Stipendio di febbraio più basso? Non è solo una questione di calendario

Febbraio è il mese più corto dell'anno e lo stipendio ne risente. A rendere la busta paga più bassa è però anche il conguaglio fiscale. Doppio effetto sulle retribuzioni in pagamento

Stipendio di febbraio più basso? Non è solo una questione di calendario

Lo stipendio di febbraio è solitamente, per molti lavoratori, quello più basso dell’anno.

Il motivo è legato in primo luogo al calendario: meno giorni di lavoro corrispondono a meno ore lavorate, e quindi a una retribuzione lorda più bassa per i dipendenti con paga oraria. In parallelo, si riducono gli sconti d’imposta e quindi lo stipendio complessivo “risente” di più effetti incrociati.

Non solo: nella busta paga di febbraio si chiudono in molti casi le operazioni di conguaglio fiscale. I datori di lavoro sono chiamati a recuperare le somme erogate ma non spettanti nel corso dell’anno precedente.

Di seguito una panoramica dei diversi elementi, fiscali e non solo, che alleggeriscono le retribuzioni in pagamento.

Stipendio di febbraio: meno giorni in calendario, meno ore lavorate e pagate

Il valore dello stipendio non è uguale per tutti i mesi. Sono diversi gli elementi che incidono sul totale riconosciuto dal proprio datore di lavoro, ed è per questo che è fondamentale saper leggere bene la propria busta paga per capire quali sono gli elementi che contribuiscono a formare il valore complessivo della retribuzione mensile.

Febbraio però è un mese che presenta alcune particolarità, che interessano buona parte dei lavoratori dipendenti.

A incidere sullo stipendio del mese è in primo luogo il minor numero di giorni in calendario.

Per i lavoratori con paga oraria, la riduzione è matematica: meno ore lavorate corrispondono inevitabilmente a una retribuzione più bassa.

Il calcolo dello stipendio sulla base delle ore di lavoro è tipico di molti CCNL, quali ad esempio quello applicato ai metalmeccanici.

Per capire come cambia la retribuzione è utile fare un esempio, confrontando il calcolo del lordo rispetto alla mensilità di gennaio.

Ipotizzando il caso di un operaio con paga base di 12 euro lordi all’ora:

  • a gennaio (31 giorni), ipotizzando 23 giornate effettive da 8 ore, il totale delle ore lavorate sarà pari a 184, pari a un lordo di 2.208 euro;
  • a febbraio (28 giorni), ipotizzando un totale di 20 giorni lavorativi da 8 ore, si avrà un totoale di 160 ore retribuite, pari a un lordo di 1.920 euro.

La differenza della retribuzione lorda in busta paga è lampante: a febbraio il totale si riduce di 288 euro.

Diverso il discorso per i lavoratori con paga mensilizzata, per i quali il valore dello stipendio non cambia e rimane invariato a prescindere dai giorni effettivamente lavorati nel corso del mese.

In tal caso però, così come per chi è pagato a ore, incide sul totale dello stipendio il valore delle detrazioni applicate. Queste infatti spettano esclusivamente per i giorni di durata del rapporto di lavoro.

Meno giorni lavorati a febbraio corrispondono a minori detrazioni, con un effetto sul totale delle imposte applicate in busta paga.

Non da meno, a incidere sullo stipendio di febbraio è anche il ritorno delle addizionali IRPEF regionali e comunali, solitamente sospese sulle buste paga di gennaio. Queste voci contribuiscono ad “assorbire” parte dello stipendio lordo, con un effetto riduzione delle somme effettivamente incassate.

Incide sullo stipendio di febbraio il conguaglio IRPEF: chi rischia un taglio alle somme in busta paga

Non è però solo il calendario l’elemento che incide sullo stipendio di febbraio. Entro la fine del mese i datori di lavoro sono chiamati a concludere le operazioni di conguaglio fiscale, con un effetto diretto sulle retribuzioni dei dipendenti.

Sulla base delle somme effettivamente erogate nel 2025 ed entro il 12 gennaio 2026, secondo il principio di cassa allargato, sugli stipendi sarà calcolata l’IRPEF effettivamente dovuta.

L’effetto sarà variabile: se nelle buste paga dei singoli mesi sono state applicate ritenute IRPEF più basse, allora lo stipendio subirà un taglio necessario per recuperare la differenza dovuta.

Al contrario, in caso di ritenute applicate in misura più elevata (o bonus non riconosciuti) la busta paga risentirà positivamente degli effetti del conguaglio.

L’operazione prende il via da dicembre per concludersi entro il mese di febbraio 2026, secondo quanto previsto dall’articolo 23 del D.P.R. n. 600/1973, che impone ai sostituti d’imposta che applicano la ritenuta d’acconto IRPEF sulle somme corrisposte ai percipienti di effettuare il conguaglio di fine anno tra ritenute operate e imposta dovuta, sulla base dell’importo degli emolumenti erogati nel corso dell’anno, tenuto conto di detrazioni e bonus spettanti a norma dell’articolo 12, 13 e 15 del TUIR.

Le operazioni effettuate dal datore di lavoro potranno comportare due conseguenze in busta paga e quindi sugli stipendi:

  • se le imposte trattenute sulle retribuzioni erogate nel corso del 2025 sono superiore a quelle effettivamente dovute, o qualora dovesse emergere la spettanza di bonus o detrazioni non erogate nel corso dell’anno, si determina un conguaglio a credito in favore del dipendente, erogato in busta paga;
  • se invece le ritenute applicate dovessero risultare inferiori rispetto all’imposta emersa, si determina un conguaglio a debito. Sarà quindi necessario corrispondere l’IRPEF e le addizionali aggiuntive.

Per quel che riguarda il conguaglio IRPEF a debito, in caso di incapienza delle retribuzioni, ossia stipendio inferiore alle somme dovute, il lavoratore subirà l’addebito nelle buste paga dei mesi successivi, e sugli importi differiti si applicherà l’interesse dello 0,50 per cento mensile.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro o incapienza delle retribuzioni, l’importo non trattenuto al termine del periodo d’imposta dovrà essere versato entro il 15 gennaio dell’anno successivo.

A febbraio si chiudono i conti su recupero di bonus e detrazioni

Uno degli elementi che influenza i conguagli sugli stipendi di febbraio, con impatto anche nei mesi successivi, riguarda il ricalcolo di bonus e detrazioni.

Per chi ha ricevuto mensilmente il bonus IRPEF di 100 euro, il conguaglio di fine anno consente di determinare l’effettivo ammontare spettante alla luce dei redditi effettivamente corrisposti nel corso dell’anno.

Chi ha percepito più di quanto effettivamente spettante, dovrà restituire le somme eccedenti.

Reddito lordo imponibile IRPEF lavoratrice/lavoratore Trattamento integrativo
Da 0 a 15.000 euro 1.200 euro in ogni caso
Da 15.000 a 28.000 euro Importo pari alla differenza tra detrazioni fiscali ed IRPEF lorda fino ad un massimo di 1.200 euro
Superiore a 28.000 euro Non viene riconosciuto il trattamento integrativo

In sostanza, se in sede di conguaglio il datore di lavoro accerta che il dipendente ha superato il limite di reddito per il riconoscimento del bonus di 100 euro, l’importo sarà soggetto a recupero, in un massimo di 8 rate se l’importo complessivo supera i 60 euro.

Al contrario, chi ha ricevuto meno avrà diritto a recuperare l’importo, in busta paga o in dichiarazione dei redditi.

Sullo stipendio incide anche il recupero del bonus cuneo fiscale: determinante la soglia di 32.000 euro

Le stesse regole si applicano per il bonus cuneo fiscale, introdotto dallo scorso anno.

I lavoratori dipendenti titolari di reddito complessivo non superiore a 20.000 euro, hanno diritto a una somma erogata mensilmente in busta paga, calcolata in percentuale secondo tre diversi scaglioni:

  • 7,1 per cento per i redditi non superiori a 8.500 euro;
  • 5,3 per cento per i redditi superiori a 8.500 euro e fino a 15.000 euro;
  • 4,8 per cento per i redditi superiori a 15.000 euro e fino a 20.000 euro.

Superato il limite di 20.000 euro e fino alla soglia di 40.000 euro, il bonus si trasforma in un’ulteriore detrazione, pari a 1.000 euro per i redditi fino a 32.000 euro e che decresce progressivamente, fino ad azzerarsi, per i redditi superiori e fino al limite di 40.000 euro.

Il bonus e l’ulteriore detrazione, in sede di conguaglio, si compensano.

Chi quindi supera il limite per l’accesso al beneficio nella forma di contributo aggiuntivo in busta paga, potrà contare sull’erogazione della detrazione aggiuntiva. Attenzione però: superata la soglia di 32.000 euro di reddito, bisognerà fare i conti con la progressiva riduzione dello sconto fiscale riconosciuto.

Questo è quindi il limite che determinerà la necessità di restituire il bonus erogato, in tutto o in parte. Anche in questo caso, se l’importo da restituire supera i 60 euro le somme saranno addebitate a rate in busta paga, in 10 rate di pari importo.

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