Benzina, scatta lo “scudo delle accise mobili”: prezzi fermi nonostante i rincari del greggio

Francesco Oliva - Imposte

Accise mobili in arrivo per contenere l'aumento dei prezzi della benziona ma occorre un cambio di marcia sui controlli: le speculazioni erano iniziate già il giorno dopo dell'attacco USA all'Iran

Benzina, scatta lo “scudo delle accise mobili”: prezzi fermi nonostante i rincari del greggio

Il Governo ha deciso di intervenire per frenare l’impennata dei costi energetici, in particolare del prezzo della benzina, che rischia di schizzare alle stelle nelle prossime ore.

Nonostante il forte aumento del prezzo delle materie prime — spinto dalle recenti tensioni geopolitiche e dal blocco dello stretto di Hormuz — il prezzo della benzina alla pompa sarà tenuto sotto controllo.

Lo strumento scelto è quello delle accise mobili, un meccanismo tecnico che permette di sterilizzare gli aumenti di accise e IVA che gravano sul prezzo della benzina.

Com’è noto, infatti, il prezzo dei carburanti è composto da tre elementi:

  • il costo del prodotto;
  • l’accisa fissa;
  • l’IVA al 22%.

Quando il prezzo del petrolio sale, lo Stato incassa automaticamente più accise e più IVA (si parla di extra-gettito proprio perché spesso queste impennate sono momentanee).

Con il sistema delle accise mobili, introdotto originariamente nel 2007 e reso più efficace con i provvedimenti del 2023, il Governo ha deciso di utilizzare questo guadagno aggiuntivo per ridurre proporzionalmente la quota delle accise

Il risultato finale è una compensazione - spesso identificata anche con il termini di “sterilizzazione” - che dovrebbe mantenere il prezzo finale per il consumatore pressoché invariato, evitando che il rincaro del greggio vada a finire interamente a carico di famiglie e imprese.

L’annuncio è arrivato dopo un’apertura della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle richieste delle opposizioni, con l’obiettivo di approvare le modifiche operative già nel prossimo Consiglio dei ministri.

Tuttavia, se da un lato la misura fiscale offre un sollievo immediato, dall’altro emerge un’omissione che fa discutere.

Appare infatti singolare che, a fronte di un impegno pubblico per calmierare i prezzi tramite la rinuncia a parte del gettito fiscale, non si faccia cenno a un contestuale rafforzamento dei controlli sulla filiera.

Senza un monitoraggio ispettivo rigoroso e costante da parte delle autorità competenti, il rischio è che il beneficio del taglio delle accise venga assorbito da fenomeni speculativi lungo i passaggi che portano il carburante dalla raffinazione alla pompa.

In sostanza, se lo Stato riduce le tasse per aiutare i cittadini, è fondamentale garantire che tale risparmio finisca effettivamente nelle tasche dei consumatori e non diventi un margine di profitto extra per gli speculatori del mercato energetico.

Come evidenziato dal ministro Urso in queste ore è fondamentale che Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi, e la Guardia di Finanza siano messe in condizione di agire al meglio.

Già il giorno dopo l’attacco USA all’Iran in alcune stazioni di servizio italiane si sono registrati aumenti dei prezzi di oltre il 15%: è banale evidenziare come tale evento sia chiaramente speculativo, una crisi come quella che stiamo vivendo ha comunque necessità di alcune settimane prima di produrre effetti sostanziali (di aumento in questo caso) sui prezzi dei carburanti.

Quindi ben vengano le accise mobili, ma occorre individuare strumenti efficaci anche dal punto di vista dei controlli.

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