Dal welfare alla carriere: i “requisiti” per accedere al nuovo esonero contributivo per la conciliazione

Rosy D’Elia - Fisco

Piani di welfare aziendale, monitoraggio delle carriere, flessibilità oraria rientrano tra i “requisiti” da rispettare per ottenere la certificazione sulla conciliazione vita-lavoro e il nuovo esonero contributivo fino all'1 per cento

Dal welfare alla carriere: i “requisiti” per accedere al nuovo esonero contributivo per la conciliazione

Le aziende di tutte le dimensioni che portano avanti politiche di conciliazione tra vita familiare e lavoro per tutelare la genitorialità e gli impegni di cura possono ottenere la nuova certificazione regolata dalla Prassi UNI/PdR 192:2026.

Ed è questo il primo passo per accedere anche al nuovo esonero contributivo previsto dall’articolo 6 del Decreto Lavoro (DL n. 62 del 2026).

Si mettono in campo 31 milioni di euro in tre anni: le imprese virtuose potranno risparmiare sui contributi da versare fino a un massimo di 50.000 euro.

Dal welfare alla carriere: i “requisiti” per accedere al nuovo esonero contributivo sulla conciliazione

Il tentativo è quello di replicare l’esperienza della certificazione della parità di genere che conta già 12.500 aziende certificate, un numero ben più alto del target di 3.000 fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nonostante sia necessaria una rivoluzione culturale sul fronte del lavoro femminile e dalla gestione dei carichi di cura, oggetto della nuova certificazione sulla conciliazione, l’obiettivo del PNRR è più che raggiunto e le novità del Decreto Lavoro puntano a fare tesoro del sucesso ottenuto.

Con un bacino di risorse disponibili ben più ristretto, siamo lontani dai 50 milioni annui previsti per la parità, si mette in campo un nuovo sgravio contributivo per spingere le imprese a uniformarsi alla neonata prassi UNI/PdR 192:2026 dedicata al “Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – Requisiti e raccomandazioni per il benessere delle famiglie”.

Conciliazione vita familiare-lavoro
Capacità di armonizzare la sfera lavorativa con quella privata-familiare, attraverso politiche, strumenti e pratiche finalizzate a garantire un equilibrio sostenibile tra responsabilità professionali e personali

Si riducono fino a un massimo dell’1 per cento e nel limite annuo di 50.000 euro i contributi previdenziali che restano a carico del datore di lavoro.

L’agevolazione sarà diluita su base mensile secondo le regole che dovranno essere dettagliate con un decreto attuativo da adottare entro 30 giorni dalla conversione in legge del testo.

All’esonero contributivo, che rientra nel paniere degli aiuti di Stato, si affianca anche la possibilità di beneficiare di attività di promozione dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE).

Esonero contributivo sulla conciliazione vita-lavoro dopo aver ottenuto la certificazione

La certificazione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che rappresenta il requisito fondamentale richiesto alle aziende per accedere allo sgravio contributivo, presuppone la presenza di una serie di condizioni garantite per agevolare la cura all’interno delle famiglie.

Le politiche aziendali vengono analizzate in base a sette aree con verifiche annuali:

  • organizzazione del lavoro e flessibilità oraria/spaziale;
  • supporto alla maternità;
  • supporto alla genitorialità;
  • supporto agli impegni di cura;
  • salute e benessere;
  • sostegno economico e servizi per le famiglie;
  • sviluppo professionale e continuità di carriera.

Bonus bebé, disponibilità di un supporto psicologico, piani di assistenza sanitaria sono alcuni degli indicatori presi in esame.

Ma la lente di ingrandimento si posa anche su alcuni fattori chiave nella gestione della cura all’interno delle famiglie tradizionali, come il tasso di adesione ai congedi di paternità che ancora resta basso, fermo a oltre il 64 per cento, o la presenza di un monitoraggio delle retribuzioni post-congedo utile per tenere sotto controllo la penalizzazione che tocca le lavoratrici madri.

Tutte le declinazioni del welfare familiare contano: le micro e piccole organizzazioni devono ottenere un punteggio minimo del 50 per cento e in aggiunta devono rispondere ad almeno un indicatore quantitativo, mentre quelle più grandi devono arrivare al 60 per cento e soddisfare almeno due standard quantitativi.

In estrema sintesi, solo rispettando questi requisiti si aprono anche le porte dell’esonero contributivo previsto dal Decreto Lavoro.