Partite IVA, concordato 2026/2027 in quattro step: le regole di calcolo

Partite IVA, dal MEF arrivano le regole per il calcolo delle proposte di concordato preventivo biennale 2026/2027. Quattro i passaggi per definire il patto con il Fisco e gli effetti della guerra in Medio Oriente entrano tra le vie di fuoriuscita

Partite IVA, concordato 2026/2027 in quattro step: le regole di calcolo

Nuovo tassello per il via al concordato preventivo biennale 2026/2027, il patto tra Fisco e partite IVA.

Con il decreto firmato l’11 maggio dal Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, viene approvata la metodologia per la formulazione delle proposte da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Quattro i passaggi che guideranno il Fisco nella definizione delle proposte di CPB, partendo dal reddito dichiarato dal contribuente per il periodo d’imposta 2025.

L’esame degli indicatori di affidabilità e anomalia, la valutazione economica dei periodi pregressi e il confronto con i valori settoriali saranno la prima base di partenza, per poi passare alla rivalutazione sulla base delle proiezioni sul PIL.

Tra gli aspetti da evidenziare, inoltre, l’ingresso degli effetti della guerra in Medio Oriente nel rapporto tra Fisco e partite IVA. In caso di forte aumento dei prezzi e contrazione dei redditi scatterà la cessazione del concordato.

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Partite IVA, calcolo delle proposte di concordato in quattro step: le regole 2026/2027 nel decreto MEF

La metodologia di calcolo del concordato preventivo biennale è approvata e aggiornata di anno in anno e consente di definire le regole che guidano l’Agenzia delle Entrate nell’elaborazione delle proposte nei confronti dei titolari di partita IVA inclusi nel perimetro.

Le regole che guideranno la stagione del CPB 2026/2027 sono contenute nel decreto del Viceministro al MEF dell’11 maggio 2026.

Non cambia il perimetro degli imponibili oggetto di concordato e, anche per i periodi d’imposta 2026 e 2027, le proposte saranno formulate in relazione a redditi d’impresa o di lavoro autonomo rilevanti ai fini delle imposte sui redditi (al netto di somme relative a partecipazioni) e al valore della produzione netta rilevante ai fini IRAP.

Dal punto di vista operativo, l’elaborazione del concordato per ciascun contribuente soggetto agli ISA sarà effettuata incrociando i dati dichiarati dal contribuente con i dati settoriali così come con le proiezioni macroeconomiche di crescita del PIL.

Si tratta quindi di un mix di elementi reddituali, storici e legati alla valutazione dell’affidabilità fiscale (ISA), messi a raffronto con le stime sul PIL.

Nello specifico, come dettagliato nella nota metodologica allegata al decreto, saranno quattro i passaggi alla base dell’elaborazione:

  • misurazione dei singoli indicatori elementari di affidabilità e anomalia;
  • valutazione dei risultati economici nella gestione operativa negli ultimi tre periodi di imposta compreso quello oggetto di dichiarazione;
  • confronto con valori di riferimento settoriali;
  • rivalutazione con proiezioni macroeconomiche per i periodi d’imposta 2026 e 2027.
Decreto Ministeriale 11 maggio 2026
Scarica il decreto del Viceministro dell’Economia e delle Finanze firmato l’11 maggio 2026 e contenente la metodologia del CPB 2026/2027

Il concordato guarda al passato, è un confronto di settore ed è definito in base ai dati del PIL 2026/2027

Interessante scendere nell’analisi dei punti specifici che determineranno il calcolo delle proposte di concordato.

Per quel che riguarda la misurazione degli indicatori ISA, si guarderà ai dati dichiarati nell’anno in corso, relativi al periodo d’imposta 2025, ma anche allo storico delle ultime otto annualità.

Lo strumento metodologico messo a punto dal MEF prevede la rivalutazione degli indicatori elementari per i quali il contribuente non risulta pienamente affidabile, arrivando alla determinazione di una quota aggiuntiva di reddito calibrata anche in base all’andamento del settore che confluirà di conseguenza nella proposta di concordato.

Il percorso passa poi dalla valutazione della gestione operativa degli ultimi anni di attività, per personalizzare la proposta di concordato. Si calcola la media dei redditi operativi della gestione caratteristica degli ultimi tre anni (compreso il 2025), includendo solo quelli con redditività positiva e punteggio ISA pari o superiore a 8.

Il rapporto tra il reddito operativo dell’anno di applicazione (2025) e la media ponderata del triennio genera un coefficiente, utile per “aggiustare” la base imponibile calcolata nel primo step.

Il modello di calcolo del concordato prevede poi un confronto con i valori di riferimento settoriali, sulla base dell’analisi relativa alle spese per lavoro dipendente dichiarato dalle imprese che applicano lo stesso ISA.

Se il reddito calcolato nei passaggi precedenti è inferiore a questa spesa media per dipendente, il valore minimo di riferimento per il concordato viene innalzato fino a questa cifra (poiché si assume che chi corre il rischio d’impresa debba avere un rendimento quantomeno comparabile a quello di un lavoratore dipendente del proprio settore).

L’ultimo passaggio proietta le basi imponibili verso il biennio oggetto di concordato, adeguandole allo scenario economico generale del Paese.

Si utilizzano i dati di crescita del PIL nominale contenuti nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP).

Nello specifico, le basi imponibili elaborate vengono rivalutate applicando le stime di crescita del +2,7 per cento per il 2026 e del +2,5 per cento per il 2027. Questa operazione “cristallizza” la proposta finale di base imponibile da concordare per ciascuno dei due anni del biennio.

CPB 2026/2027 - Allegato metodologia di calcolo
Nota tecnica e metodologica per il concordato preventivo biennale

Gli effetti della guerra in Medio Oriente come causa di cessazione dal CPB 2026/2027

Se in linea generale il concordato è un patto dal quale non si può tornare indietro, il decreto che annualmente fissa i criteri di calcolo delle proposte definisce anche le cause di cessazione, che permettono di “fuoriuscire in anticipo” dall’accordo.

In particolare l’articolo 4 del decreto dell’11 maggio 2026 stabilisce che il concordato preventivo cessa di avere effetto a partire dall’anno in cui il contribuente registra redditi (o valori della produzione netta ai fini IRAP) effettivi inferiori rispetto a quelli concordati, oltre il 30 per cento, a causa di specifiche circostanze eccezionali.

Non cambiano le principali casistiche e, ad esempio, il CPB verrà meno in caso di eventi calamitosi, danni causati da eventi di natura straordinaria o ancora in caso di liquidazione, cessione in affitto dell’azienda o sospensione dell’attività.

Il decreto inserisce una specifica causa di cessazione legata alle tensioni internazionali (espressa alla lettera g). Gli impatti economici negativi correlati alla guerra in Medio Oriente diventano una via per la fuga dal patto con il Fisco.

La cessazione scatterà in caso di aumento nell’anno dell’indice dei prezzi superiore al 5 per cento.

Non basterà la generica presenza della crisi geopolitica, ma serve il nesso causale misurabile attraverso il superamento del tetto del 5 per cento di aumento dei prezzi per l’attività del contribuente.

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