europe, che ora si intende giustamente rimuovere e su cui avevamo manifestato da subito le nostre riserve. I fatti ci hanno dato ragione e adesso anche l’associazione industriale chiede la rimozione del vincolo che prima aveva sollecitato.”

Dalle dichiarazioni del Ministro Urso emerge quindi un disaccordo all’interno dello stesso Governo nella fase di “costruzione” dell’iper ammortamento, così come un’evidente chiamata in causa del MEF sul ritardo del decreto attuativo, che per le parti di competenza del MIMIT sarebbe stato chiuso in tempi record, già nei primi giorni di gennaio.

Il decreto fiscale, che dovrebbe approdare sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri, è quindi il passaggio fondamentale per sbloccare le risorse stanziate a sostegno delle imprese.

Cosa dovrà definire il decreto attuativo

Quali sono quindi i punti che dovranno essere definiti per sbloccare l’iper ammortamento?

Il decreto attuativo, atteso dopo l’eliminazione della clausola made in EU, dovrà dettagliare la procedura di accesso al beneficio, così come le regole per l’invio delle comunicazioni che consentiranno di beneficiarne.

Ed è questa una delle novità che, rispetto alla forma dell’iper ammortamento in vigore in passato, necessita di essere chiarita.

L’iper ammortamento per gli anni dal 2026 al 2028 resterà ancorato alla presentazione della dichiarazione dei redditi, ma l’accesso all’agevolazione passerà dall’invio di specifiche comunicazioni relative agli investimenti agevolabili al GSE, il Gestore dei servizi energetici.

Un’eredità del bonus Transizione 5.0, che imporrà a imprese e professionisti di dover seguire un iter specifico.

Dopo l’emanazione del decreto attuativo sarà necessario attendere la pubblicazione dei modelli e delle istruzioni specifiche da parte del GSE.

I ritardi rischiano quindi di ripercuotersi a cascata su tutto il flusso di adempimenti da porre in essere.

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