Per il terzo anno negli ultimi 4, il 1° maggio segna la data simbolica per l'approvazione di un decreto in materia di lavoro. Il Governo sta lavorando al nuovo provvedimento: la lista dei desideri è lunga ma resta il nodo delle risorse
Dalla contrattazione collettiva al limite dei fringe benefit a 3.000 euro per tutti.
La lista degli interventi che dovrebbero trovare spazio nel nuovo decreto primo maggio a cui sta lavorando il governo è lunga e corposa.
A detta di molti addetti ai lavori la bozza del testo in circolazione sembra più una mini Legge di Bilancio tema lavoro che un decreto.
Se tutte le misure andassero in porto soddisferebbe molte delle richieste avanzata da aziende e lavoratori negli ultimi anni.
La questione, però, come spesso accade in questi casi è legata alle risorse economiche.
Nella bozza il comma con le disposizioni finanziarie è ancora vuoto ed è quei che si giocherà la partita politica. Le intenzioni si concretizzeranno o resterà solo una lunga lista dei desideri?
Pioggia di misure in arrivo con il nuovo decreto 1° maggio ma resta il nodo coperture
Anche quest’anno il Governo si appresta a varare un decreto in materia di lavoro il primo maggio. Dopo il decreto lavoro del 2023 e il decreto Coesione del 2024, nelle ultime settimane si sono moltiplicate le voci di un nuovo intervento, confermate giovedì scorso dalla stessa Premier Meloni nel suo discorso in Parlamento.
“Molto ci siamo occupati dei salari in questi anni ma è evidente che esistono ancora sacche di lavoro povero. Così, nel Consiglio dei Ministri che si terrà in vista della Festa dei Lavoratori, rispettando una tradizione che va avanti fin dal nostro insediamento, vareremo ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva.”
Sul contenuto si sta ancora lavorando ma quello che appare sicuro è che sul tavolo di uno dei prossimi Consigli dei Ministri arriverà anche il nuovo decreto volto a migliorare le condizioni dei salari: dai premi di produttività al welfare.
Secondo la bozza circolata in questi giorni, allo studio ci sono misure volte ad aumentare i gli stipendi. Non attraverso l’introduzione di una salario minimo, ma incentivando il rinnovo dei CCNL.
Il decreto legislativo, infatti, dovrebbe arrivare proprio in attuazione della legge delega che ha riscritto la proposta per l’introduzione di un minimo salariale e che ha potenziato invece la contrattazione, la legge n. 144/2025.
Nello specifico, oltre a disposizioni per il monitoraggio e la raccolta dei dati su retribuzioni e contrattazione, si prevede che passati 6 mesi dalla scadenza del CCNL, i lavoratori e le lavoratrici possono ricevere un’indennità provvisoria della retribuzione pari al 30 per cento del tasso di inflazione programmato applicato ai minimi contrattuali vigenti. Dopo 12 mesi l’indennità passerebbe al 60 per cento.
Cos’altro prevede la bozza? Le misure, come anticipato, sono diverse:
- tassazione agevolata dei rinnovi: in continuità con quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2025, gli aumenti per contrattuali dal 2027 (destinati a dipendenti con reddito inferiore a 33.000 euro nell’anno precedente), in attuazione di rinnovi sottoscritti a partire dal 1° gennaio 2024, sono tassati al 5 per cento;
- tassazione agevolata su premi di produttività e partecipazione agli utili: dal 1° gennaio 2028, i premi di produttività e le somme che derivano dalla partecipazione agli utili, entro il limite di 5.000 euro, sono tassati all’1 per cento. I dipendenti possono scegliere di convertire tali somme in prestazioni di welfare, esentasse entro i 5.000 euro annui;
- bonus per lavoro notturno, su turni e nei festivi per tutti: dal 1° gennaio 2027 tassazione al 15 per cento per le somme fino a 1.500 euro a titolo di maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, su turni, nei festivi e straordinari (per dipendenti con reddito inferiore a 40.000 euro). Si applicherebbe a tutti i sostituti d’imposta del settore privato tranne che per le attività del turismo e somministrazione alimenti e bevande (al contrario di quanto previsto finora);
- aumento della soglia dei fringe benefit: il limite entro cui prestazioni e servizi di welfare aziendale non sono tassati sale a 3.000 euro per tutti (oggi è fissato a 1.000 euro e a 2.000 per chi ha figli a carico);
- piattaforme di welfare e portabilità dei benefici: i CCNL possono prevedere l’istituzione di piattaforme di welfare aziendale o bilaterale per la gestione dei flexible benefit. Le prestazioni possono essere rese portabili in caso di cambio di datore di lavoro, mediante fondi o enti bilaterali;
- assistenza sanitaria integrativa contrattuale: i CCNL possono istituire forme di assistenza sanitaria integrativa in favore dei dipendenti. I contributi versati dal datore di lavoro alle forme di assistenza sanitaria integrativa non concorrono alla formazione di reddito e sono esentasse nel limite di 500 euro;
- introduzione della copertura long term care per gli iscritti a forme di previdenza complementare.
Nella bozza non è menzionata la proroga dei bonus assunzione in scadenza il 30 aprile: cioè l’esonero contributivo fino a 650 euro al mese per chi impiega giovani under 35 e assume nuovo personale nelle aree della Zes.
Rendere strutturale il bonus per le assunzioni dei giovani under 35, secondo quanto riportato da Ansa, è un obiettivo al quale starebbe lavorando il Governo in vista appunto del decreto primo maggio.
Vedremo quali saranno alla fine le misure che troveranno spazio all’interno del testo. Anche perché, come anticipato, tutto ruota attorno alla questione delle risorse economiche.
Nella bozza del testo, infatti, la parte che dovrebbe elencare i fondi stanziati per l’attuazione delle misure è ancora vuota ed è proprio qui che si giocherà la partita a livello politico. Ad oggi appare difficile che vengano reperite risorse sufficienti per trasformare in realtà tutte le misure nella lista dei desideri: tutto si giocherà su quelle ritenute imprescindibili e necessarie, quali saranno lo scopriremo presto.
Le novità nel decreto carburanti bis
Con il secondo decreto Carburante varato in poche settimane il Governo ha prorogato il taglio delle accise su benzina e gasolio ma non solo. Il testo prevede anche misure per le imprese.
In continuità con quanto già previsto nelle ultime settimane, infatti, fino al 1° maggio 2026, sarà previsto un taglio di circa 25 centesimi sul prezzo alla pompa di gasolio, benzina e GPL i cui prezzi sono schizzati alle stelle nonostante il primo intervento contro i rincari.
Tra le novità per le imprese spicca certamente la ridefinizione del credito d’imposta per la Transizione 5.0. Le imprese che hanno presentato comunicazioni per investimenti Transizione 5.0, restando però fuori dall’agevolazione, potranno ottenere un un contributo pari all’89,77 per cento dell’importo richiesto.
Per loro si prevede anche un altro contributo per le spese volte all’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Novità anche per le imprese agricole che potranno richiedere un bonus carburante: un credito d’imposta del 20 per cento a sostegno dei maggiori costi sostenuti per l’acquisto di benzina e gasolio per l’alimentazione dei mezzi utilizzati per attività agricole nel mese di marzo.
Rottamazione quinquies: ultimi giorni per aderire
Questi di aprile sono gli ultimi giorni per aderire alla rottamazione quinquies. Scade, infatti, il 30 aprile la possibilità di presentare domanda per aderire alla nuova definizione agevolata delle cartelle prevista dalla Manovra 2026.
Come noto, il perimetro della pace fiscale è più ristretto: la possibilità di sanare i debiti senza versare sanzioni e interessi è circoscritta solo a specifiche cartelle che derivano da omessi versamenti.
L’Agenzia delle Entrate ha ricordato a cittadini e cittadine che online possono facilmente sapere se possiedono debiti che possono essere sanati attraverso la rottamazione. Nello specifico, possono:
- utilizzare il servizio online per presentare domanda, se si effettua l’accesso all’area riservata;
- richiedere il prospetto informativo sia dall’area pubblica che autenticandosi sul portale.
Nel prospetto informativo l’Agenzia delle Entrate Riscossione elenca i debiti che rientrano nella rottamazione quinquies, quindi stila la lista delle cartelle di pagamento o degli avvisi di addebito dell’INPS che possono essere “definiti” e l’importo delle somme dovute in caso di adesione alla definizione agevolata.
Una volta individuati i debiti che possono essere sanati tramite la rottamazione quinquies e le somme da versare, è quindi possibile procedere con la domanda di adesione.
Bonus nuovi nati 2026 ai nastri di partenza
Dopo il bonus nido è il turno del bonus nuovi nati. Dall’INPS sono arrivate le istruzioni operative per ottenere l’agevolazione nel 2026. La nuova circolare definisce requisiti e modalità di domanda per il contributo da 1.000 euro.
La principale novità riguarda il calcolo dell’ISEE, considerate le novità introdotte dalla Legge di Bilancio e relative alla franchigia sulla prima casa e alle maggiorazioni riconosciute per i figli.
Per ottenere il bonus le famiglie devono presentare un “ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione” non superiore a 40.000 euro.
Il contributo spetta per la nascita (o adozione) di un figlio o di una figlia dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Per le adozioni il contributo può essere richiesto esclusivamente per i figli minorenni.
Attenzione, però, perché il servizio di domanda non è ancora attivo. L’INPS comunicherà tramite un apposito messaggio quando la piattaforma sarà disponibile. Vista la pubblicazione delle istruzioni, il via libera non dovrebbe tardare ad arrivare.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Pioggia di misure in arrivo con il nuovo decreto 1° maggio ma resta il nodo coperture