Bonus, flat tax e tagli non bastano: il Fisco pesa sugli stipendi e sull’occupazione

Rosy D’Elia - Imposte

Il peso del Fisco sugli stipendi resta oltre la media UE: bonus e tagli non bastano e le flat tax temporanee non aiutano. Le raccomandazioni che arrivano da Bruxelles e la rilevanza del cuneo fiscale e contributivo sull'occupazione femminile e giovanile

Bonus, flat tax e tagli non bastano: il Fisco pesa sugli stipendi e sull'occupazione

La tassazione in Italia pesa. E il carico maggiore è legato alle imposte sul lavoro che restano alte, nonostante tagli, bonus e flat tax. L’analisi e le raccomandazioni di ricalibrare i prelievi arrivano dalla Commissione Europea che ieri, 3 giugno, ha tracciato le sue linee guida per il Paese nel canonico appuntamento di giugno.

Il tema non è nuovo. La questione ritorna come un leit motiv nelle indicazioni che arrivano da Bruxelles anche perché si lega strettamente alla crescita dell’occupazione, una necessità forte per l’Italia che si trova ad affrontare un calo demografico importante associato all’invecchiamento della popolazione.

Il cuneo fiscale resta oltre la media UE: bonus, tagli e flat tax non bastano

In linea generale, il rapporto tra entrate fiscali e PIL, Prodotto Interno Lordo, è aumentato ed è superiore rispetto alla media UE, nel 2025 le entrate fiscali totali dell’Italia come percentuale del PIL (compresi i contributi previdenziali obbligatori) ammontavano al 43 per cento, in media in Europa si fermano al 39,9 per cento.

In questo andamento le tasse sul lavoro hanno un ruolo di primo piano: dopo una diminuzione nel 2024, il cuneo fiscale è aumentato nel 2025. Fanno eccezione solo i lavoratori e le lavoratrici che hanno stipendi molto bassi (50 per cento del salario medio) e pagano molto meno rispetto allo standard medio UE.

Cuneo fiscale sugli stipendi pari al 50 per cento dello stipendio medio20192022202320242025
Italia 32.3 31.7 30.1 29.5 30.0
EU - 27 32.4 31.6 31.5 31.5 31.6
Cuneo fiscale sugli stipendi pari allo stipendio medio20192022202320242025
Italia 43.9 42.9 42.6 41.9 42.5
EU - 27 40.1 39.7 39.9 39.9 40.0

Il peso di tasse e contributi su uno stipendio medio in Italia è pari al 42,5 per cento contro il 40 per cento della media UE.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti il 13 maggio scorso alla Camera ha sottolineato che il Governo ha messo in campo il più rilevante intervento sul cuneo fiscale realizzato negli ultimi decenni per un valore annuo di 21 miliardi di euro su base annua per proteggere, in particolare, i redditi medio bassi.

Le novità sono state previste anche per compensare il fiscal drag, quell’aumento invisibile di tassazione che si verifica in presenza di forti ondate inflazionistiche. Ma non hanno protetto tutti e tutte allo stesso modo: il drenaggio fiscale, ad esempio, ha colpito le famiglie senza figli o figlie che non hanno potuto beneficiare dell’assegno unico, elemento di protezione fondamentale proprio perché il suo importo si adegua al costo della vita.

Che cos’è il fiscal drag?
Risponde l’ISTAT:

Si tratta di una forma di “tassazione invisibile”, che si verifica nei sistemi fiscali progressivi non indicizzati in presenza di inflazione. L’aumento dei redditi derivante da un loro aggiustamento nominale può spingere alcuni contribuenti verso scaglioni più elevati. La crescita dell’aliquota media che ne deriva risulta impropria, in quanto non riconducibile a un aumento della capacità contributiva

L’UE tira le somme: nonostante i tagli strutturali implementati negli anni recenti, il cuneo fiscale in Italia rimane troppo alto. E le direttive da seguire per Bruxelles sono diverse: evitare bonus e flat tax temporanee che rendono il sistema fiscale più complesso ma non garantiscono risultati strutturali e incidono sulla progressività complessiva del sistema fiscale, ma anche spostare il carico fiscale su altre fonti, a partire dalla revisione del regime forfettario per il lavoro autonomo fino ad arrivare a una maggiore tassazione di ricchezza e successioni.

Il Fisco pesa anche sull’occupazione femminile e giovanile

Non è solo una questione di equità, ma di futuro per l’UE. La crescita dell’occupazione che l’Italia deve necessariamente favorire passa anche dalla revisione del sistema di tassazione sul lavoro dipendente.

L’intensità del peso sul Fisco sugli stipendi incide direttamente sull’offerta di lavoro da parte di cittadini e cittadine, ovvero sull’ingresso nel mercato del lavoro da parte di coloro che ne restano fuori. Ed è anche per questo che le raccomandazioni tornano ancora una volta sulla necessità di riequilibrare la distribuzione del carico fiscale.

Particolarmente rilevante è l’analisi che riguarda i secondi percettori di reddito in famiglia che scontano un cuneo fiscale addirittura superiore alle persone single e tocca direttamente l’occupazione femminile e giovanile, tra le più basse d’Europa.

Donne e giovani restano ancora troppo poco numerosi nel mercato del lavoro retribuito. Ma un costo elevato del lavoro e la perdita di eventuali benefici previsti dal sistema di tassazione e agevolazioni familiari, come ad esempio la detrazione per il coniuge a carico, al di sotto di certi redditi, l’occupazione non si incentiva ma si frena.

È proprio sul miglioramento di questi dati che si gioca, però, il futuro dell’Italia: dalla possibilità di sostenere la spesa pensionistica grazie al contributo di un numero più elevato di persone alla stabilità dei conti pubblici, tanto cara a questo Governo e tanto utile proprio nei rapporti con l’UE.