Mentre flat tax e rottamazione dividono, sull’IRPEF tutti (quasi) d’accordo

Rosy D’Elia - Irpef

Così come nella politica, anche tra lettrici e lettori di Informazione Fiscale flat tax e rottamazione dividono le opinioni. Sul taglio delle aliquote dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, invece, sembrano essere tutti d'accordo

Mentre flat tax e rottamazione dividono, sull'IRPEF tutti (quasi) d'accordo

In questa calda estate fiscale i temi dominanti sono degli intramontabili evergreen: flat tax, rottamazione delle cartelle, riduzione della pressione fiscale e, in particolare, dell’IRPEF.

La flat tax divide. Anzi, dovremmo usare il plurale: le tasse piatte dividono. Lo dimostra da anni la politica, lo confermano coloro che hanno partecipato al sondaggio estivo condotto sul tema dalla redazione.

Ma le strade per semplificare i calcoli delle imposte sono infinite e possono toccare diverse categorie di contribuenti.

Su una soluzione ad ampio raggio, che interesserebbe anche i dipendenti, ha parlato il viceministro Antonio Tajani a inizio agosto, riportando in vita uno dei progetti che Silvio Berlusconi non ha mai realizzato e ha lasciato in eredità a questo Governo.

Mentre si traccia il percorso che, con tutta probabilità, poterà alla rottamazione quinquies, i dati raccolti dal 2016 al 2024 fanno emergere alcuni punti critici importanti. Oggi è in corso l’edizione quater, messa in campo dall’attuale Governo con la Legge di Bilancio 2023, che offre la possibilità di mettersi in regola senza pagare interessi e sanzioni e si pone in linea di continuità con le precedenti.

Il primo punto rilevante è che il valore dei debiti oggetto delle definizioni agevolate cresce sempre di più. Dalla prima alla quarta rottamazione il numero di cittadini e cittadine aderenti è raddoppiato, passando a 1,7 milioni di persone a circa 3 milioni, mentre la mole delle cartelle da sanare è passata da 34,5 miliardi a 97,3 miliardi.

Il secondo aspetto centrale è che il successo delle diverse rottamazioni è più teorico che pratico: a fronte di un grande interesse e di un numero di adesioni importanti, anche se minimo rispetto al numero complessivo di persone non in regola che supera i 21,8 milioni, gli incassi delle prime tre definizioni agevolate delle cartelle negli anni sono calati sempre di più e non hanno mai superato la metà di quanto previsto.

Anche la rottamazione quater viaggia con uno scarto importante tra aspettative e realtà, ma i giochi sono ancora aperti visto che si concluderà nel 2027 e periodicamente viene offerta ai contribuenti che hanno aderito nel 2023 la possibilità ritornare a pagare.

Accanto all’IRPEF, la flat tax entra nelle priorità dell’autunno, ma la tassa piatta divide

In Italia, l’esempio principale di flat tax è rappresentato dal regime forfettario per le partite IVA.

Ma se ne contano già diverse nell’attuale sistema tributario: sono le imposte sostitutive ad aliquota unica che, semplificando, permettono ai contribuenti di pagare a forfait.

L’idea di mettere in cantiere una nuova flat tax incontra il favore dell’82 per cento di coloro che hanno risposto al sondaggio tramite le pagine del giornale, solo il 18 per cento non è favorevole, e al contrario solo il 44 per cento di chi si è espresso tramite Linkedin.

Lettrici e lettori si dividono. Ed è un dato che non stupisce. Il tema è divisivo anche per chi è d’accordo a un appiattimento della tassazione.

La flat tax divide anche chi è d’accordo sulla tassa piatta

Nella campagna elettorale del 2022 la tassa piatta ha rappresentato un punto del programma Per un Fisco equo della coalizione Fratelli d’Italia - Forza Italia - Lega, poi risultata vincente alle elezioni, ma oggi anche le forze di maggioranza si dividono sulle modalità da seguire per passare dalla teoria alla pratica, anche perché sono innumerevoli le possibilità.

“Io credo che si possa arrivare anche una flat tax al 24 per cento.

Questa è la priorità, abbassare la pressione fiscale. Lo diciamo anche per quanto riguarda i lavoratori (dipendenti).

Io credo che si debba cominciare a riflettere sull’abbattimento della pressione fiscale per gli straordinari, per i festivi, per i premi di produzione”.

Ha detto Tajani dal palco degli Stati Generali del Mezzogiorno che si sono tenuti a Reggio Calabria dal 1° al 3 agosto.

Ma nelle settimane precedenti la Lega, da sempre affezionata al tema, ha parlato di una idea di flat tax diversa da quella che arriva dalla storia di Forza Italia con un 15 per cento su base familiare.

Prima della flat tax, la priorità è il taglio IRPEF al ceto medio

Quello che è certo è che, oltre ad essere nelle intenzioni condivise della maggioranza fin dai primi passi, il progetto di un appiattimento della tassazione è stato messo nero su bianco anche nella legge delega per la riforma fiscale.

Ma attualmente non sembra né prioritario né, soprattutto, facilmente praticabile. Anzi.

E le motivazioni sono semplici. Nel progetto di revisione del sistema tributario, al capitolo dell’IRPEF, si traccia la “prospettiva della transizione verso l’aliquota impositiva unica” con un percorso graduale che passa, ad esempio, anche da una flat tax sulle tredicesime per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, mai concretizzata dal 2023.

L’iter di appiattimento della tassazione, però, si sta dimostrando più complesso del previsto e la dimostrazione è la difficoltà di intervenire ancora una volta sull’IRPEF, dopo aver confermato in via strutturale il sistema a tre aliquote e scaglioni.

Eppure la posta in gioco non è un taglio netto, ma un doppio intervento di riduzione della pressione fiscale:

  • la riduzione di due punti percentuali sulla seconda aliquota, dal 35 al 33 per cento;
  • l’estensione del secondo scaglione IRPEF da 50.000 a 60.000 euro, proposto soprattutto per agevolare il ceto medio.

Come ha confermato lo stesso Tajani e come da più fronti il Governo conferma dall’inizio dell’anno, questa è la priorità assoluta e il nodo da sciogliere a partire da settembre. E gli altri partiti della maggioranza sono d’accordo, trovando alcuni spazi di accordo anche tra i partiti di opposizione (Italia Viva su tutti).

Il progetto dell’IRPEF si è arenato per una ragione tanto semplice quanto dirimente: la necessità di trovare delle coperture.

E se allora il primo obiettivo per l’autunno è trovare un bacino di risorse per tenere fede alle promesse fatte al ceto medio, recuperare un margine di manovra tale da permettere anche un appiattimento ad ampio raggio appare oggi un’impresa difficile, se non impossibile.

Questo sito contribuisce all'audience di Logo Evolution adv Network