Decreto fiscale in arrivo: nel frattempo la Manovra si corregge con i comunicati legge

Rosy D’Elia - Fisco

Il decreto fiscale, che si attende da settimane, servirà per riscrivere alcuni punti caldi della Manovra 2026. Nel frattempo, tra norme approvate e novità annunciate, il panorama normativo resta incerto

Decreto fiscale in arrivo: nel frattempo la Manovra si corregge con i comunicati legge

Il decreto fiscale, che si attende da settimane per sciogliere alcuni nodi della Legge di Bilancio, non è stato ancora approvato. E il Governo rispolvera la prassi del comunicato legge, adottata per emergenze e scadenze imminenti.

Con una notizia pubblicata sul sito istituzionale, si mettono in stand by norme in vigore a tutti gli effetti.

È accaduto nelle scorse settimane per le ritenute sulle provvigioni. Accade per la tassa di due euro sui piccoli pacchi, per l’iper ammortamento, per la determinazione dell’imponibile IVA relativo alle permute.

Verso il decreto fiscale: nel frattempo si riscrive la Manovra con i comunicati legge

Di fatto, dopo mesi di discussioni fuori e dentro il Parlamento, la scrittura della Manovra 2026, che pure è stata già approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, non si è ancora conclusa.

Il comunicato legge diffuso ieri, 12 marzo, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze senza dubbio contiene buone notizie per le imprese e i soggetti che devono fare i conti con le misure da correggere.

Ma la difficoltà di orientarsi in un panorama normativo incerto diventa ogni giorno esponenzialmente più alta.

Ci si muove su un territorio che oscilla tra il vero delle norme approvate e il verosimile delle promesse di modifica, con un equilibrio che corre su un filo sottilissimo.

Non si discute la scelta di modificare, migliorare, rimandare norme che, di fatto, non stanno funzionando o stanno creando dei problemi.

Ma nella pianificazione normativa la forma può assumere il peso della sostanza, soprattutto quando le difficoltà operative emerse erano ben prevedibili.

Nel decreto fiscale in arrivo il rinvio della tassa sui piccoli pacchi: uno stop prevedibile

Esemplare è il caso della tassa sui piccoli pacchi in arrivo da paesi extra UE che viene rinviata fino al 30 giugno 2026.

Nei primi mesi dell’anno ha avuto un effetto boomerang sulla catena della logistica perché le spedizioni sono state dirottate in altri paesi UE per poi arrivare via terra in Italia.

La soluzione adottata per aggirare il contributo ha reso anche impossibile raggiungere due degli obiettivi principali: fare cassa e limitare l’impatto ecologico dei flussi commerciali.

Ma il fallimento del biglietto di ingresso imposto dall’Italia non stupisce. Basta guardare ai vecchi proverbi per legiferare in maniera più efficace: la fretta non è mai una buona consigliera.

Questa nuova tassa arriva dalle discussioni in corso sul tema in sede comunitaria. Molto apprezzata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, promotore di una applicazione con effetti immediati anche in UE, è entrata per direttissima nella Manovra 2026 quando la discussione europea, però, era ancora in corso e un coordinamento con le novità doganali era impossibile.

Il comunicato legge diffuso ieri sottolinea: “Il differimento dell’efficacia della norma risponde alla necessità di consentire l’adeguamento del sistema informativo dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli”.

Ma in realtà lo stesso Giorgetti a fine gennaio aveva ammesso: “Valuteremo (la proroga), c’è una decisione europea e vedremo di renderla coerente”. Ma dare coerenza alle norme non è un’operazione che precede la loro approvazione?

L’esigenza di rinviare il contributo sulle spedizioni a luglio, quando entrerà in vigore la stessa tassa del valore di 3 euro in versione europea, non è una necessità sopraggiunta, ma l’epilogo più logico e prevedibile, visti i lavori in corso in UE che Giorgetti ha seguito in prima persona.

Nel decreto fiscale l’estensione dell’iper ammortamento limitato dal Governo a ridosso dell’ok sulla Manovra

Allo stesso modo i nodi che derivano dalla clausola made in Europe per i beni agevolabili con l’iper ammortamento non sono un fulmine a ciel sereno, anzi. La complicazione, che ora si deve affrontare correggendo la norma con un’altra norma da inserire nel prossimo decreto fiscale, è stata creata durante i lavori parlamentari sulla Legge di Bilancio 2026.

A due settimane dalla scadenza per l’approvazione della Manovra, il Governo ha presentato un emendamento con le novità per le imprese. E proprio con questo pacchetto di modifiche è stata inserita nella Legge di Bilancio 2026 la clausola made in Europe, che ha bloccato l’approvazione del provvedimento attuativo e ora è da eliminare.

“Nella versione attuale la misura è limitata agli investimenti realizzati all’interno dello spazio economico europeo. Alla luce delle numerose richieste pervenute dal mondo imprenditoriale, abbiamo deciso di intervenire per estendere l’agevolazione anche agli investimenti effettuati in altre aree del mondo, con l’obiettivo di offrire maggiori opportunità alle imprese e favorire i processi di crescita e internazionalizzazione. Una volta approvata la norma sarà possibile sbloccare anche il relativo decreto attuativo, strettamente collegato a questo intervento. Confidiamo che già nel prossimo Consiglio dei ministri si possa completare l’iter e portare a compimento questo importante provvedimento”.

Ha detto il vice ministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo ieri, in apertura dei lavori del forum nazionale “Le novità fiscali, la legge di Bilancio 2026”, promosso dall’Ordine e dalla Fondazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.

L’Esecutivo si comporta come Penelope con la tela: fa e disfa di continuo. Prende tempo. E pure sulla data di attuazione del prossimo decreto fiscale con le novità, ancora non ci sono notizie certe: Leo così come i comunicati stampa parlano di un futuro prossimo non ben identificato.

Ma se le correzioni sulle singole misure presto o tardi arrivano, la questione più complessa dell’incertezza normativa non si risolve con un decreto e ha effetti rilevanti su tutto il sistema economico, soprattutto quando le novità riguardano anche rapporti e flussi internazionali o aspetti cruciali come la pianificazione dei grandi investimenti da parte delle aziende.

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