Dal MEF arrivano i dati sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025. La no tax area per i redditi bassi, unitamente a bonus e detrazioni, azzerano l'IRPEF per 11,3 milioni di contribuenti
Il peso del Fisco non è uguale per tutti e, in virtù del criterio di progressività e del principio della capacità contributiva dettati dalla Costituzione, chi più ha più paga.
Al contrario, i titolari di redditi bassi sono gravati in misura inferiore dagli obblighi tributari, e a confermarlo sono i dati diffusi dal Ministero dell’Economia relativi alla dichiarazione dei redditi 2025.
Nelle statistiche rese note il 23 aprile 2026 emerge, come ogni anno, una quota consistente di contribuenti che non versano un euro di IRPEF.
Si tratta di 11,3 milioni di dichiaranti, non evasori ma esentati dal Fisco per via di redditi in no tax area, bonus e detrazioni che “assorbono” il conto dovuto.
Dichiarazione dei redditi: no tax area, bonus e detrazioni tagliano l’IRPEF per 8,7 milioni di contribuenti
La pubblicazione dei dati del MEF relativi alle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi arriva puntuale e, mentre si scaldano i motori per il lancio del modello 730 precompilato, fornisce una panoramica dei contribuenti obbligati o meno verso il Fisco.
Per l’anno d’imposta 2024, e quindi in relazione alle dichiarazioni inviate nel 2025, il conto totale dell’IRPEF è pari a 197,4 miliardi di euro, in crescita del 3,9 per cento rispetto al 2023. Il valore pro capite è pari a 5.790 euro, ma il totale dovuto dal singolo varia in maniera considerevole in base alla fascia di reddito di appartenenza.
La progressività dell’IRPEF, unita al sistema di sconti fiscali che agiscono sull’imposta lorda, crea un altalena che premia i titolari di redditi più bassi, tipicamente entro i 20.000/25.000 euro. Il risultato in termini pratichi è che per 11,3 milioni di contribuenti il conto finale è integralmente azzerato.
Ma chi sono i soggetti che non versano imposte? Non si parla di evasione, ed è bene specificarlo, ma in primis di soggetti che rientrano nella no tax area IRPEF, fino a 8.500 euro.
Come evidenziato nell’analisi dei dati pubblicata dal MEF, per oltre 8,7 milioni di contribuenti l’imposta è pari a zero per via di livelli reddituali compresi nelle fasce di esonero dagli obblighi dichiarativi, di contribuenti titolari di detrazioni che azzerano l’imposta lorda ma anche di persone che dichiarano unicamente redditi soggetti a imposta sostitutiva, ad esempio la cedolare secca sugli affitti.
Torna quindi all’attenzione il tema dell’erosione della base imponibile IRPEF, emerso nei lavori che hanno portato alla rimodulazione di aliquote e scaglioni nel corso dell’attuazione della riforma fiscale.
Categorie sempre più ampie di redditi restano escluse integralmente dal perimetro della principale imposta sui redditi, così come il numero sempre più elevato di tax expenditures crea un intreccio di esenzioni e regole particolareggiate che incidono sugli obblighi tributari dei contribuenti.
Il bonus in busta paga azzera l’IRPEF per 2,6 milioni di dipendenti
Agli 8,7 milioni di soggetti titolari di redditi bassi si affiancano i dipendenti titolari del trattamento integrativo e che, nel 2024, hanno beneficiato del bonus tredicesima.
Il bonus in busta paga fino a 1.200 euro è stato erogato nel 2024 (o a conguaglio in dichiarazione dei redditi 2025), a 4,8 milioni di soggetti, per un totale pari a 4,1 miliardi spesi dallo Stato.
Di questi, per 2,6 milioni (considerando anche il bonus tredicesima) l’imposta netta è stata interamente compensata dalle somme spettanti sulle retribuzioni mensili o sul redditi complessivo maturato nell’anno.
Un dato che si aggiunge quindi agli 8,7 milioni di esentati dall’IRPEF, portando per l’appunto a 11,3 milioni il totale di persone che risultano totalmente sollevate dagli obblighi tributari.
Per quel che riguarda il trattamento integrativo, è interessante soffermarsi anche sul dato dei percettori.
Il 41,2 per cento dell’importo complessivo ha interessato i dipendenti delle regioni settentrionali; i dipendenti delle regioni centrali, meridionali e delle isole sono stati invece interessati, rispettivamente, per il 20,4%, 26,3% e 12,1% dell’ammontare complessivo del trattamento spettante.
In totale, il 19,8 per cento dei dipendenti sul territorio nazionale ne beneficia, con un picco di incidenza in Calabria (30,4 per cento) e in Sicilia (27,4 per cento), sintomo di retribuzioni più basse.
Chi paga l’IRPEF? Sopra i 35.000 euro il 65,1 per cento delle entrate per lo Stato
Agli 11,3 milioni di esentati si affiancano i soggetti per i quali il Fisco presenta un conto commisurato alla propria situazione reddituale complessiva.
I contribuenti con imposta netta diversa da zero e redditi fino a 35.000 euro (il 76,6 per cento del totale) dichiarano il 34,9 per cento dell’imposta netta totale, mentre il restante 65,1 per cento è dichiarato dai contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (il 23,4 per cento del totale contribuenti).
Sul ceto medio, interessato dal taglio della seconda aliquota IRPEF al 33 per cento a partire da quest’anno, pesa il 32,1 per cento del totale. Il dato si riferisce in particolare alla classe di reddito da 35.000 a 70.000 euro.
Impatto più leggero, nel complesso, per i soggetti con reddito superiore a 300.000 euro. I più ricchi rappresentano lo 0,2 per cento dei contribuenti e versano un’imposta netta pari al 6,6 per cento del totale. Un dato in calo rispetto al 2023, quando il totale ammontava al 7,1 per cento.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Dichiarazione dei redditi, IRPEF zero per 11,3 milioni: l’identikit di chi non paga