Il servizio AssoSoftware sui falsi positivi della dichiarazione dei redditi debutterà domani: è l'ennesima e paradossale prova che professionisti e intermediari fiscali sono di fatto usati come beta tester (“aggratis”) di software instabili e ostaggio (insieme ai contribuenti) di riforme sconclusionate dell'ultima ora
Dal tardo pomeriggio di domani sarà attivo sul sito di AssoSoftware un servizio gratuito per monitorare le segnalazioni inesatte, i cosiddetti "falsi positivi", generate dai software di controllo Sogei per i modelli Redditi 2026 e Isa 2026.
Se da un lato l’iniziativa dell’associazione rappresenta un paracadute vitale per i professionisti che si occupano di fisco, dall’altro mette a nudo una realtà inaccettabile che vede ancora una volta tutto il settore a fare i conti con procedure informatiche instabili.
Un labirinto di “falsi positivi” e responsabilità reali
Il report settimanale di AssoSoftware, strutturato come un semaforo rosso, giallo e verde, fotograferà lo stato delle anomalie informatiche.
Ma la vera critica va alla genesi di questo strumento, che porta a chiedersi se è ancora ammissibile ai tempi delle Intelligenze artificiali che un intermediario debba consultare un file Excel esterno per capire
se l’errore segnalato dal diagnostico di Stato sia reale o un semplice bug del sistema?
Le conseguenze di questa instabilità gestionale ricadono interamente sulle spalle degli intermediari fiscali costretti a muoversi tra due fuochi:
- il rischio di alterare dati corretti nel disperato tentativo di eliminare un’anomalia inesistente;
- il rischio di subire sanzioni future per aver forzato l’invio, ipotizzando un difetto del diagnostico che poi magari si rivela infondato.
Il caos del Concordato Preventivo con altre modifiche a ridosso dei pagamenti
A complicare un quadro già drammatico si aggiunge la gestione del Concordato Preventivo Biennale nell’ambito del quale, invece di fornire binari normativi certi su cui calibrare i calcoli si sono aggiunte le solite modifiche a ridosso della scadenza dei versamenti.
Questa schizofrenia legislativa aggrava l’inefficienza tecnica perché non è possibile pretendere che le software house rilascino aggiornamenti stabili delle suite dichiarative e i professionisti pianifichino i flussi finanziari dei clienti se le regole del gioco cambiano nel mentre la partita è già in corso.
Allo stato attuale il risultato è il blocco operativo, con i consulenti costretti a congelare le pratiche in attesa del testo definitivo e della successiva tardiva estensione dei software di calcolo.
Dallo 0,80% di penalizzazione al premio resilienza
In questo contesto di perenne emergenza causato dai ritardi del Legislatore appare quasi paradossale la gestione del calendario fiscale che per i versamenti d’imposta posticipati al 20 agosto prevede il consueto aggravio, che quest’anno è stato peraltro raddoppiato ai soggetti ISA portandolo allo 0,80% a titolo di interesse, quando a ben vedere lo scenario andrebbe ribaltato con il predetto aggravio dello 0,80% che non dovrebbe essere una sanzione mascherata per chi slitta ad agosto a causa dei ritardi pubblici ma dovrebbe essere trasformato in un premio o in un credito d’imposta per tutti quei professionisti che superando i bug dei software Sogei e i decreti dell’ultimo minuto riusciranno nella titanica impresa di predisporre un modello dichiarativo corretto entro la scadenza ordinaria del 20 luglio.
Chi lavora in queste condizioni non va penalizzato, va indennizzato
Il lavoro invisibile e non remunerato: chi paga il conto del caos?
C’è poi un aspetto economico e di gestione dello studio che viene sistematicamente ignorato ovvero il tempo speso a decifrare i diagnostici, a confrontare i report di AssoSoftware e a gestire le anomalie è a tutti gli effetti lavoro extra non remunerato.
Si tratta di un aggravio operativo ingiustificabile che:
- non può essere addebitato al cliente, il quale non ha alcuna colpa se i sistemi informatici dello Stato sono difettosi;
- non verrà mai rimborsato dalle software house private, anch’esse sfruttate come filtri tecnici di prima linea;
- non trova alcun ristoro da parte di MEF, Sogei o Agenzie Fiscali, che scaricano l’inefficienza sul privato senza prevedere alcun indennizzo per le ore di lavoro perse a fare i controllori dei loro controlli.
Il professionista si ritrova così schiacciato in un paradosso: deve investire ore di lavoro aggiuntive per correggere errori altrui, assumendosene la responsabilità e assorbendone interamente i costi fissi di gestione.
Una catena di ritardi che parte dall’alto della quale anche Sogei e Agenzie sono vittime
Ad onor del vero attribuire le colpe unicamente alle strutture tecniche sarebbe ingiusto e parziale.
Per quanto l’inefficienza dei diagnostici sia palese bisogna riconoscere che anche Sogei e le Agenzie Fiscali soffrono obiettivamente e in prima linea le incertezze e i ritardi cronici del legislatore.
I tecnici ministeriali si trovano troppo spesso a dover tradurre in bit e algoritmi norme farraginose scritte all’ultimo minuto e continuamente soggette a correzioni in corsa.
Senza una stabilità legislativa alla base diventa materialmente impossibile produrre software stabili nei tempi richiesti.
Il cortocircuito informatico non è che il sintomo finale di una patologia ben più grave ossia una programmazione che appare purtroppo ancora lontana dal quotidiano dei contribuenti
Il professionista nel ruolo di beta tester
La presenza di anomalie così profonde che persino i tecnici delle software house faticano a decifrare senza l’intervento diretto di Sogei dimostra che i software di controllo vengono rilasciati senza il necessario pretest sul campo.
Gli intermediari fiscali e le aziende informatiche private si trovano di fatto a svolgere il ruolo di beta tester gratuiti per conto dell’Amministrazione Finanziaria.
Mentre lo Stato pretende puntualità perentoria e adempimenti impeccabili, non garantisce la contropartita minima dovuta: piattaforme tecnologiche stabili, collaudate e definitive sin dal primo giorno.
L’urgenza di una “tregua fiscale digitale”
Il servizio di monitoraggio dei falsi positivi resterà attivo fino alla scadenza di Redditi 2026 e fino ad allora commercialisti tributaristi e consulenti del lavoro dovranno consultare l’elenco prima di chiamare i call center dedicati intasati dalle richieste di aiuto.
Le disfunzioni non si risolvono catalogando i malfunzionamenti con i colori del semaforo o rimandando i decreti correttivi all’ultimo giorno utile.
È necessario pretendere che la norma sia stabile e che il software pubblico funzioni prima di essere imposto sul mercato.
Senza questa certezza qualunque riforma di semplificazione fiscale rimarrà un’illusione scritta sulla carta il cui costo economico e psicologico viene sistematicamente scaricato sui professionisti.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: I professionisti del fisco sono diventati dei beta tester