L’urgenza di stipendi più trasparenti: le donne “perdono” 29 euro ogni giorno

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Dalla debolezza dei contratti alla fragilità delle pensioni: la spirale del divario retributivo, che emerge dal Rendiconto di genere INPS presentato oggi, 24 febbraio, conferma la necessità di buste paga e carriere più trasparenti, ma la politica va nella direzione opposta

L'urgenza di stipendi più trasparenti: le donne “perdono” 29 euro ogni giorno

I contratti delle donne sono più deboli, a cascata le retribuzioni sono più basse, con una differenza media di 28,6 euro per ogni giorno, e le pensioni sono più fragili: la spirale del divario retributivo che emerge dal Rendiconto di genere INPS 2025, presentato oggi a Palazzo Wedekind, conferma l’urgenza di buste paga più trasparenti e carichi di cura più equilibrati.

Negli ultimi dati INPS non c’è niente di nuovo perché i divari di genere in Italia sono tanto persistenti da essere sistemici, ma il tempismo è perfetto per “consentire al decisore politico di mettere in campo politiche efficaci”, come ha sottolineato Micaela Gelera del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto.

Perché servono buste paga più trasparenti? La risposta nei dati INPS

In 17 su 18 settori analizzati, le retribuzioni medie giornaliere delle donne sono più basse e in 9 la distanza supera i 20 punti percentuali, arrivando fino al 40 per cento. Non è una questione esclusivamente privata, anche nel pubblico le donne guadagnano meno degli uomini.

Sulle somme giornaliere che entrano nelle buste paga contano anche i trattamenti individuali, il lavoro straordinario, il part time che continua ad essere una forma contrattuale più femminile che maschile, anche quando non è una scelta.

Il 13,7 per cento del lavoro a tempo parziale involontario riguarda le donne contro il 4,6 degli uomini.

Buste paga e carriere più trasparenti: i dati INPS ne sottolineano l’urgenza

In Italia il divario sulla singola ora è tra i più bassi d’Europa, ma via via cresce sempre di più. E i dati che arrivano dall’INPS sul mercato del lavoro spiegano bene le ragioni di questa distanza progressiva:

  • la prospettiva lavorativa è più breve: i contratti a tempo indeterminato interessano le donne solo nel 40,4 per cento. Una tendenza difficile da invertire, anche con la spinta dei bonus: per le nuove assunzioni (anno 2024) si registra un divario contrattuale del 26,6 per cento;
  • difficilmente si raggiungono ruoli apicali: il 21,8 per cento delle donne occupa ruoli dirigenziali, a fronte del 78,2% dei colleghi uomini;
  • la cura resta prevalentemente femminile: prendendo in considerazione i congedi parentali, dove i genitori sono tenuti a fare una scelta, le donne utilizzano 15,4 milioni di giornate, gli uomini solo 2,7 milioni di giornate.

Le pensioni più basse sono una conseguenza automatica: sugli assegni c’è una differenza media che parte dai 758,50 euro dei dipendenti pubblici e arriva ai 935,20 euro del settore privato.

La direttiva sulla trasparenza salariale si indebolisce, i congedi paritari si fermano

In questo contesto si inserisce la spinta che arriva dall’UE verso stipendi e carriere più trasparenti per l’Italia e la necessità forte di non indebolire le novità della direttiva UE 2023/970.

Ma mentre i dati indicano la luna, la politica guarda il dito. Le nuove regole delineate in sede comunitaria puntano a rapporti di lavoro orientati alla parità e alla trasparenza salariale: dalle procedure di selezione alle progressioni di carriera con nuovi obblighi per i datori di lavoro, differenziati anche in base alla dimensione aziendale.

In Italia, però, lo schema di decreto approvato dal Governo, e ora al vaglio delle Commissioni parlamentari, preannuncia un recepimento debole della direttiva UE 2023/970 con l’esclusione di alcune tipologie contrattuali e un ruolo troppo forte per i contratti collettivi, a prescindere dalla loro rappresentatività.

La stessa Valeria Vittimberga, Direttrice Generale INPS, tra le soluzioni da mettere in campo guardando ai dati INPS, propone di accendere i riflettori sulle buste paga e potenziare i congedi.

Ma proprio a un passo da Palazzo Wedekind, mentre l’Istituto passa a rassegna i divari di genere, la Camera boccia la proposta di un congedo genitoriale pieno e paritario per uomini e donne.

“Ha un costo importante, è brutto dirlo, ma è così”, con queste parole Tiziana Nisini, vicepresidente della Camera, giustifica la bocciatura durante la tavola rotonda sui dati del Rendiconto di genere.

Ma decidere come far quadrare l’economia è una questione politica per Chiara Gribaudo, vicepresidente della Commissione Lavoro: “Si sceglie dove mettere le risorse. Noi abbiamo fatto una proposta che è una sintesi delle proposte dell’opposizione, eravamo disponibili a finanziare almeno un pezzetto, per andare avanti in questo percorso”.

È vero che bisogna fare i conti con la finanza pubblica, ma è vero anche che favorire l’occupazione femminile, come ha sottolineato Vittimberga, vuol dire assicurarsi un incremento della ricchezza del paese, a beneficio di tutti e tutte: con una crescita dell’occupazione del 10 per cento, secondo l’OCSE, si recuperano 7 punti di PIL.

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