Controlli fiscali mirati: così nel 2026 cambia la strategia grazie all’Intelligenza Artificiale

Controlli fiscali, il MEF ribatte alle criticità evidenziate dalla Corte dei Conti ed evidenzia le novità in campo per il 2026: gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate si fanno più chirurgici, ed è anche l'effetto dell'IA e dell'incrocio dei dati

Controlli fiscali mirati: così nel 2026 cambia la strategia grazie all'Intelligenza Artificiale

Controlli fiscali più selettivi e mirati, e il 2026 segnerà un nuovo cambio di passo grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale.

A dettare il quadro è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che con l’occasione di un’interrogazione in merito posta in Commissione Finanze della Camera controbatte alle osservazioni critiche contenute nel Rendiconto 2025 della Corte dei Conti.

La strategia dei controlli dell’Agenzia delle Entrate sposta l’asse dall’accertamento tardivo ed estensivo a un modello integrato e selettivo, guidato da una più attenta analisi dei dati.

Controlli fiscali, per la compliance è boom e il flop degli avvisi bonari è un “falso mito”

Sul fronte del contrasto all’infedeltà fiscale, la digitalizzazione di massa guidata dalla fatturazione elettronica e dall’interoperabilità delle banche dati sta portando a risultati importanti.

Stando ai dati comunicati dalla Sottosegretaria al MEF Lucia Albano, nel corso delle interrogazioni del 1° luglio 2026, nel 2025 l’azione integrata dell’Agenzia delle Entrate ha permesso il recupero di 36,2 miliardi di euro.

Sul fronte dei controlli fiscali, il versamento spontaneo è uno dei pilastri dell’attuale approccio, incentivato da alert preventivi e lettere di compliance.

Il secondo è rappresentato dalla crescita dei versamenti diretti, seguito dal presidio preventivo delle frodi, con il blocco tempestivo delle anomalie prima dell’erogazione di rimborso o crediti d’imposta.

Il MEF risponde poi alla Corte dei Conti in relazione al flop degli avvisi bonari.

Gli onorevoli firmatari dell’interrogazione (Atto 5-05548, On. Alifano) hanno sollevato la criticità relativa agli scarsi incassi: appena il 14 per cento delle somme richieste tramite avvisi bonari verrebbe effettivamente corrisposto dai contribuenti, interpretando il dato come una tendenza a differire i pagamenti in attesa di future sanatorie.

L’Amministrazione finanziaria definisce l’interpretazione della Corte dei Conti una “fotografia parziale di un processo dinamico”.

Il tasso di riscossione reale è profondamente diverso se analizzato nella sua evoluzione temporale, che oltre ai versamenti diretti derivanti dagli avvisi bonari può contare sui piani rateali concessi dall’Agenzia delle Entrate e sulle somme riscosse dalla Riscossione, in gran parte dilazionate in piani di cartelle esattoriali correnti.

Controlli fiscali: +18 per cento di ispezioni nel 2025. Come funziona la selezione del rischio

Sul fronte dei controlli fiscali sul campo, il MEF evidenzia che nel 2025 si è registrata un’importante inversione di tendenza sul numero di verifiche.

Gli accertamenti ordinari hanno superato quota 223.000, segnando un incremento netto di circa 34.000 atti rispetto all’anno precedente (+18 per cento). Di questi, oltre l’11 per cento ha riguardato specificamente i titolari di partita IVA.

Il Ministero ha chiarito che l’efficacia del sistema non può essere calcolata dividendo matematicamente il numero dei controlli per la platea totale dei contribuenti: questo indicatore sarebbe corretto solo ipotizzando che l’intera popolazione fiscale presenti profili di illegalità.

Al contrario, la nuova linea d’azione punta alla massimizzazione la possibilità di controllo solo per i soggetti ad alto rischio, azzerando l’impatto sui contribuenti onesti per evitare un inutile dispendio di risorse pubbliche.

Dal 2026 algoritmi e Intelligenza Artificiale per controlli mirati

Il piano strategico per i prossimi anni prevede un ulteriore salto tecnologico volto a ridurre l’invasività delle verifiche aumentando, al contempo, la capacità di riscossione effettiva.

Le direttrici introdotte a partire dal 2026 includono l’uso di modelli predittivi, con lo sviluppo di algoritmi avanzati per l’analisi del rischio di evasione e delle frodi carosello prima che si verifichino.

Si punta poi al potenziamento del data analysis, con l’incrocio massivo delle banche dati (conti correnti, fatture, proprietà, registri doganali) protetto da stringenti criteri di selettività.

Forte sinergia inoltre tra la fase di controllo e quella di riscossione, per massimizzare la conversione degli accertamenti in euro incassati dallo Stato.

La limitata incidenza percentuale dei controlli sul totale della popolazione non è quindi a detta del MEF un sintomo di debolezza, bensì il risultato di una scelta di campo: un Fisco “chirurgico” che interviene in caso di reale rischio fiscale, tutelando al contrario i cittadini adempienti.