Sono triplicate le aziende che hanno adottato soluzioni di intelligenza artificiale, anche se restano solo il 18 per cento del totale. L’AI può offrire un ampio ventaglio di possibilità ma servono competenze e consapevolezza
Da alcuni anni ormai l’intelligenza artificiale (AI) ha iniziato a trasformare concretamente il mondo del lavoro, apportando una vera e propria rivoluzione che coinvolge sia le strategie sia le pratiche.
Rispetto agli albori, l’AI non è più una tecnologia riservata a poche grandi aziende: oggi, anche le PMI e i professionisti possono beneficiare di strumenti di intelligenza artificiale per automatizzare attività ripetitive, ridurre errori, velocizzare processi e migliorare la qualità complessiva delle prestazioni lavorative e tanto altro ancora.
Non basta però dotarsi di strumenti tecnologici, ma bisogna saperli usare con consapevolezza e competenza.
AI: triplicate le aziende che la adottano, ma restano solo il 18%
Come dimostrano i dati dei Punti impresa digitale delle Camere di commercio, elaborati da Unioncamere sulla base degli assessment digitali delle imprese e pubblicati il 27 febbraio, in 4 anni, il numero delle piccole e medie imprese che hanno investito nell’intelligenza artificiale è triplicato. La percentuale totale di fruitori, però, resta bassa: le imprese che adottano soluzioni di intelligenza artificiale restano il 18 per cento del panorama italiano (fino a 4 anni fa tale percentuale era ferma al 6 per cento).
In parallelo, specifica Unioncamere, anche la diffusione, già ampia, degli strumenti di cybersecurity è cresciuta di 6 punti percentuali: oggi interessa il 41 per cento delle PMI, contro il 35 per cento del 2021.
Servizi di informazione e comunicazione, che maggiormente si prestano a questo tipo di soluzioni tecnologiche, sono i settori che si stanno dotando maggiormente di strumenti di IA, con quote superiori al 40 per cento delle imprese. Seguono, poi, le attività professionali, scientifiche e tecniche (30 per cento), e le attività artistiche, sportive e di intrattenimento (24 per cento).
L’accelerazione netta sul fronte dell’intelligenza artificiale si registra soprattutto a partire dal 2023, anno che segna un vero e proprio punto di svolta. Tuttavia l’utilizzo di questa tecnologia deve ancora entrare nei processi e nelle funzioni aziendali, come del resto dimostra il dato relativo all’adozione che, sebbene in aumento, resta relativamente basso.
Molte imprese, infatti, non hanno ancora gli strumenti per interpretare le potenzialità di questa tecnologia e incorporarla nei propri modelli di business.
Ma l’IA non è futuro, è ormai presente. Le aziende possono adottare soluzioni per migliorare produttività, precisione ed efficienza. Gli ambiti di applicazione, come detto, sono molteplici: dalle funzioni aziendali amministrative e commerciali alle risorse umane e al controllo qualità.
Il tutto ovviamente non con l’obiettivo di andare a sostituire la componente umana, che resta centrale, ma di fornire nuovi strumenti, conoscenze e competenze.
Ed è proprio la consapevolezza uno degli aspetti chiave del successo nell’utilizzo di questi strumenti. Le competenze di chi li utilizza e le capacità di adattarsi al meglio alle varie situazioni diventano fondamentali. è il caso ad esempio della cybersicurezza, un altro ambito in cui gli strumenti di AI possono rivelarsi determinanti.
L’AI come primo strumento di cybersecurity
Come mostrano i citati dati di Unioncamere, questa tecnologia può consentire di effettuare un vero e proprio balzo in avanti anche rispetto agli attacchi degli hacker. Sebbene le imprese stiano investendo sempre di più nella cybersicurezza, ritenendo che firewall, antivirus e sistemi di protezione perimetrale siano sufficienti, il rischio di attacco cresce.
I dati evidenziano, infatti, un chiaro spostamento nella tipologia di attacco. Gli attacchi ransomware diminuiscono progressivamente, mentre cresce in modo significativo il phishing (nel 2025 rappresenta il 47 per cento degli attacchi subiti).
In questo scenario, l’intelligenza artificiale agisce da abilitatore, consentendo ai cyber criminali di costruire email sempre più credibili, ben scritte, contestualizzate e difficili da distinguere dalle comunicazioni legittime. Il risultato è un attacco meno visibile e molto più efficace.
Allo stesso tempo, però, la stessa tecnologia utilizzata dagli attaccanti può diventare un supporto per i dipendenti, offrendo un aiuto concreto nella valutazione delle email sospette. Sistemi basati su IA possono fornire un parere immediato sulla credibilità di un messaggio, segnalare incongruenze, individuare pattern tipici del phishing e persino suggerire se un testo presenti caratteristiche riconducibili a una generazione automatica.
La sicurezza informatica, quindi, non è più solo una questione di infrastrutture, ma soprattutto di consapevolezza e competenze, con il lavoratore diventa l’anello decisivo della catena di sicurezza, ma che spesso si trova a non padroneggiare strumenti culturali e operativi per riconoscere una minaccia che appare sempre più “normale”.
L’Osservatorio sull’intelligenza artificiale del Ministero del Lavoro
In un contesto in continua evoluzione che necessita di altrettanto rapidi processi di regolamentazione, si stanno muovendo anche le istituzioni mondiali. Dalle strategie pubbliche, agli standard internazionali fino al rafforzamento della fiducia pubblica nei confronti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro attraverso trasparenza, responsabilità e adeguate garanzie, i possibili ambiti di applicazione sono innumerevoli.
Per quel che riguarda il nostro Paese ricordiamo la legge n. 132/2025 che recepisce l’AI Act europeo e, in ambito lavorativo, le linee guida del Ministero del Lavoro e l’“Osservatorio sull’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, il nuovo organismo permanente presso il Ministero con l’obiettivo di governare l’impatto dell’intelligenza artificiale su lavoro, competenze, diritti e relazioni industriali. L’osservatorio è stato lanciato proprio oggi, 27 febbraio nel corso di un evento su AI e lavoro, in collaborazione con INPS e INAIL.
“Serve a cogliere dati tendenziali del mondo del lavoro per adeguare la cassetta degli attrezzi in termini di nuove professionalità e formazione” ha detto la Ministra Calderone. “A breve”, ha aggiunto, “firmerò la nomina dei componenti dell’Osservatorio”.
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