In vigore le nuove regole sulle assunzioni

Dal 7 giugno è in vigore la direttiva UE su parità e trasparenza salariale. Nuovi obblighi e adempimenti per i datori di lavoro del pubblico e del privato

In vigore le nuove regole sulle assunzioni

Retribuzioni in chiaro, annunci neutri dal punto di vista del genere e selezioni condotte in maniera trasparente sono i punti cardine della direttiva UE su parità e trasparenza salariale in vigore da oggi, 7 giugno.

Diventano operative le nuove regole sulle assunzioni contenute nel decreto legislativo n. 96 del 7 maggio 2026, a partire dalla stesura di annunci di lavoro, avvisi e bandi, che devono seguire nuovi standard sia dal punto di vista dei contenuti che della forma.

Tra le novità l’obbligo di indicare nell’offerta la retribuzione iniziale o almeno la relativa fascia da attribuire alla posizione, sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere, e i riferimenti al contratto collettivo applicato

La trasparenza, quindi, scatta già nella fase di selezione, e proseguirà nel corso dell’intero ciclo del rapporto di lavoro. I dipendenti del settore pubblico e del settore privato avranno diritto alla stessa remunerazione (comprese le somme complementari e variabili come bonus, premi, incentivi o benefit aziendali), non solo quando svolgono lo stesso lavoro, ma anche quando eseguono un lavoro di pari valore.

Sconto di 5 centesimi sul prezzo di benzina e gasolio

Arrivata sul filo di lana il 6 giugno, parte da oggi anche la nuova proroga del taglio delle accise sul carburante. Lo sconto sui prezzi è stato confermato fino al 3 luglio ma è dimezzato per il gasolio.

Il decreto 5 giugno 2026 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale proroga il taglio, determinato in base al meccanismo delle accise mobili, per altre 4 settimane, quindi fino al 3 luglio.

A differenza di quanto previsto finora però, lo sconto è più contenuto, non solo per la benzina (come ormai accade da aprile) ma anche per il diesel.

I circa 150 milioni di euro stanziati dal decreto ministeriale, derivanti dell’extra gettito IVA relativo a maggio, non consentono grossi stravolgimenti. Il taglio per benzina e gasolio, dunque, viene allineato a quota 5 centesimi.

Se per la benzina significa una conferma di quanto già previsto da metà aprile, lo stesso non si può dire per il gasolio, con gli automobilisti che si vedono lo sconto alla pompa praticamente dimezzato. La produzione, infatti, passa da circa 12 centesimi a circa 6 centesimi al litro.

Al 5 giugno, l’osservatorio MIMIT mostra un prezzo medio alla pompa più o meno allineato, con 1,926 €/l per la benzina e 1,984 €/l per il gasolio. Stando così le cose (vanno infatti considerati gli altri fattori che potrebbero incidere sul prezzo alla pompa), da oggi si dovrebbe vedere un leggero aumento per il prezzo di quest’ultimo.

Fino ai primi di luglio avrà dunque effetto la “misura tampone” disposta dal decreto, in attesa di capire come utilizzare le nuove risorse, circa 14 miliardi in tre anni, derivanti dalla flessibilità concessa dall’UE sulla clausola di salvaguardia per la difesa, estesa anche alle misure per rafforzare la resilienza energetica. Risorse che, come espressamente sottolineato dall’Europa, non possono coprire interventi che sovvenzionano l’uso di combustibili fossili, come le riduzioni mirate delle accise.

Salario giusto: caos sull’emendamento dei relatori al DL lavoro

Prosegue l’iter di conversione in legge del DL lavoro, il n. 62/2026. In Commissione Lavoro alla Camera un emendamento dei relatori di maggioranza presentato il 5 giugno rivede il capitolo sulla contrattazione e ha scatenato le polemiche.

Il nuovo emendamento al testo definisce il discusso TEC, il trattamento economico complessivo, ma autorizza anche i contratti equivalenti, quelli firmati dalle sigle più rappresentative, ad accedere ai bonus assunzione.

Facciamo un passo indietro. Il DL lavoro ha introdotto il cosiddetto “salario giusto”, affidando ai CCNL firmati dai sindacati più rappresentativi il compito di stabilire il trattamento economico complessivo applicato alla generalità dei lavoratori. Nella pratica, il salario giusto corrisponderà a quello che viene definito come TEC, il trattamento economico complessivo e sarà una condizione essenziale per accedere ai nuovi bonus assunzione.

Dopo le criticità avanzate nelle scorse settimane sulla poco chiara definizione di TEC, la proposta emendativa ne mette nero su bianco i contenuti:

“si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti.”

La questione che ha sollevato le polemiche riguarda, però, un altro punto dell’emendamento, quello che estende i bonus assunzione anche ai “contratti minori”.

L’emendamento proposto dai relatori, infatti, riconosce come validi per il diritto alle agevolazioni collegate al salario giusto, anche i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti organizzazioni sindacali non riconosciute come quelle maggiormente rappresentative, ma che “assicurano un trattamento economico complessivo equivalente” in linea con quanto stabilito per il TEC.

Una modifica che di fatto annulla quanto previsto inizialmente dal decreto che, per contrastare il fenomeno dei contratti pirata, aveva limitato la fruizione dei bonus ai soli CCNL firmati dalle organizzazioni più rappresentative.

Una proposta che ha incontrato il secco no dei sindacati maggiori e delle opposizioni, che accusano di limitare l’autonomia delle parti sociali e di riaprire la porta ai contratti pirata perché l’equivalenza sulla base di retribuzione e welfare insieme vorrebbe dire anche poter dare meno salario e più welfare.

La discussione in Aula è prevista per martedì prossimo, intanto aziende e addetti ai lavori navigano a vista nel caos normativo, con i bonus assunzione che, ricordiamo, restano ancora bloccati.

Arriva il Testo Unico delle imposte sui redditi

In settimana è arrivata anche l’approvazione definitiva per il Testo Unico delle imposte sui redditi.

Il testo approvato in Consiglio dei Ministri mette ordine su tutte le regole e le modalità di calcolo delle somme dovute, tenendo conto delle forme di tassazione agevolata, dalla cedolare secca al regime forfettario. Più di 1200 modifiche che derivano da 127 atti legislativi diversi trovano spazio in un solo provvedimento.

Il nuovo TU aggiorna l’impianto originario del 1986 e rappresenta un pilastro fondamentale dell’architettura fiscale: il provvedimento si articola in più di 370 articoli e 9 allegati e si presenta come un libretto di istruzioni per calcolare le imposte dovute in base ai redditi percepiti e ai propri requisiti che permettono, ad esempio, di seguire strade alternative alla tassazione ordinaria.

Il nuovo TUIR sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella sua versione definitiva, adottata al termine dei lavori delle Commissioni Parlamentari competenti, per poi entrare in vigore dal 1° gennaio 2027.

L’ultimo tassello da inserire nel quadro della riforma della normativa fiscale, ora, è la raccolta delle disposizioni che riguardano l’accertamento e che attualmente è al vaglio delle Commissioni Parlamentari.