Cos’è la flat tax? Un esempio pratico

Cos'è la flat tax? Facciamo il punto di come funziona la proposta di un'imposta fissa in sostituzione di aliquote e scaglioni IRPEF, con un utile esempio pratico.

La flat tax torna protagonista delle proposte di riforma in materia fiscale, in vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022.

Cos’è e come funziona?

La “tassa piatta” prevede un’aliquota unica che appiattisce, appunto, la progressività dell’imposta dovuta.

Si tratta di un modello di tassazione su cui di tanto in tanto si accendono i riflettori e nel corso dell’ultima legislatura è stata la Lega ad aver portato avanti con forza la sua proposta di flat tax.

Attuata in parte, ma mai partita davvero per i redditi fino a 100.000 euro, prevedeva un’introduzione graduale della tassazione piatta con una Fase 2 in cui dare vita a una tassa unica del 15 per cento rivolta alle famiglie e una Fase 3 per tutti i contribuenti, senza alcun vincolo.

L’ultima parziale riforma fiscale varata in materia di imposte sui redditi prevista dalla Legge di Bilancio 2022 ha modificato gli scaglioni IRPEF, ma non è intervenuta sull’attuale flat tax prevista per i contribuenti titolari di partita IVA nel regime forfettario.

Cos’è la flat tax e come funziona?

Ma cos’è la flat tax e soprattutto come funziona l’imposta fissa del 15 per cento?

Una delle grandi questioni sulla quale ci si interroga da anni e con maggiore insistenza a partire dalla nascita del primo Governo Conte qualche anno fa è se all’Italia serva davvero la flat tax (tassa piatta ad aliquota unica) oppure se conviene partire dal ridurre la tassazione progressiva IRPEF sui redditi da lavoro.

Se lo chiedono non solo i rappresentanti della politica italiana (almeno dal 1994...) ma anche imprese e professionisti.

Come ormai noto, a volere fortemente l’introduzione in Italia della flat tax, con aliquota al 15 per cento secondo la Lega (al 23 per cento secondo la proposta di FI), è la coalizione di centrodestra.

Le discussioni su come funziona la flat tax e soprattutto su cos’è non si sono placate e tornano in auge periodicamente.

A far discutere negli scorsi anni era stato il servizio con il quale la trasmissione Report ha mostrato l’insuccesso della tassa piatta nei Paesi in cui è stata introdotta.

Un tema complesso, per il quale è bene tornare ad analizzare non solo la definizione della misura ma anche i suoi risvolti pratici, vantaggi e svantaggi, partendo da un esempio numerico.

Per i lettori interessati si segnala il video allegato al presente articolo: si tratta di una intervista che abbiamo realizzato nel giugno del 2017 all’Onorevole Claudio Borghi, consigliere economico della Lega di Matteo Salvini.

Si tratta di un’intervista datata ma comunque molto significativa, soprattutto nella prima parte in cui si parla proprio di flat tax.

Se ne consiglia quindi la visione a chi volesse approfondire ulteriormente il tema in oggetto.

Cos’è la flat tax? Il modello di tassazione piatta

Per spiegare in modo semplice cos’è flat tax proposta dalla Lega è stata usata la definizione di “tassa piatta”: al posto delle attuali cinque aliquote Irpef e dei cinque scaglioni di reddito, il centrodestra mira ad introdurre un’aliquota unica.

Nello specifico, è quella della Lega la proposta definita come “più estrema”, con la flat tax al 15 per cento per tutti, persone fisiche e società.

Nella proposta originaria, per il rispetto del principio della proporzionalità dell’imposta e secondo quanto previsto dall’art. 53 della Costituzione, è prevista l’introduzione di due scaglioni: da 0 a 35 mila euro e da 35 mila a 50 mila euro per i quali è prevista l’applicazione di una deduzione fissa pari a 3.000 euro.

La deduzione si applica sia alle famiglie che ai single per i contribuenti nel primo scaglione mentre per i redditi pari o superiori a 35.000 euro spetta soltanto per i familiari a carico.

Resterebbe invariato il sistema di esenzione totale per i redditi più bassi: si parla attualmente di una no tax area per i redditi fino a 7.000 euro.

La Lega non è l’unico partito ad aver presentato una propria proposta di riforma IRPEF.

Secondo la proposta di Forza Italia, portata avanti da Berlusconi dal 1994, la flat tax dovrebbe invece essere al 23 per cento, con un’esenzione fiscale per i redditi fino a 12.000 euro e, anche in questo caso, con sistemi di detrazioni e deduzioni per famiglie e redditi bassi.

Le due proposte sono notevolmente differenti: analizziamo cos’è la flat tax e come cambierebbe il sistema di tassazione sui redditi secondo quanto previsto dal programma della Lega.

Cos’è la Flat tax: alcuni esempi pratici per capire come funziona

Di seguito cercheremo di capire con un esempio pratico come funziona (o meglio, potrebbe funzionare) la flat tax con aliquota al 15 per cento, partendo dalla proposta originaria prevista dalla Lega.

Prendiamo, come primo esempio, il caso di un single che nell’anno ha guadagnato 20.000 euro lordi. Per calcolare le imposte da pagare bisognerà innanzitutto sottrarre dal reddito i 3.000 euro di deduzioni previste; l’importo di reddito netto dovrà quindi esser assoggettato all’aliquota del 15 per cento.

Il procedimento è il seguente:

  • 20.000 euro (reddito lordo) - 3.000 euro (deduzione) = 17.000 euro (reddito imponibile)
  • 17.000 euro x 15 per cento (aliquota flat tax) = 2.550 euro (imposta dovuta).

Prendiamo ora come esempio il caso di una famiglia con un reddito annuo pari a 37.000 euro e con due figli. In questo caso bisognerà sottrarre dal reddito i 9.000 euro di deduzione prevista per i carichi di famiglia e applicare l’aliquota del 15 per cento sull’imponibile: l’imposta dovuta sarà quindi pari a 4.200 euro.

Flat tax: cos’è e come funziona? Vantaggi e svantaggi

Capire cos’è la flat tax è molto più facile di analizzare quali potrebbero essere vantaggi e svantaggi dell’introduzione della tassazione ad aliquota fissa del 15 per cento.

Secondo i fautori della proposta, seppur considerando le differenze tra la flat tax di Salvini e quella di Berlusconi, i vantaggi principali sarebbero tre:

  • ridurre la pressione fiscale sia per le famiglie che per le imprese;
  • contrastare l’evasione fiscale;
  • semplificare il sistema con la razionalizzazione delle attuali detrazioni.

Eppure sono in molti a ritenere che la flat tax in Italia porterebbe per lo più svantaggi: i contro dell’introduzione di una tassa piatta al 15 per cento o al 23 per cento sarebbero in primis le minori entrate per lo Stato ma anche il rischio di avvantaggiare i più ricchi e, quindi, di introdurre una legge ad alto rischio incostituzionalità.

La flat tax attuale è solo per le partite IVA nel regime forfettario

Attualmente la flat tax è operativa solo per i contribuenti titolari di partita IVA nel regime forfettario, ovvero nell’ambito di un regime agevolato privo di IRPEF, addizionali, IVA, Irap e non soggetto a studi di settore o ISA.

Con la Legge di Bilancio 2019 è stato innalzato per tutti i contribuenti operanti nel regime (agevolato) forfettario il fatturato limite fino al quale è possibile operare, ed è pari a 65.000,00 euro a prescindere dal tipo di attività svolta.

Sul fatturato viene applicato un coefficiente di redditività; tale coefficiente viene moltiplicato per i ricavi/compensi incassati al fine di ottenere il reddito fiscale.

Su questo reddito si applica quindi l’attuale flat tax, che può essere:

  • del 5 per cento per le nuove attività;
  • del 15 per cento per le attività già operative.

Per dovere di cronaca è bene evidenziare che l’attuale flat tax - ma si dovrebbe più correttamente parlare di regime forfettario esteso - è stata introdotta per la prima volta con la Legge di Bilancio 2015 (Legge numero 190/2014).

Flat tax per le partite IVA nella legge delega sulla riforma fiscale

La flat tax non è protagonista solo della campagna elettorale, ma è stata una delle proposte al centro anche della discussione sulla riforma fiscale, con alcune novità per quel che riguarda le partite IVA.

La legge delega approvata dalla Camera, rimasta in standby in Senato a causa della crisi di Governo, prevede infatti l’introduzione di un nuovo regime fiscale agevolato per le partite IVA.

Alla flat tax per i forfettari fino a 65.000 euro viene affiancato un nuovo regime sostitutivo per chi supera i limiti, volto ad accompagnare gradualmente l’impresa o il professionista verso l’IRPEF.

Stando ai contenuti della legge delega, la flat tax “extra” verrebbe applicata per i due periodi di imposta successivi al passaggio dal regime forfetario al regime ordinario IRPEF.

Una previsione che richiama alla mente il progetto della flat tax incrementale fino a 100.000 euro, previsto dalla Legge di Bilancio 2019 ma abolito prima ancora di entrare in vigore nel 2020.

Nell’ambito della riforma fiscale si è quindi parlato ancora di flat tax, e nello specifico di una scivolo per i fuoriusciti dal forfettario.

Quel che è certo è che ora la palla passerà al nuovo Governo che si formerà a seguito delle elezioni politiche del 25 settembre 2022, al quale spetterà il compito di far ripartire la discussione sulla riforma del sistema tributario.

Di vantaggi e svantaggi della flat tax, e della sua possibile estensione non solo alle imprese ma anche alle famiglie, si parlerà quindi anche nei prossimi mesi.

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