Con il secondo decreto Carburante in poche settimane il Governo proroga il taglio delle accise su benzina e gasolio. Previste anche misure per le imprese
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto legge per far fronte all’impennata dei prezzi di benzina e gasolio, alimentata dalle tensioni internazionali nello Stretto di Hormuz.
Nel nuovo decreto Carburante trova spazio la proroga del taglio delle accise sul prezzo alla pompa, che durerà fino al 1° maggio.
Ma non solo. Nel testo entrano anche alcune misure di sostegno alle imprese: dalla ridefinizione del credito d’imposta Transizione 5.0 al contributo per l’autoproduzione da fonti rinnovabili.
Taglio delle accise su benzina e gasolio prorogato al 1° maggio
Alla vigilia delle festività pasquali il Governo ha varato il secondo decreto Carburante in poche settimane. L’intervento è stato disposto per arginare gli effetti economici del conflitto in atto in medio oriente che continuano a far crescere il prezzo dell’energia su scala internazionale.
Il nuovo intervento si somma, quindi, al primo decreto Carburante dello scorso 18 marzo, disponendo la proroga del taglio delle accise su benzina, gasolio e GPL per una riduzione immediata della componente fiscale sul prezzo dei carburanti, simile a quanto già attuato in precedenti fasi di crisi.
In continuità con quanto già previsto nelle ultime settimane, fino al 1° maggio 2026, sarà previsto un taglio di circa 25 centesimi sul prezzo alla pompa.
Nello specifico, le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative sono rideterminate nelle seguenti misure:
- benzina: 472,90 euro per 1000 litri;
- oli da gas o gasolio usato come carburante: 472,90 euro per 1000 litri;
- gas di petrolio liquefatti (GPL) usati come carburanti: 167,77 euro per mille chilogrammi;
- gas naturale usato come carburante: zero euro per metro cubo.
Fino al 1° maggio è rideterminata anche l’accisa applicata ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o da idrotrattamento (HVO) e al biodiesel che passa a 472,90 euro per mille litri.
Decreto Carburante: le misure per le imprese
Come anticipato, il decreto carburante non interviene solo sulle accise per benzina, gasolio e GPL ma prevede anche una serie di misure per le imprese, a partire dalla ridefinizione del credito d’imposta per la Transizione 5.0.
Il nuovo provvedimento, infatti, va a modificare il decreto fiscale approvato solo pochi giorni fa e che, per le imprese che hanno presentato comunicazioni per investimenti Transizione 5.0 restando fuori dall’agevolazione, aveva previsto un credito d’imposta pari al 35 per cento dell’importo richiesto.
Un intervento che ha scatenato una serie di polemiche, culminate con l’intervento alla Camera del Ministro Urso (MIMIT) dello scorso 1° aprile, dove aveva rassicurato che le “le imprese riceveranno quanto dovuto”, annunciando lo stanziamento di nuovi fondi per 1,3 miliardi di euro.
L’intervento è dunque arrivato. Il decreto Carburanti ridefinisce la percentuale del credito d’imposta, garantendo alle imprese interessate un contributo pari all’89,77 per cento dell’importo richiesto.
Le stesse imprese, inoltre, potranno ottenere anche un altro contributo per le spese volte all’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
L’incentivo, infatti, mira a supportare gli investimenti in impianti finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo (comprese le spese per i sistemi di accumulo dell’energia prodotta, le spese sostenute per le certificazioni relative alla documentazione contabile e quelle necessarie alla dimostrazione della riduzione dei consumi energetici, rilasciate da soggetti abilitati), risultanti dalle comunicazioni per l’accesso al credito d’imposta 5.0.
Tale contributo, per cui sono stanziati 57,7 milioni di euro per il 2026, 80 milioni per il 2027 e 60 milioni per il 2028, non può eccedere per ciascuna istanza l’ammontare del credito d’imposta richiesto con le predette comunicazioni.
Novità, poi, anche per le imprese agricole. Con l’obiettivo di mitigare gli effetti economici che derivano dall’aumento dei prezzi del carburante, il nuovo decreto introduce (nel limite di 30 milioni di euro per il 2026) un credito d’imposta a compensazione dei maggiori costi sostenuti per l’acquisto di benzina e gasolio per l’alimentazione dei mezzi utilizzati per attività agricole.
Le imprese possono ottenere un credito fino al 20 per cento della spesa sostenuta nel mese di marzo 2026, comprovato dalle relative fatture d’acquisto, al netto dell’IVA.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non concorre alla formazione del reddito. Un apposito decreto del Ministero dell’Agricoltura stabilità i dettagli entro i prossimi 30 giorni.
Previsto infine anche il potenziamento del Fondo rotativo per il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane impattate dal rincaro dei costi energetici o dalle conseguenze del conflitto.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Decreto Carburante, non solo taglio delle accise: novità anche per le imprese