Regime forfettario sotto accusa: perché l’Europa vuole cancellare la flat tax

Dalle nuove raccomandazioni dell'Europa arriva un monito importante per l'Italia: il regime forfettario indebolisce il sistema fiscale rischiando di essere controproducente. La flat tax è inoltre un freno alla crescita

Regime forfettario sotto accusa: perché l'Europa vuole cancellare la flat tax

Regime forfettario nel mirino dell’Unione Europea.

Il Country Report 2026 sull’Italia, pubblicato il 3 giugno dalla Commissione europea, muove una critica a una componente importante del sistema fiscale italiano.

Secondo le osservazioni dell’Europa, il regime forfettario, la cosiddetta “flat tax” per le partite IVA con ricavi fino a 85.000 euro annui, sta producendo effetti distorsivi.

Ricordiamo che il regime forfettario è un particolare regime fiscale agevolato riservato alle partite IVA, che prevede un’imposta sostitutiva dell’IRPEF pari al 15 per cento. Per le nuove attività l’imposta scende al 5 per cento per i primi cinque anni.

Il regime forfettario prevede anche l’esonero da una serie di adempimenti cui normalmente sono sottoposti i contribuenti nel regime ordinario.

Per accedervi, così come per continuare ad applicare il regime agevolato, c’è un limite da considerare: i compensi non devono superare la soglia di 85.000 euro annui. Un vincolo che rappresenta un ostacolo anche per la produttività.

Regime forfettario: per l’UE è un freno alla crescita

Non è certo la prima volta che il regime forfettario entra nel mirino degli osservatori comunitari e internazionali, e dopo le critiche evidenziate dal Fondo Monetario Internazionale anche la Commissione Europea punta il dito contro il sistema della flat tax.

Le criticità sollevate da Bruxelles nascono dal ritenere il regime forfettario un “investimento in perdita”, ritenendo che “l’ampio utilizzo di regimi speciali e l’elevato numero di agevolazioni fiscali, [...] contribuiscono a rendere il sistema fiscale altamente complesso e ne erodono la base imponibile”.

Il regime forfettario è parte di questi regimi speciali e chi vi aderisce gode di una tassazione agevolata fino a 85.000 euro di compensi, ma il superamento della soglia colloca i contribuenti nel regime ordinario, soggetto a una tassazione più elevata.

L’esistenza di questa soglia creerebbe effetti controproducenti, scoraggiando la crescita delle attività e alimentando comportamenti scorretti con l’obiettivo di non perdere le agevolazioni.

Freno al fatturato e alle aggregazioni, perché la flat tax non piace all’Europa

Sul fronte della crescita, le raccomandazioni UE all’Italia evidenziano l’impatto del forfettario sul fronte della produttività, in un contesto in cui predominano micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare.

Le osservazioni che arrivano dall’Europa possono essere collegate, ad esempio, ai limiti relativi all’assunzione di dipendenti e collaboratori. L’accesso alla tassazione agevolata è subordinato al sostenimento di spese per il personale fino a 20.000 euro lordi, soglia che evidentemente non consente di strutturarsi.

Il freno alla crescita è anche conseguenza del brusco salto di tassazione al superamento della soglia di 85.000 euro, che spinge a “bloccare” l’aumento di fatturato.

Secondo le raccomandazioni, all’Italia servirebbe invece promuovere l’espansione delle startup e favorire l’aggregazione, eliminando gli ostacoli normativi e fiscali.

L’eliminazione del regime forfettario consentirebbe, secondo la Commissione, di creare un sistema fiscale più stabile e realmente proiettato verso l’aumento della produttività e la crescita.

L’UE dice no al regime forfettario

Nel Country Report 2026 si legge:

L’Italia trarrebbe beneficio da un sistema fiscale più equo e più favorevole alla crescita, insieme a ulteriori sforzi per frenare l’evasione fiscale. Vi è margine per spostare parte del carico fiscale relativamente elevato sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente sottoutilizzate, incluse la ricchezza e le successioni”.

L’Unione Europea ritiene, dunque, che ci sia la possibilità di alleggerire il peso della tassazione sul lavoro, che resta relativamente elevata, redistribuendo parte del carico fiscale verso basi imponibili oggi meno sfruttate.

L’attuale architettura fiscale risulta particolarmente complessa a causa della diffusione di regimi agevolati. Le aliquote ridotte e le esenzioni fiscali contribuiscono a restringere la base imponibile e a ridurre il gettito fiscale disponibile.

C’è poi un tema di equità sociale. La disuguaglianza nei redditi disponibili di lavoratori e famiglie rimane elevata. Per questo motivo, la redistribuzione del sistema di imposte potrebbe essere rafforzata, anche attraverso un ampliamento della base imponibile.

Nel Medium-Term Fiscal-Structural Plan (MTFSP), il Governo italiano ha assunto una serie di impegni in materia di compliance fiscale, tra cui la riduzione del cuneo fiscale entro il 2026 e il contenimento delle spese fiscali per gli anni successivi.

Il rispetto di questi obiettivi potrebbe contribuire ad ampliare le basi imponibili, migliorare l’efficienza e l’equità del sistema fiscale e favorire una crescita economica più sostenibile nel medio periodo.