I dati di pagamenti e scontrini elettronici cominciano a viaggiare insieme per favorire i controlli, arrivano i nuovi moduli ISEE aggiornati e la parità salariale è sotto i riflettori: le principali notizie della settimana
Con l’attivazione del servizio online, si concretizzano i primi collegamenti tra POS e cassa: cominciano a viaggiare insieme i dati degli scontrini e dei pagamenti elettronici per favorire i controlli dell’Agenzia delle Entrate sulle attività.
Nel frattempo anche le ultime novità approvate sull’ISEE diventano concrete ed entrano nei modelli da utilizzare per presentare la DSU, la Dichiarazione Sostitutiva Unica.
E nella settimana cominciata dal 2 marzo che si conclude con la Giornata internazionale delle donne dell’8 marzo si discute sulle nuove regole che riguardano la parità e la trasparenza salariale.
Pagamenti e scontrini elettronici: al via il collegamento tra POS e cassa per favorire i controlli
L’attivazione della procedura web per stabilire il collegamento tra POS e cassa è particolarmente rilevante perché fa partire il conto alla rovescia del tempo a disposizione per rispettare l’obbligo.
Negozi, bar, ristoranti sono chiamati ad abbinare gli strumenti utilizzati per i pagamenti e gli scontrini elettronici entro la prima scadenza del 20 aprile.
Il termine riguarda i sistemi in uso al 31 gennaio, a partire dalle attivazioni effettuate dal 1° febbraio, invece, si dovrà procedere dal sesto all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’effettiva disponibilità del POS.
| Il calendario con le date di scadenza per i prossimi mesi |
|---|
| Attivazione POS | Tempi e scadenza per il collegamento |
|---|---|
| Fino al 31 gennaio | Entro il 20 aprile |
| Nel mese di febbraio | Dal 6 al 30 aprile |
| Nel mese di marzo | Dal 6 al 31 maggio |
| Nel mese di aprile | Dal 6 al 30 giugno |
Nelle gestioni più semplici il collegamento si crea dal portale dell’Agenzia delle Entrate in pochi clic, anche grazie alla precompilazione dei dati dei registratori telematici e degli strumenti utilizzati per i pagamenti elettronici. Mentre nelle gestioni più complesse è necessario una maggiore attenzione.
Sempre più controlli su pagamenti e scontrini elettronici
L’attivazione dei servizi online per il collegamento rende concreto l’obbligo introdotto dalla Manovra 2025 per favorire i controlli sulle partite IVA e per limitare al massimo anomalie ed errori. Al nuovo adempimento si accompagna, infatti, anche un nuovo meccanismo sanzionatorio con multe fino a 4.000 euro e il rischio di sospensione dell’attività.
Ma il nuovo adempimento nasce per favorire i controlli preventivi: l’unione dei dati di pagamenti e scontrini elettronici dovrà essere un deterrente anti evasione.
La novità è anche funzionale a un generale potenziamento delle verifiche su fatture, scontrini, pagamenti elettronici che dovrà velocizzare anche i rimborsi fiscali.
Nell’atto di indirizzo delle politiche fiscali 2026-2028 firmato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti si legge:
“Sarà assicurata, inoltre, una maggiore frequenza dei controlli sostanziali in tema di IVA e imposte dirette, soprattutto per le tipologie di attività a maggior rischio di evasione, utilizzando in chiave predittiva, anche in ottica di valutazione delle prospettive di effettivo recupero delle somme evase, i dati e le informazioni a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, tra i quali, i dati delle fatture elettroniche emesse e ricevute, i movimenti risultanti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari e dai pagamenti elettronici, nonché i corrispettivi comunicati telematicamente, anche alla luce dell’obbligo di collegamento tra le informazioni derivanti dai pagamenti elettronici e dalla registrazione dei corrispettivi (c.d. transato elettronico).”
Obbligo che diventa pienamente operativo proprio con il via libera dell’Agenzia delle Entrate sui collegamenti dei sistemi utilizzati.
ISEE 2026: le novità trovano posto nei modelli per presentare la DSU
Ma quella su scontrini e POS non è l’unica novità a diventare concreta. In questa prima settimana di marzo, anche sul fronte dell’ISEE si passa ufficialmente dalla teoria alla pratica.
Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha aggiornato i moduli per la Dichiarazione Sostitutiva Unica per calcolare l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.
Nasce l’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. L’ultima Manovra, infatti, ha modificato il calcolo con nuove maggiorazioni per figli e figlie e potenziato l’esenzione per la prima casa, ma solo per alcune misure di sostegno:
- l’assegno di inclusione;
- il supporto per la formazione e il lavoro;
- l’assegno unico e universale per i figli a carico;
- il bonus asilo nido;
- il bonus nuovi nati.
Con il messaggio del 6 marzo, l’INPS ha confermato la disponibilità dei modelli aggiornati e l’adeguamento automatico delle Dichiarazioni Sostitutive Uniche già presentate dall’inizio dell’anno senza ulteriori adempimenti.
Parità e trasparenza salariale sotto i riflettori
E mentre le novità già approvate diventano operative, altre in cantiere sono al centro delle discussioni. Entro il 7 giugno anche l’Italia come gli altri paesi europei dovrà recepire la direttiva UE 2023/970 su parità e trasparenza salariale.
Il testo europeo mette in campo un nuovo pacchetto di regole da rispettare per accorciare le distanze tra gli stipendi di uomini e donne: dalle procedure di selezione alle progressioni di carriera, i rapporti di lavoro devono essere improntati alla neutralità di genere e alla trasparenza.
In media in Europa per un lavoro di pari valore le donne guadagnano il 12 per cento in meno degli uomini: è come smettere di ricevere lo stipendio dalla seconda metà di novembre.
Nel nostro paese si registra un gender pay gap tra i più bassi sulla singola ora che, però, cresce sempre di più se si considerano le giornate lavorative, gli stipendi mensili, le retribuzioni annuali.
Secondo gli ultimi dati forniti dall’INPS, le donne guadagnano meno degli uomini quasi 29 euro al giorno.
Le differenze sulle buste paga in Italia nascono dalla prevalenza del part time, da carriere più lente e intermittenti, da contratti meno stabilii legati ai ruoli di genere fortemente radicati nella società e alla mole di lavoro di cura che, nella maggior parte dei casi, grava ancora e sempre sulle spalle delle donne.
Per l’Italia la direttiva UE è l’occasione per analizzare e provare a correggere alcuni divari strutturali, non solo sul fronte retributivo. E il testo dello schema di decreto di recepimento, approvato a inizio febbraio in esame preliminare, è al centro dei riflettori: nella settimana che sta per concludersi associazioni datoriali e altre parti sociali hanno espresso il loro parere sul pacchetto di norme da approvare in via definitiva durante le audizioni che si sono tenute alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati.
Emerge la preoccupazione di un recepimento debole della direttiva UE 2023/970 con l’esclusione di alcune tipologie contrattuali, con un ruolo troppo forte per i contratti collettivi, a prescindere dalla loro rappresentatività, con l’esclusione delle aziende con meno di 100 dipendenti dai nuovi obblighi.
Nel contesto italiano è più che mai necessario dare il giusto peso alle parole della direttiva comunitaria per evitare di indebolire la spinta che arriva dall’Europa verso nuove tappe del lungo percorso verso la parità di genere.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Pagamenti e scontrini elettronici, al via il “matrimonio” di dati per favorire i controlli