Da giugno anche la cartella di un euro taglia i compensi: nessuna revisione in cantiere

Rosy D’Elia - Dichiarazioni e adempimenti

Dal 15 giugno scatta il taglio dei pagamenti da parte della PA per i professionisti che hanno cartelle non pagate: a meno di un mese dal debutto non ci sono novità in vista

Da giugno anche la cartella di un euro taglia i compensi: nessuna revisione in cantiere

Tra poco più di un mese i professionisti e le professioniste che devono ricevere pagamenti dalla Pubblica Amministrazione e hanno cartelle non pagate vedranno ridursi il loro compenso.

La novità arriva dalla Manovra 2026 e potenzia meccanismi di riscossione già esistenti, ma lo fa in maniera selettiva e indiscriminata: tocca solo i redditi di lavoro autonomo e taglia gli importi delle fatture a prescindere dal valore dei debiti. Basta anche solo un euro.

Fin dalle prime discussioni la norma ha mosso gli animi delle categorie interessate, come commercialisti e avvocati, ma appare irremovibile.

Solo qualche settimana fa l’Associazione Nazionale Commercialisti ha espresso nuovamente forte preoccupazione sulle nuove regole in arrivo. E una nuova richiesta di revisione è arrivata ieri, 7 maggio, dall’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, dall’Associazione Dottori Commercialisti e dall’Associazione Italiana Dottori Commercialisti.

Nel frattempo nei lavori di conversione in legge del Decreto Fiscale, occasione utile per intervenire, non c’è alcuna proposta di modifica.

Da giugno trattenute sui compensi dei professionisti: la PA taglia le fatture

Anche il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha chiesto più volte di rivedere la stretta sulle fatture della PA. Ma ai mesi di rumore da parte del mondo delle professioni, fa da contraltare il silenzio nelle sedi decisionali.

Le uniche notizie istituzionali sono arrivate dal Ministero della Giustizia e per gli interessati e le interessate sono tutt’altro che rassicuranti.

La circolare del 17 marzo 2026 ha chiarito che l’applicazione delle trattenute dal 15 giugno sarà immediata e la norma si tradurrà in una riduzione indiscriminata dei compensi a partire dal 15 giugno 2026, “indipendentemente dalla data di acquisizione dei documenti contabili o dalla riferibilità delle prestazioni professionali a periodi precedenti”.

Stretta sui compensi dei professionisti: come funzionano le trattenute della PA

Più nel dettaglio, dalla metà del prossimo mese troverà applicazione pratica il nuovo comma 1 ter dell’articolo 48-bis del dpr n. 602 del 1973: la Pubblica Amministrazione prima di pagare una fattura ai professionisti e alle professioniste deve controllare la situazione debitoria della partita IVA.

Se ci sono cartelle non pagate, scattano le trattenute, a prescindere dall’importo del debito e della fattura da saldare.

Pagamento dalle fatture alla PA Verifica della situazione del professionista
Fino a 5.000 euro (regola valida per i redditi di lavoro autonomo) In presenza di cartelle, versamento degli importi dovuti alla Riscossione e pagamento dell’eventuale importo residuo al professionista
Oltre i 5.000 euro Blocco del pagamento in presenza di cartelle pari o superiori a 5.000 euro

La PA, in altre parole, deve comportarsi da arbitro nel rapporto tra Riscossione e contribuente: verificare la presenza di cartelle e prelevare gli importi eventualmente dovuti dai compensi di commercialisti, avvocati e delle altre categorie interessate.

Se l’importo della fattura è più alto della cartella da sanare, la partita IVA riceve la cifra residua. Si agisce per sottrazione con uno “strumento di riscossione preventiva e generalizzata”, così definiscono la novità le tre sigle sindacali dei commercialisti UNGDCEC, ADC e AIDC.

A far discutere è anche la selettività della norma: “Mentre imprese e lavoratori dipendenti continuano a operare in un sistema fondato su soglie, verifiche e procedure graduate, per i professionisti si introduce un automatismo che può incidere direttamente sulla remunerazione dovuta per attività già svolte”, sottolineano in una nota congiunta.

I presidenti Cataldi, Tartaro e Biekar chiedono “l’apertura di un confronto immediato con le istituzioni competenti, affinché la norma venga rivista introducendo criteri di proporzionalità, soglie ragionevoli e garanzie procedurali adeguate”. Per ora, però, tutto tace e il 15 giugno è alle porte.