Anteprima del Festival del Lavoro, Giorgia Meloni propone la «contro» Manovra 2020

Rosy D’Elia - Fisco

Abolizione delle micro tasse e flat tax del 15% sui redditi incrementali: i due pilastri della contro Manovra 2020 proposta da Giorgia Meloni, leader di Fratelli di Italia. Durante l'Anteprima del Festival del Lavoro, dure le critiche sull'attuale Disegno di Legge di Bilancio.

Abolizione delle micro-tasse, a partire dalle accise, e introduzione di una flat tax incrementale al 15%: sono due i pilastri della “contro” Manovra 2020 proposta da Giorgia Meloni, leader di Fratelli di Italia. Abbiamo presentato 500 emendamenti, ha affermato durante l’Anteprima del Festival del Lavoro, organizzato dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro il 22 novembre a Roma e seguito in diretta dalla redazione di Informazione Fiscale.

Dure critiche sull’attuale Disegno di Legge di Bilancio e appuntamento in piazza a Bologna il 1° dicembre per raccontare il filo conduttore delle modifiche da apportare per correggere una “Manovra tassa, spendi, vessa”.

È la descrizione di un pacchetto di misure messa a punto da uno Stato “sempre più aggressivo, sempre più aggressivo, sempre più capace di occuparsi della tua vita e fare finta di occuparsi della grande evasione fiscale ma in realtà fa caccia al gettito”.

Anteprima del Festival del Lavoro: la contro Manovra 2020 proposta da Giorgia Meloni

Dal Fisco al contrasto alla povertà: le misure inserite nel testo del governo sono tutte da smontare e sostituire con nuove proposte. La bocciatura di Giorgia Meloni è drastica e con queste parole apre il suo intervento all’anteprima del Festival del Lavoro 2020:

“È una manovra che non ha niente sulla crescita, niente sullo sviluppo, niente sul lavoro. Pagata per 16 miliardi di euro con nuovo deficit, loro che ci facevano la morale per i soldi spesi in deficit, io non sono contraria ma mi chiedo sempre per cosa si spendano, per me lo puoi fare se investi quelle risorse in qualcosa che rimane. [...]La spesa in deficit anche al 3% va bene ma per infrastrutture e investimenti, non per spesa corrente. Ovvero: indebitiamo i nostri figli per pagare il reddito di cittadinanza, secondo me è un’idiozia perché non rimane assolutamente nulla”.

È questo il pensiero alla base degli emendamenti proposti per aggiustare il tiro sulle novità proposte dal governo.

Ma sorprendentemente le dichiarazioni di maggioranza e opposizione rilasciate durante l’anteprima del Festival del Lavoro 2020, seppure in prospettiva, hanno un punto di contatto: l’idea di utilizzare le risorse del reddito di cittadinanza per la riduzione del cuneo fiscale.

Sullo stesso palco lo ha proposto il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia Francesco Boccia e lo propone anche Giorgia Meloni:

“Quest’anno abbiamo 3 miliardi sul cuneo fiscale alla fine saranno un incentivo minimo. Se gli stessi soldi (usati per il RdC) li mettiamo sul cuneo fiscale l’incentivo diventa importante”.

Abolizione delle micro tasse e flat tax: le due priorità della contro Manovra 2020

Da questi presupposti nasce la necessità di dare vita a una Legge di Bilancio 2020 alternativa, fatta di 500 emendamenti, che Fratelli d’Italia illustrerà nel dettaglio durante l’evento che sta organizzando per il 1° dicembre a Bologna.

“Smontare questa manovra e creare una manovra che sia al fianco delle famiglie, delle imprese, dei professionisti, al fianco delle persone comuni che sia in grado di dare risposte a chi lo merita” è la priorità.

Ma quali sono, o meglio quali sarebbero, i pilastri di una politica economica e fiscale alternativa a quella del governo?

“Abolizione delle micro tasse, a partire dalla riduzione delle accise”.

Giorgia Meloni non ha dubbi sulla priorità assoluta. Il testo attuale “fa il gioco delle tre carte: faccio finta di non aumentarle da una parte e le aumento dall’altra”. Linea dura anche su plastic tax e sugar tax che definisce “presuntamente etiche”: si introducono per ridurre il consumo, ma se funzionano non entra neanche un euro nelle casse dello Stato.

Nella scala delle priorità il secondo posto, poi, spetta all’introduzione della flat tax del 15% sui redditi incrementali. Giorgia Meloni riporta l’attenzione sulla tassazione piatta di cui si è discusso a lungo e animatamente per tutto il 2019 e che, col nuovo governo, risulta ormai una pratica archiviata.

Un errore perché secondo la leader di Fratelli di Italia si tratta di un sistema che permetterebbe a tutti di “lavorare di più e meglio. E per lo Stato costa poco”.

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