Una rottamazione micro delle cartelle, a fronte di un magazzino AdER che ha assunto dimensioni insostenibili: la Commissione tecnica istituita con la riforma della riscossione propone la cancellazione di 408 miliardi di debiti. Al Governo la scelta finale
La rottamazione quinquies parziale difficilmente risolverà la questione del magazzino dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, che conta un totale di 1.272,90 miliardi di euro di debiti certificati da riscuotere.
Solo una parte però del totale del valore contabile del magazzino AdER è effettivamente recuperabile, e torna in discussione il tema della cancellazione delle cartelle non più esigibili.
A fare il quadro della situazione è la Relazione della Commissione tecnica, istituita nell’ambito della riforma della riscossione, incaricata ad analizzare la situazione dei debiti stratificatisi nel tempo. Per 408 miliardi di questi la proposta è chiara: procedere con lo sgravio, e valutarne la cancellazione.
Cartelle esattoriali, magazzino AdER a quota 1.272,90 miliardi. E l’opzione discarico resta sul piatto
Presentata nel mese di ottobre dello scorso anno in Parlamento, e pubblicata l’11 giugno 2026 sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la relazione della Commissione tecnica istituita dal Decreto Legislativo n. 110/2024, presieduta dall’ex presidente di sezione della Corte dei Conti, Roberto Benedetti, presenta una fotografia chiara e impietosa: dei 1.272,90 miliardi di cartelle affidate ad AdER, 537,75 miliardi presentano un profilo di non riscuotibilità.
Il “magazzino” dei debiti fiscali in carico all’Agenzia delle Entrate Riscossione ha raggiunto dimensioni non più sostenibili, che complicano la gestione delle attività di recupero.
I dati ne sono la prova: il tasso di sgravio e annullamento si attesta al 22,5 per cento, e in pratica quasi un quarto dei crediti affidati viene successivamente annullato dagli enti creditori o dai giudici.
Il tasso di riscossione effettivo è pari appena al 9,6 per cento sul totale affidato.
Il 67,9 per cento delle somme iscritte a ruolo resta congelato nel magazzino
Questa stratificazione, che considera il periodo compreso tra il 2000 e il 2024, si traduce in un inventario difficile da gestire: 173 milioni di cartelle ed avvisi, 291,6 milioni di singoli crediti e 21,8 milioni di contribuenti con debiti pendenti.
Per far fronte a questo blocco e ridare efficienza alla macchina fiscale, la Commissione tecnica ha delineato un piano d’azione per il “discarico” delle quote non riscuotibili.
L’obiettivo? Rimuovere i crediti fantasma per permettere all’AdER di concentrarsi sulle somme effettivamente riscuotibili.
Cartelle, 408 miliardi da cancellare. Il Piano della Commissione per sfoltire il magazzino AdER
La Commissione ha quantificato in 408,47 miliardi di euro (pari al 32,1 per cento del magazzino residuo) la quota totale di crediti da sottoporre a discarico.
Questa maxi-operazione di razionalizzazione del magazzino AdER andrebbe a sfoltire i registri eliminando circa 27,6 milioni di cartelle e 42,9 milioni di singoli crediti, alleggerendo la posizione di oltre 9 milioni di contribuenti.
I crediti da stralciare si dividono in due grandi macro-categorie:
- crediti giuridicamente non più esigibili (Periodo 2000-2024), pari a 338,03 miliardi di euro. Si tratta di debiti per i quali l’obbligazione tributaria si è estinta formalmente per cause oggettive: società cancellate dal registro delle imprese (166,73 miliardi), crediti prescritti (70,39 miliardi), soggetti con procedura concorsuale chiusa (65,22 miliardi) e persone fisiche decedute (35,69 miliardi);
- crediti senza prospettive di riscossione (Periodo 2000-2010), pari a 70,44 miliardi di euro che riguardano nello specifico i crediti valutati come inesigibili (63,28 miliardi) e i crediti relativi a contribuenti nullatententi (7,17 miliardi), affidati a soggetti senza beni emersi dai controlli in Anagrafe Tributaria, che non pagano dal 2017 e non hanno registrato nuovi ruoli.
Su questa quota di crediti quindi le prospettive di recupero sono inesistenti o bassissime, tanto da aver portato la Commissione ad avanzare un doppio binario di proposte, da valutare ed eventualmente attuare tramite successivi provvedimenti.
La prima, in linea con quanto previsto dall’articolo 5 del Decreto Legislativo n. 110/2024, prevede la riconsegna delle quote agli enti creditori (come Comuni, INPS o Ministeri). In sostanza, l’AdER discarica il credito, che viene riconsegnato all’ente pubblico che l’aveva originariamente emesso per scegliere se gestirlo direttamente, tramite privati o se riaffidarlo all’Agenzia a specifiche condizioni.
La seconda invece punta a superare e ottimizzare la riforma della riscossione, con un’azione più incisiva di stralcio, considerando la vetustità e la sostanziale inesigibilità delle somme.
Il provvedimento attuativo del discarico, corretto rispetto alle regole valevoli a regime, potrebbe quindi prevedere l’annuallamento in toto dei 338 miliardi di crediti non più esigibili, prevedendo invece per i 70 miliardi esistenti, seppur con remote prospettive di riscossione, un’operazione di stralcio, forme di cessione a terzi o il mantenimento nel mazzino nell’attesa di una nuova rottamazione.
Su quest’ultimo punto, si evidenzia che le proposte formulate dalla Commissione sono precedenti rispetto all’approvazione dell’edizione quinquies della definizione agevolata.
Da valutare quindi l’impatto della sanatoria sul magazzino AdER, anche se a fronte dei paletti super stringenti è quantomai improbabile che permetta di risolvere la questione.
L’obiettivo? Consentire all’AdER di aggredire gli 864 miliardi di debiti riscuotibili
L’operazione proposta dalla Commissione non va intesa con un semplice “colpo di spugna”, bensì come una necessaria razionalizzazione del credito pubblico.
Il discarico delle quote non più esigibili permetterebbe di recuperare risorse per “aggredire” le quote riscuotibili, pari a 864 miliardi.
Svuotare il magazzino dai crediti inesigibili sarebbe quindi solo il primo passo. La Commissione sottolinea infatti che i percorsi di discarico, da soli, non sono sufficienti a determinare un “cambio di paradigma” nelle performance della riscossione e a garantire a regime una rinnovata capacità gestionale per l’AdER.
Serve un’accesso diretto ai dati dei conti correnti, e parimenti consentire l’utilizzo dei dati delle fatture elettroniche, come previsto tra l’altro dalla Legge di Bilancio 2026.
Fondamentale poi eliminare i colli di bottiglia, abolendo una serie di adempimenti burocratici propedeutici che dilatano i tempi e assorbono enormi risorse operative dell’Agenzia.
Vale la pena sottolineare nuovamente che quelle della Commissione sono solo proposte. Per la messa a terra degli interventi la scelta spetterà al Governo e, in generale, sarà il Parlamento a scegliere come (e se) affrontare il tema dell’ormai insostenibile peso dei debiti passati stratificatisi nel magazzino della Riscossione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Cartelle, altro che rottamazione: 408 miliardi da cancellare per sfoltire il magazzino AdER