Plastic tax nella Legge di Bilancio 2020: come funziona e su quali prodotti si paga

Rosy D’Elia - Imposte

Plastic tax, con la Legge di Bilancio 2020 si introduce una tassa di 45 centesimi di euro per ogni kg di plastica presente nei manufatti con singolo impiego, MACSI. È tenuto a versarla chi produce, acquista o importa questa tipologia di prodotti, ma il timore è che abbia un impatto sui costi per i consumatori. La tassa sulla plastica nel testo approvato al Senato il 16 dicembre 2019 appare rivista in più punti rispetto all'impianto originario.

Plastic tax nella Legge di Bilancio 2020: come funziona e su quali prodotti si paga

Plastic tax nella Legge di Bilancio 2020: a partire da luglio chi produce, acquista da altri paesi Europei o importa MACSI, manufatti con singolo impiego, è tenuto a versare una tassa di 45 centesimi di euro per ogni chilogrammo di plastica presente. Sono esclusi i MACSI compostabili e quelli utilizzati in campo medico.

L’impianto della tassa sulla plastica, presente nel testo approvato al Senato il 16 dicembre 2019, è il risultato finale di una serie di revisioni: in prima battuta si è parlato di un versamento di un euro per ogni chilogrammo di plastica, dimezzato a 50 centesimi e poi portato a 45 nella versione attuale.

La novità non interessa direttamente i consumatori, ma è forte il rischio che il maggiore costo per le aziende ricada sui costi finali.

L’introduzione della nuova tassa sulla plastica è al centro di un’accesa discussione: chi è contrario vede la sua origine nella necessità di fare gettito. Ma in realtà l’origine è da rintracciare nella direttiva comunitaria del 5 giugno 2019 n. 2019/904/UE.

Non si tratta di un’iniziativa totalmente italiana, ma da inquadrare nelle misure UE a sostegno dell’ambiente.

Durante l’audizione nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge di bilancio per il triennio 2020-2022 del 12 novembre, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri ha sottolineato l’importanza della nuova misura:

“Esistono direttive europee che vieteranno fra poco alcuni oggetti prodotti con plastica monouso e quindi è ragionevole che si utilizzi anche la leva fiscale per incentivare e sostenere una graduale riduzione della plastica monouso, che va ridotta. Non solo ridotta, anche riciclata. Esistono le tre ‘R’, riduzione, riciclo e riuso e noi dobbiamo sostenerle tutte, quindi è giusto che anche il riciclo debba essere incentivato ulteriormente”.

Ma nella stessa occasione aveva anche già annunciato la volontà di rivedere l’impianto definito nel DDL Bilancio presentato al Senato a inizio novembre.

Plastic tax nella Legge di Bilancio 2020: che cos’è e come nasce

Il testo della Legge di Bilancio così come approvato al Senato con i commi 634-658, articolo 1, introduce due novità.

Da un latro un’imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (MACSI) che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili e dei dispositivi medici o adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.

E dall’altro un credito di imposta del 10% a cui possono avere accesso le imprese attive nel settore delle materie plastiche, produttrici di MACSI, per le spese sostenute, dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti compostabili.

In prima battuta si stimava che la tassa sulla plastica potesse portare nelle casse dello stato circa 1,08 miliardi per l’anno 2020, 1,78 miliardi per l’anno 2021, 1,54 miliardi per l’anno 2022 e 1,72 miliardi per l’anno 2023. Cifre che, stando alle ultime modifiche, devono essere più che dimezzate.

Mentre il bonus per le imprese avrebbe un costo di 30 milioni di euro per l’anno 2021.

Il meccanismo è finalizzato ad arginare la crescente produzione di imballaggi e contenitori monouso di materie plastiche e la dispersione nell’ambiente, in linea con quanto stabilito dalla direttiva comunitaria del 5 giugno 2019 n. 2019/904/UE.

Nell’audizione del 12 novembre, Roberto Gualtieri sottolineava con forza la necessità di inserire la plastic tax nel sistema, ma mostrava già un’apertura del governo a una possibile revisione, concretizzata nel testo della Legge di Bilancio 2020 approvato al Senato.

“Abbiamo avviato una riflessione tecnica in un dialogo con gli operatori del settore e auspichiamo che il Parlamento intervenga per migliorare questa misura.
Mettiamo a disposizione il lavoro che stiamo facendo con gli operatori per rimodulare questa misura, salvaguardando la ratio di un intervento che disincentivi l’abuso della plastica monouso e quindi favorisca processi produttivi e anche organizzativi che riducano l’utilizzo di questo prodotto”.

Plastic tax nella Legge di Bilancio 2020: soggetti obbligati a versare la tassa sulla plastica

Con le novità introdotte dalla Legge di Bilancio impone il versamento di 45 centesimi di euro per ogni chilogrammo di materia plastica contenuta nei prodotti MACSI, anche in forma di fogli, pellicole o strisce.

Sono esclusi dal campo di applicazione dell’imposta i materiali compostabili e alcuni prodotti sanitari.

Il comma 637 individua come soggetti passivi dell’imposta le seguenti categorie:

  • il fabbricante dei MACSI realizzati nel territorio nazionale;
  • il soggetto che acquista i MACSI nell’esercizio dell’attività economica oppure il cedente nel caso in cui i prodotti siano acquistati da un consumatore privato quando provengono da altri Paesi dell’Unione europea;
  • l’importatore per quelli provenienti da Paesi terzi.

L’accertamento dell’imposta avviene sulla base di dichiarazioni trimestrali che devono contenere tutti gli elementi necessari per determinare le somme dovute.

L’importo minimo dovuto è fissato a 10 euro, al di sotto di questa soglia l’imposta non deve essere versata e non è necessario presentare alcuna dichiarazione.

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