Rottamazione quinquies 2026, il Ministero dell'Economia chiude le porte alla richiesta di estensione alle Casse di previdenza dei professionisti. Tre le ragioni del no, ma resta uno spiraglio per un intervento futuro. I dettagli nella risposta all'interrogazione del 20 maggio
La rottamazione quinquies non sarà estesa alle Casse di previdenza dei professionisti.
A chiudere le porte alla richiesta di ampliare il perimetro delle cartelle incluse nella definizione agevolata è direttamente il Ministero dell’Economia, con la risposta all’interrogazione resa il 20 maggio 2026 in Commissione Finanze della Camera.
La rottamazione dei carichi affidati all’Agente della Riscossione, introdotta dall’ultima Legge di Bilancio, resta un perimetro blindato ed esclusivo per le imposte erariali e per i contributi previdenziali INPS.
Tre le ragioni del veto: l’impossibilità di distinguere i carichi derivanti da difformità dichiarative o accertamento, il calendario delle scadenze e la necessità di garantire l’equilibrio di bilancio.
Rottamazione quinquies 2026, sfuma l’ipotesi di estensione alle Casse dei professionisti
Che l’estensione della rottamazione quinquies rappresenti un “terreno minato” è risultato chiaro anche dai lavori che hanno portato alla conversione in legge del Decreto legge fiscale n. 38/2026.
Delle numerose richieste di correttivi, ad essere accolte sono state solo la mini-tolleranza e l’apertura alle cartelle relative alle tasse degli enti territoriali affidati alla Riscossione.
La proposta di aprire ai contributi non versati dovuti alle Casse di previdenza, presentata nel corso dei lavori di conversione in Senato, è stata accantonata.
La risposta fornite dalla Sottosegretaria al Ministero dell’Economia, Sandra Savino, conferma che non vi saranno ulteriori correttivi nell’immediato.
Nel corso del confronto tenutosi in Commissione Finanze della Camera il 20 maggio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha respinto le istanze di estensione della sanatoria ai debiti contributivi maturati nei confronti degli enti di previdenza privatizzati (le Casse dei liberi professionisti) e della Gestione separata INPGI, delineando una netta separazione tra i regimi ordinari e le tutele autonomistiche degli ordini professionali.
Alla base della richiesta di chiarimenti vi è l’evidente inversione di rotta rispetto alla precedente definizione agevolata (rottamazione quater), che includeva strutturalmente i carichi relativi ai contributi dovuti alle Casse previdenziali privatizzate.
L’attuale impianto normativo della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) ha operato un taglio netto.
La formulazione dei commi 82 e successivi del testo limita infatti la sanatoria ai soli omessi versamenti risultanti dalle dichiarazioni annuali fiscali e ai soli debiti contributivi facenti capo all’INPS (con l’espressa esclusione, peraltro, di quelli derivanti da attività di accertamento).
Di fatto, i professionisti iscritti a ordini autonomi si trovano esclusi da qualsiasi beneficio di abbattimento di sanzioni e interessi, configurando - secondo l’impianto dell’interrogazione - una asimmetria e una lesione del principio di uniformità di trattamento tra contribuenti della stessa categoria.
Poche informazioni, scadenze e coperture: le ragioni del no all’estensione della rottamazione
La risposta fornita dal MEF, a seguito del confronto con gli uffici tecnici, non lascia spazio a interpretazioni estensive immediate e poggia su tre precise criticità.
In primis il deficit informativo dell’Agente della Riscossione, che al momento non dispone delle banche dati integrate e delle informazioni necessarie per distinguere i carichi ad essa affidati dalle Casse dei professionisti che derivino da semplici omissioni dichiarative rispetto a quelli scaturiti, invece, da atti di accertamento.
Un’estensione indiscriminata violerebbe la logica della rottamazione quinquies, che vieta il “condono” degli accertamenti previdenziali.
In secondo luogo, la richiesta di apertura alle Casse si scontra con la “clessidra” dei tempi.
L’iter della rottamazione quinquies è partito da circa cinque mesi e il termine ultimo per la presentazione delle domande di adesione è spirato il 30 aprile 2026. Introdurre ex post una nuova categoria di debiti definibili minerebbe la sostenibilità logistica del sistema e manderebbe in corto circuito i piani di rateizzazione e il flusso dei pagamenti.
In terzo luogo, ed è questo il tasto più dolente che rende complicato nuove estensioni, è il nodo delle risorse a frenare il MEF.
L’impianto della definizione agevolata risponde a precisi obiettivi di bilancio preventivati nei saldi della Manovra. Qualsiasi variazione dei flussi di riscossione derivanti dalle Casse autonome comporterebbe impatti di cassa non preventivati che necessitano di una quantificazione tecnica preventiva.
Rottamazione dei contributi delle Casse, sul futuro resta uno spiraglio
Nonostante il parere negativo sullo stato attuale delle cose, la parte conclusiva della risposta fornita dal Ministero offre uno spiraglio politico-legislativo per i rappresentanti delle categorie professionali.
Non si esclude a priori l’opportunità dell’estensione, ma la sua attuazione sarà subordinata alla redazione di un veicolo normativo autonomo e successivo.
“...la proposta di rendere definibili i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione, e derivanti dall’omesso versamento di contributi previdenziali nei confronti di enti di previdenza privatizzati e della gestione separata dell’INPGI, dovrebbe essere valutata in base alla compatibilità con i saldi di finanza pubblica e alla luce di una nuova disposizione normativa che indichi un calendario coerente con le necessità tecnico-operative di AdER.”
Due i requisiti imprescindibili fissati dal MEF: la piena copertura finanziaria a salvaguardia dei saldi di finanza pubblica e, soprattutto, l’elaborazione di un calendario di scadenze del tutto inedito e differenziato.
Quest’ultimo dovrà essere strutturato in modo da garantire i tempi tecnici minimi ad Agenzia delle Entrate-Riscossione per implementare i filtri telematici sui ruoli previdenziali privatizzati ed evitare il collasso operativo degli sportelli.
Si conferma quindi quanto già anticipato ai microfoni di Informazione Fiscale dal Deputato della Lega Alberto Gusmeroli: la rottamazione resta un cantiere aperto e non ancora ultimato, e l’idea è che la Legge di Bilancio 2027 porti a un nuovo tassello per sanare le disparità di trattamento.
Fino ad allora, la rottamazione quinquies resterà un’agevolazione preclusa al mondo dei professionisti ordinistici.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Rottamazione quinquies, il MEF frena sull’estensione alle Casse