Cos’è la flat tax? Un esempio pratico

Flat tax, cos'è e come funziona? Durante le consultazioni per la formazione del governo diretto da Mario Draghi si riaccendono i riflettori sul tema, ma dal premier incaricato arriva un veto su tassa piatta e aliquota unica. Analizziamo di seguito pro e contro con un esempio pratico.

Flat tax, cos’è e come funziona? La “tassa piatta” che periodicamente torna al centro delle discussioni politiche prevede un’aliquota unica che appiattisce, appunto, la progressività dell’imposta dovuta.

Si tratta di un modello di tassazione su cui di tanto in tanto si accendono i riflettori, recentemente la Lega, prima al governo e poi all’opposizione, ha portato avanti con forza la sua proposta di flat tax.

Attuata in parte, ma mai partita davvero per i redditi fino a 100.000 euro, prevedeva un’introduzione graduale della tassazione piatta con una fase 2 in cui dare vita a una tassa unica del 15% rivolta alle famiglie e una Fase 3 per tutti i contribuenti, senza alcun vincolo.

Oggi la formazione del nuovo governo arriva proprio nel momento in cui la discussione sulla riforma Irpef, congelata dalla pandemia un anno fa, ha ripreso vita. Il tema non può che essere al centro delle consultazioni che si stanno svolgendo in questi giorni ma il premier incaricato Mario Draghi, secondo le indiscrezioni emerse nella giornata del 9 febbraio 2021, nel dialogo con i partiti avrebbe posto un veto totale sulla flat tax.

Intervenire sull’Irpef è necessario, ma senza ridurre la progressività.

Cos’è la flat tax e come funziona?

Ma cos’è la flat tax e soprattutto come funziona l’imposta fissa del 15%?

Una delle grandi questioni sulla quale ci si interroga da anni e con insistenza a partire dalla nascita del primo Governo Conte è se all’Italia serva davvero la flat tax (tassa piatta ad aliquota unica) oppure se conviene partire dal ridurre la tassazione progressiva Irpef sui redditi da lavoro. Se lo chiedono non solo i rappresentanti della politica italiana (almeno dal 1994...) ma anche imprese e professionisti.

Come ormai noto, a volere fortemente l’introduzione in Italia della flat tax, con aliquota al 15% secondo la Lega (al 23% secondo la proposta di FI), è la coalizione di centrodestra.

Le discussioni su come funziona la flat tax e soprattutto su cos’è non si sono placate e tornano in auge periodicamente.

A far discutere negli scorsi anni era stato il servizio con il quale Report ha mostrato l’insuccesso della tassa piatta nei Paesi in cui è stata introdotta.

Un tema complesso, per il quale è bene tornare ad analizzare non solo la definizione della misura ma anche i suoi risvolti pratici, vantaggi e svantaggi, partendo da un esempio numerico.

Per i lettori interessati si segnala il video allegato al presente articolo: si tratta di una intervista che abbiamo realizzato nel giugno del 2017 all’Onorevole Claudio Borghi, consigliere economico della Lega di Matteo Salvini. Si tratta di un’intervista datata ma comunque molto significativa, soprattutto nella prima parte in cui si parla proprio di flat tax. Se ne consiglia quindi la visione a chi volesse approfondire ulteriormente il tema in oggetto.

Cos’è la flat tax? Il modello di tassazione piatta

Per spiegare in modo semplice cos’è flat tax proposta dalla Lega è stata usata la definizione di “tassa piatta”: al posto delle attuali cinque aliquote Irpef e dei cinque scaglioni di reddito, il centrodestra mira ad introdurre un’aliquota unica.

Nello specifico, è quella della Lega la proposta definita come “più estrema”, con la flat tax al 15% per tutti, persone fisiche e società.

Nella proposta originaria, per il rispetto del principio della proporzionalità dell’imposta e secondo quanto previsto dall’art. 53 della Costituzione, è prevista l’introduzione di due scaglioni: da 0 a 35 mila euro e da 35 mila a 50 mila euro per i quali è prevista l’applicazione di una deduzione fissa pari a 3.000 euro.

La deduzione si applica sia alle famiglie che ai single per i contribuenti nel primo scaglione mentre per i redditi pari o superiori a 35.000 euro spetta soltanto per i familiari a carico.

Resterebbe invariato il sistema di esenzione totale per i redditi più bassi: si parla attualmente di una no tax area per i redditi fino a 7.000 euro.

La Lega non è l’unico partito ad aver presentato una propria proposta di riforma Irpef.

Secondo la proposta di Forza Italia, portata avanti da Berlusconi dal 1994, la flat tax dovrebbe invece essere al 23%, con un’esenzione fiscale per i redditi fino a 12.000 euro e, anche in questo caso, con sistemi di detrazioni e deduzioni per famiglie e redditi bassi.

Le due proposte sono notevolmente differenti: analizziamo cos’è la flat tax e come cambierebbe il sistema di tassazione sui redditi secondo quanto previsto dal programma della Lega.

Cos’è la Flat tax: alcuni esempi pratici per capire come funziona

Di seguito cercheremo di capire con un esempio pratico come funziona (o meglio, potrebbe funzionare) la flat tax con aliquota al 15%, partendo dalla proposta originaria prevista dalla Lega.

Prendiamo, come primo esempio, il caso di un single che nell’anno ha guadagnato 20.000 euro lordi. Per calcolare le imposte da pagare bisognerà innanzitutto sottrarre dal reddito i 3.000 euro di deduzioni previste; l’importo di reddito netto dovrà quindi esser assoggettato all’aliquota del 15%.

Il procedimento è il seguente:

  • 20.000 euro (reddito lordo) - 3.000 euro (deduzione) = 17.000 euro (reddito imponibile)
  • 17.000 euro x 15% (aliquota flat tax) = 2.550 euro (imposta dovuta).

Prendiamo ora come esempio il caso di una famiglia con un reddito annuo pari a 37.000 euro e con due figli. In questo caso bisognerà sottrarre dal reddito i 9.000 euro di deduzione prevista per i carichi di famiglia e applicare l’aliquota del 15% sull’imponibile: l’imposta dovuta sarà quindi pari a 4.200 euro.

Flat tax: cos’è e come funziona? Vantaggi e svantaggi

Capire cos’è la flat tax è molto più facile di analizzare quali potrebbero essere vantaggi e svantaggi dell’introduzione della tassazione ad aliquota fissa del 15%.

Secondo i fautori della proposta, seppur considerando le differenze tra la flat tax di Salvini e quella di Berlusconi, i vantaggi principali sarebbero tre:

  • ridurre la pressione fiscale sia per le famiglie che per le imprese;
  • contrastare l’evasione fiscale;
  • semplificare il sistema con la razionalizzazione delle attuali detrazioni.

Eppure sono in molti a ritenere che la flat tax in Italia porterebbe per lo più svantaggi: i contro dell’introduzione di una tassa piatta al 15% o al 23% sarebbero in primis le minori entrate per lo Stato ma anche il rischio di avvantaggiare i più ricchi e, quindi, di introdurre una legge ad alto rischio incostituzionalità.

La flat tax attuale è solo per le partite IVA nel regime forfettario

Attualmente la flat tax è operativa solo per i contribuenti titolari di partita IVA nel regime forfettario, ovvero nell’ambito di un regime agevolato privo di Irpef, addizionali, IVA, Irap e non soggetto a studi di settore o ISA.

Con la Legge di Bilancio per l’anno 2019 il Governo Conte formato da Lega e M5S ha innalzato per tutti i contribuenti operanti nel regime (agevolato) forfettario il fatturato limite fino al quale è possibile operare: il nuovo limite è 65.000,00 euro, a prescindere dal tipo di attività svolta.

Sul fatturato viene applicato un coefficiente di redditività; tale coefficiente viene moltiplicato per i ricavi/compensi incassati al fine di ottenere il reddito fiscale. Su questo reddito si applica quindi l’attuale flat tax, che può essere:

  • del 5% per le nuove attività;
  • del 15% per le attività già operative.

Per dovere di cronaca è bene evidenziare che l’attuale flat tax - ma si dovrebbe più correttamente parlare di regime forfettario esteso - è stata introdotta per la prima volta con la Legge di Bilancio 2015 (Legge numero 190/2014).

Flat tax per le famiglie, la Fase 2 della tassa piatta nel disegno di legge della Lega

La Lega, anche dopo aver lasciato la squadra di Governo, non ha abbandonato il proprio progetto di estensione della flat tax del 15% anche per le famiglie.

Il 29 maggio 2020 è stato presentato il nuovo disegno di legge per l’avvio della tassa piatta del 15% per tutti.

Dopo la prima fase, destinata alla flat tax per le partite Iva, vengono previste la Fase 2 e la Fase 3 della flat tax.

La seconda fase, si legge nel disegno di legge, viene attuata attraverso:

  • l’introduzione della flat tax per le famiglie fiscali;
  • l’accorpamento delle ultime tre aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • l’introduzione per 3 anni della flat tax sul reddito incrementale Irpef e Ires;
  • la riduzione dell’aliquota dell’Ires.

La flat tax della Fase 2 si applicherebbe alla famiglia fiscale, secondo i seguenti limiti di reddito:

  • 30.000 euro nel caso in cui la famiglia fiscale sia composta da un unico contribuente senza coniuge e senza familiari a carico (cd. famiglia monocomponente);
  • 55.000 euro nel caso in cui la famiglia fiscale sia composta da un contribuente e da almeno il coniuge a carico o un familiare a carico (cd. famiglia monoreddito);
  • 70.000 euro nel caso in cui la famiglia fiscale sia composta da due coniugi contribuenti, a prescindere che abbiamo o meno familiari a carico (cd. famiglia bireddito).

La terza fase interessa l’applicazione della flat tax indistintamente a tutte le persone fisiche che compongono la famiglia fiscale, a prescindere dal reddito.

Ma anche questa volta la possibilità che il progetto diventi realtà sembra molto remota: difficilmente il premier incaricato Mario Draghi, se dovesse essere lui a guidare il paese nei prossimi mesi, deciderà di fare un passo indietro rispetto al suo veto su flat tax e aliquota unica.

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