Agenzia delle Entrate sulla croce, dalla mancata proroga al blocco dei servizi online

Salvatore Cuomo - Dichiarazioni e adempimenti

A seguito di una serie di avvenimenti nel periodo clou delle attività degli studi, tra cui la mancata proroga dei versamenti e i problemi nei servizi online, molti hanno visto nell'Agenzia delle Entrate la principale causa dei mali del fisco italiano. Ma è veramente così?

Agenzia delle Entrate sulla croce, dalla mancata proroga al blocco dei servizi online

In questo periodo particolarmente pregno di scadenze societarie e tributarie, una serie di problemi hanno visto individuare l’Agenzia delle Entrate quale principale artefice delle stesse nell’immaginario collettivo delle professioni tributarie.

Nelle ultime settimane si sono susseguite diverse situazioni spiacevoli per contribuenti e loro intermediari:

  • la disattesa proroga dei versamenti;
  • i disservizi delle pagine online;
  • le notifiche di avvisi ex 36 bis per IRAP 2019;
  • le comunicazioni relative alle incongruenze ISA;
  • le lettere di compliance relative a modelli redditi presentati nel recente passato;
  • la circolare monstre 24/E;
  • la comunicazione preventiva per i debiti IVA 2022 superiori ai 5.000 euro.

Analizzando ad uno ad uno i punti sopra riassunti, vediamo però che in nessuna di queste è ravvisabile una discrezionalità dell’Agenzia delle Entrate a danno del contribuente.

Agenzia delle Entrate sulla croce, dalla mancata proroga al blocco dei servizi online

La proroga dei versamenti ad esempio era stata sollecitata da più parti, e l’editoria di settore dava informazione di un decreto pronto sul tavolo del Ministro Franco in attesa della sua firma.

Molto probabilmente per esigenze di cassa più che per l’esigenza di dare un segnale di ritorno ad una normalità apparente, non è stato dato seguito alla sua emanazione da parete del Ministero dell’Economia.

I disservizi dei servizi online dell’Agenzia delle Entrate, come quanto avvenuto lo scorso inverno, sono da imputare alla SOGEI, il braccio informatico del MEF che ne detiene il totale controllo quale socio unico, e che ha preferito mantenere diciamo un “basso profilo” riguardo l’accaduto.

Questo ha di fatto obbligato l’Agenzia delle Entrate a “metterci la faccia” con il comunicato di scuse pubblicato lo scorso venerdì, quasi a volersi accollare l’onere della vicenda della quale è stata anche essa “vittima”.

Avvisi bonari IRAP, lettere di compliance e comunicazioni IVA: un periodo ricco di segnalazioni

Gli avvisi ex 36 bis relative agli addebiti IRAP 2019 scaturiscono invece essenzialmente da errori di compilazione del modello o dai mancati versamenti degli acconti, non oggetto della abrogazione dell’obbligo di versamento di cui all’articolo 24 del Dl 34/2020.

Le lettere di compliance non hanno in se una scadenza ma hanno lo scopo di dare la possibilità al contribuente di chiarire per tempo od eventualmente adeguarsi alle risultanze degli archivi dell’Agenzia prima della emanazione di un atto di accertamento, con dei termini definiti per legge e ormai prossimi alla scadenza.

La circolare 24, è la prima parte di una raccolta di documenti di prassi relativi ad i vantaggi fiscali fruibili nella dichiarazione dei redditi riguarda una serie di oneri dei quali anche lo stesso Legislatore ha perso ormai il controllo.

Eclatante è stata poi la vicenda delle comunicazioni ricevute da contribuenti IVA che non avevano versato importi superiori ai 5.000, un documento i cui tempi e modi erano analiticamente individuati nella norma di legge istitutiva.

L’Agenzia delle Entrate applica le norme di legge. Serve una semplificazione

L’Agenzia come noi è tenuta a rispettare e applicare le norme di legge.

Alla gestione Ruffini mi sento semmai di addebitare la volontà di modernizzare i servizi spingendo verso la disintermediazione del rapporto fisco contribuente, fatto in se non negativo.

Si vuole tuttavia perseverare nel perseguire tale obiettivo pur in assenza di un contemporaneo snellimento delle norme tributarie da parte del Legislatore, e peraltro con una pianta organica che si legge ora essere scoperta di circa il 30 per cento di unità.

Il CIVIS ed i servizi di assistenza online ed allo sportello che funzionano a macchia di leopardo sono figli di questa condizione.

Il modello precompilato la cui effettiva fruizione dopo anni dal suo debutto non raggiunge il 20 per cento dei potenziali fruitori, ha di fatto portato a posticipare all’estate avanzata una serie di adempimenti dichiarativi e di versamento che in tempi passati, pur in assenza di una informatizzazione spinta dei servizi, terminava a primavera od al più agli albori dell’estate.

Oggi siamo al 30 Settembre per il modello 730 e al 30 novembre per i modelli Redditi.

E questo perché il lavoro degli studi è nei primi mesi dell’anno assorbito dalla messa a punto ed invio dei dati necessari alla sua predisposizione, mesi a cui vanno sommati i tempi tecnici di elaborazione degli stessi da parte della Agenzia.

Per l’avvio della dichiarazione IVA precompilata è stata appesantita la fatturazione elettronica, con una ulteriore serie di codici natura e tipo documento in aggiunta a quelli inizialmente individuati.

Sono elementi che testimoniano come l’introduzione di innovazione tecnologica in ambito tributario non può prescindere da uno snellimento delle relative norme e da una disponibilità di risorse economiche per il personale che andrebbe principalmente indirizzata verso l’assunzione delle figure mancanti.

Sono comunque compiti questi che attengono al Legislatore che spero si dimostri su questi temi finalmente meno distratto che in passato.

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