Superbonus: crediti e detrazioni in 10 anni?

Tommaso Gavi - Irpef

Sarà possibile allungare la fruizione del superbonus con crediti e detrazioni in dieci anni? L'ipotesi si fa spazio nell'iter di conversione del decreto 39/2024, con il ministro Giorgetti che si è dichiarato favorevole. Proposte di modifica al decreto arrivano anche dal CNDCEC

Superbonus: crediti e detrazioni in 10 anni?

Per contenere gli effetti del superbonus sui conti pubblici potrebbe essere prevista una nuova misura per spalmare in dieci anni i crediti e le detrazioni dell’agevolazione introdotta dall’agevolazione edilizia introdotta dal decreto Rilancio.

L’ipotesi, su cui il ministro Giorgetti si è espresso in modo favorevole, potrebbe prendere forma nel corso dell’iter parlamentare della legge di conversione del decreto 39/2024, l’ultimo approvato dal governo.

Sul nuovo testo la discussione è aperta e diverse richieste sono arrivate anche dalle associazioni di categoria.

I commercialisti chiedono di tutelare i cantieri già aperti e di reintrodurre la remissione in bonis per la scadenza passata della comunicazione all’Agenzia delle Entrate relativa alla cessione del credito e allo sconto in fattura.

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Superbonus: crediti e detrazioni in 10 anni?

Il superbonus avrà un forte impatto sui conti pubblici, specialmente per i prossimi anni.

I dati forniti in Commissione finanze della Camera, relativi al periodo compreso tra il 15 ottobre 2020 e il 4 aprile 2024 hanno registrato cessioni per 219 miliardi di euro, 160,3 dei quali relativi alla maxi detrazione introdotta dal decreto Rilancio.

Le compensazioni hanno raggiunto i 41,8 miliardi di euro e lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che gli effetti maggiori sull’incremento del debito pubblico arriveranno fino al 2026.

Come sottolineato dallo stesso ministro:

“L’andamento del debito è quello pesantemente condizionato dai riflessi per cassa del pagamento dei crediti fiscali del superbonus nei prossimi anni.”

Proprio per “alleggerire” l’effetto sui prossimi anni si fa largo l’ipotesi di permettere di spalmare i crediti e le detrazioni in dieci anni.

Sulla misura il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, si è espresso favorevolmente.

A margine dell’appuntamento dell’Ecofin, nel quale è stata ufficializzata l’approvazione della direttiva case green (con parere contrario di Italia e Ungheria), a Giorgetti è stato chiesto un parere sulla possibilità di “spalmare” la detrazione in dieci anni ed ha dichiarato quanto segue:

“se dipendesse da me sì, però decide il Parlamento, come è noto.”

L’ipotesi è stata già prospettata in passato per venire incontro ai contribuenti con limitata capienza fiscale e impossibilità di recuperare interamente gli importi relativi agli interventi del superbonus.

La prospettiva, però, avrebbe un effetto positivo anche per le casse dello Stato in quanto “spalmerebbe” le compensazioni con F24 e gli sconti di imposta che si traducono in debito pubblico.

Attualmente la fruizione del superbonus è prevista in cinque o quattro anni.

I contorni della proposta non sono ancora definiti, potrebbe essere introdotto un obbligo o una possibilità per i contribuenti, per le imprese e per gli istituti di credito. Si dovrà attendere lo sviluppo dell’iter della legge di conversione del decreto 39/2024, che ha iniziato il suo percorso al Senato.

Con buone probabilità ci sarà quindi un nuovo intervento anche perché dal ministero dell’Economia viene frequentemente mostrata insoddisfazione nei confronti degli effetti della misura di efficientamento energetico e dell’impatto sui conti pubblici.

A margine dell’appuntamento dell’Ecofin, con riferimento al superbonus, il ministro Giorgetti ha infatti dichiarato:

“Noi abbiamo esperienze in Italia in cui pochi fortunelli hanno rifatto le case grazie ai soldi che ci ha messo lo Stato, cioè tutti gli altri italiani. E diciamo che è un’esperienza che potrebbe insegnare qualcosa.”

Superbonus: le proposte dei commercialisti

All’ipotesi di allungare la fruizione del superbonus si aggiungono le richieste avanzate dalle associazioni di categoria.

Nel corso di una delle audizioni che si sono svolte ieri presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, in merito alla conversione in legge del decreto-legge relativo alle agevolazioni fiscali in edilizia, il Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili ha avanzato alcune proposte.

Nell’occasione è stato sottolineato quanto segue:

“Pur comprendendo le esigenze di finanza pubblica sottese al blocco delle opzioni per la cessione del credito e lo sconto in fattura, riteniamo necessario salvaguardare i contribuenti che hanno interventi in corso nonché ripristinare la remissione in bonis per chi ha commesso errori nelle comunicazioni inviate entro lo scorso 4 aprile.”

La delegazione dei commercialisti, composta dal Consigliere nazionale e tesoriere, Salvatore Regalbuto, e dal coordinatore dell’area fiscale della Fondazione nazionale della categoria, Pasquale Saggese, ha ribadito le posizioni precedentemente espresse dall’associazione di categoria.

Lo stesso presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio, aveva già scritto gli scorsi giorni al ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, e del viceministro, Maurizio Leo.

Tra le proposte c’è quella di permettere di continuare a utilizzare la cessione del credito e lo sconto in fattura a chi ha già sottoscritto contratti o iniziato i lavori. Tale possibilità sarebbe subordinata al rilascio di attestazioni che certifichino la sussistenza dei presupposti alla data di entrata in vigore del decreto.

Viene inoltre ribadita la possibilità di ripristinare la remissione in bonis, per regolarizzare errori o omesse comunicazioni all’Agenzia delle Entrate entro la scadenza passata del 4 aprile scorso.

Il consigliere Regalbuto ha messo in evidenza quanto segue:

“Se l’ampliamento del perimetro della remissione in bonis dovrà essere oggetto di valutazioni tecniche anche in termini di coperture, sicuramente l’accesso all’istituto deve essere garantito a coloro che, avendo presentato tempestivamente la comunicazione entro il 4 aprile scorso, si trovino nella necessità di dover correggere errori commessi in buona fede.”

Viene inoltre anticipata la proposta di permettere la rateizzazione in dieci anni dei crediti e si richiedono norme di interpretazione autentica per limitare al massimo i contenziosi futuri.

Il CNDCEC, infine, mette in guardia su criticità connesse:

“alla preventiva comunicazione dell’utilizzo dei crediti d’imposta investimenti che, in assenza dei provvedimenti attuativi, attualmente inibisce le compensazioni, e quelle relative all’entrata in vigore delle nuove norme in materia di contraddittorio preventivo.”

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