Decreto Dignità: tutte le novità su fisco e lavoro nel testo del provvedimento

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Testo definitivo del Decreto Dignità pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018: ecco cosa cambia e quali sono le novità sul lavoro e in materia fiscale.

Decreto Dignità: tutte le novità su fisco e lavoro nel testo del provvedimento

È stato finalmente pubblicato il testo del Decreto Dignità: il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018, è entrato in vigore il giorno successivo e con esso le numerose novità in materia di lavoro e fisco.

Cosa cambia per imprese, professionisti e lavoratori?

La principale novità contenuta nel testo definitivo del Decreto Dignità, il DL n. 87 del 12 luglio 2018, è rappresentata dalle nuove regole sui contratti a tempo determinato: la durata scende da 36 a 24 mesi, i rinnovi passano da 5 a 4 e torna l’obbligo di indicazione della causale.

Sul fronte delle novità fiscali, il testo ufficiale del DL Dignità conferma che delle misure annunciate negli scorsi mesi bisognerà accontentarsi della versione light: non è stato abolito il redditometro e neppure lo spesometro.

Anzi, proprio in merito alla comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute, quella resa ufficiale è soltanto la proroga della scadenza per l’invio dello spesometro del terzo trimestre, fissata in via definitiva al 28 febbraio 2019. Al contrario, nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non vi è traccia dello slittamento dell’invio anche per la scadenza del 30 settembre 2018 (primo semestre ovvero secondo trimestre).

Peccato che già in precedenza era possibile avvalersi dell’invio semestrale opzionale di terzo e quarto trimestre entro la stessa scadenza, ovvero proprio il 28 febbraio 2019. Una vera e propria beffa che rappresenta uno strappo netto con i professionisti e le imprese che avevano posto fiducia nel Governo Lega e Movimento 5 Stelle.

Testo Decreto Dignità: tutte le novità su fisco e lavoro in Gazzetta Ufficiale

Il testo del Decreto Dignità pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018 e portato dal Ministro Luigi Di Maio al tavolo del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2018 è composto da 15 articoli e le misure più rilevanti riguardano senza dubbio i contratti di lavoro, con novità che mirano a contrastare il fenomeno del precariato e le nuove regole e limiti per le imprese che delocalizzano dopo aver beneficiato di aiuti e benefici fiscali ed economici.

Nel dettaglio, il testo di Decreto Dignità che di seguito si allega in formato .pdf, è formata dai seguenti articoli:

  1. Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato;
  2. Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro;
  3. Indennità di licenziamento ingiustificato e incremento contribuzione contratto a tempo determinato;
  4. Differimento del termine di esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali in tema di diplomati magistrali
  5. Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti;
  6. Tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti;
  7. Recupero del beneficio dell’iper ammortamento in caso di cessione o delocalizzazione degli investimenti;
  8. Applicazione del credito d’imposta ricerca e sviluppo ai costi di acquisto da fonti esterne dei beni immateriali;
  9. Divieto di pubblicità giochi e scommesse;
  10. Disposizioni in materia di redditometro;
  11. Disposizioni in materia di invio dei dati delle fatture emesse e ricevute;
  12. Split payment;
  13. Societaà sportive dilettantistiche;
  14. Copertura finanziaria;
  15. Entrata in vigore.

Si allega di seguito il testo del Decreto Dignità n. 87 del 12 luglio 2018 pubblicato in Gazzetta Ufficiale GU del 13 luglio 2018:

PDF - 6.7 Mb
Decreto Dignità - testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018
Scarica il testo definitivo del decreto n. 87 del 12 luglio 2018

Le novità fiscali nel testo del Decreto Dignità, dallo spesometro allo split payment

Nell’analisi delle novità fiscali contenute nel testo ufficiale del Decreto Dignità, non si può che partire dalla proroga mancata dello spesometro.

Quello che stabilisce l’articolo 11 è che oggetto di proroga soltanto la scadenza della comunicazione dei dati del terzo trimestre, che slitta dal 30 novembre 2018 al 29 febbraio 2019.

Non si può che notare come, tuttavia, quella introdotta dal DL Dignità non sia una nuova regola o meglio una misura di semplificazione fiscale, ma soltanto la conferma di una norma già in essere prevista tuttavia in via opzionale.

Il DL fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2018 aveva già confermato la possibilità di inviare anche lo spesometro 2018 a cadenza semestrale anziché trimestrale e quindi, per terzo e quarto trimestre, la scadenza era già fissata al 28 febbraio 2019.

Insomma, una vera e propria beffa, tenuto conto che prima si era parlato di abolizione dello spesometro già dal 2018 e poi di invio unico al 28 febbraio 2019.

Tra le misure contenute nel Decreto Dignità, inoltre, vi è non l’abolizione bensì la revisione del redditometro, di modo da “riorientarlo maggiormente in chiave di contrasto all’evasione fiscale derivante dall’economia non osservata”.

L’unica novità fiscale che trova conferma rispetto agli annunci degli ultimi tempi è l’abolizione dello split payment per i professionisti e, così come recita l’articolo 12 del testo in bozza del Decreto Dignità, è prevista l’abolizione dello split payment per le prestazioni di servizi rese alle PA i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto.

Decreto Dignità, novità lavoro: stretta ai contratti a tempo e alla delocalizzazione per le imprese

È sul capitolo delle novità in materia di lavoro che il Decreto Dignità si sofferma in misura maggiore e più incisiva.

In primo luogo è confermata la stretta ai contratti a tempo determinato, per i quali il limite di durata massima è ridotto da 36 a 24 mesi e il numero di rinnovi consentiti passa da 5 a 4. Inoltre, viene ripristinata in caso di rinnovo e per contratti che superino i 12 mesi di durata, l’obbligo di indicazione della causale.

Sarà possibile, quindi, rinnovare un contratto soltanto per esigenze temporanee ed oggettive nonché sostitutive, connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria, relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali. Inoltre, per contrastare l’utilizzo di contratti a termine, si applicherà, inoltre, un costo contributivo crescente di 0,5 punti per ogni rinnovo a partire dal secondo.

Ed è proprio in merito a queste novità che si è accesa la polemica: il Decreto Dignità potrebbe portare ad un aumento della disoccupazione.

Modificando le regole previste dal Jobs Act, in caso di licenziamento illegittimo, inoltre, l’indennità massima concessa al singolo lavoratore sale a 36 mensilità.

Importante il pacchetto di misure introdotte per limitare la delocalizzazione delle imprese che spostano la produzione in Paesi terzi dopo aver beneficiato di aiuti dallo Stato e che non potranno spostare la sede all’estero per i successivi cinque anni.