Bonus 80 euro, pro e contro di una possibile abolizione

Bonus 80 euro a rischio abolizione, con pro e contro da valutare caso per caso. A fare la differenza sarà come saranno riassorbiti, nell'ambito della riforma fiscale, i 9 miliardi di euro utilizzati per l'erogazione del credito Irpef.

Bonus 80 euro, pro e contro di una possibile abolizione

Il bonus di 80 euro e la sua possibile abolizione tornano ad essere protagonisti indiscussi della riforma fiscale targata Lega e M5S.

Si è trattato di un “provvedimento fatto male, che verrà riassorbito nell’ambito di una riforma fiscale”. Sono state queste le dichiarazioni di Tria che hanno fatto tornare alla luce il rischio di un taglio al bonus Renzi, il credito Irpef che costa allo Stato 9 miliardi di euro circa all’anno.

Nonostante siano arrivate subito le smentite del MEF, la possibilità che con l’avvio della flat tax parta anche una profonda revisione di detrazioni ed agevolazioni fiscali preoccupa e non poco.

Toccare il bonus Renzi, il cui importo può arrivare a 960 euro annui, è da sempre ritenuta una mossa politica rischiosa. Nonostante da tempo si critichi il suo funzionamento, soprattutto il meccanismo delle “porte girevoli”, parlare di abolizione è un vero e proprio tabù.

Ma quali potrebbero essere i pro e i contro di un riassorbimento ed un riutilizzo di quel tesoretto da 9 miliardi di euro annui?

Per dare una risposta, prendiamo di seguito come riferimento tre delle ipotesi più plausibili che potrebbero essere perseguite dal Governo:

  • l’abolizione del bonus Renzi e l’utilizzo delle risorse per il potenziamento delle detrazioni per lavoro dipendente;
  • l’abolizione del bonus Renzi per finanziare la flat tax;
  • l’abolizione del bonus Renzi per reperire risorse necessarie a disinnescare gli aumenti IVA.

Bonus 80 euro trasformato in sconto fiscale, addio obbligo di restitutizione

Una delle ipotesi di cui si è a lungo parlato prima dell’approvazione della Legge di Bilancio è che allo studio del Governo vi fosse la possibilità di abolire il bonus Renzi ed utilizzarne le risorse per potenziare il meccanismo delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente.

Trasformare il contorto meccanismo del credito Irpef in uno sconto fiscale applicato sempre in busta paga - o riconosciuto come rimborso in dichiarazione dei redditi - potrebbe essere una mossa con alcuni vantaggi tutt’altro che secondari.

Una delle critiche più forti relative al funzionamento del bonus Renzi è il meccanismo delle porte girevoli, che comporta per molti contribuenti l’obbligo di restituzione dell’importo già riconosciuto dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Nel caso di redditi anche di poco inferiori al minimo (8.174 euro annui) o superiori alla soglia che fa scattare il riconoscimento parziale (24.600 euro), o al limite massimo (26.600 euro), l’importo già erogato viene recuperato in un’unica soluzione.

Sulla base dei dati del MEF, nel 2018 - redditi relativi all’anno d’imposta 2017 - sono stati 1,8 milioni i contribuenti che hanno dovuto restituire il bonus erogato, in misura parziale o totale.

Potrebbe essere anche per questo che, secondo Tria, il bonus Renzi è stato un provvedimento “tecnicamente sbagliato” e potrebbe essere questo il motivo alla base della volontà di riassorbirne le risorse per destinarle ad un potenziamento delle detrazioni già esistenti.

Abolizione del bonus 80 euro per finanziare la flat tax

E se il bonus Renzi fosse abolito semplicemente per liberare risorse utili a dare avvio alla flat tax?

È questa l’ipotesi più immediata e generica alla quale si pensa ascoltando le dichiarazioni del Ministro Tria.

Il perno della riforma fiscale annunciata da mesi da Lega e M5S e descritta seppur in maniera molto sommaria all’interno del DEF 2019, è la flat tax per le famiglie.

È alquanto difficile che già dal 2020 parta la tassa unica al 15% per tutti, mentre appare più plausibile l’ipotesi che in una prima fase la riforma tocchi esclusivamente lavoratori dipendenti e pensionati con redditi non superiori ad una certa soglia (20.000 euro o 50.000 euro).

Se l’obiettivo dichiarato è quello di ridurre le tasse al ceto medio, l’effetto reale potrebbe essere ben differente.

Il meccanismo della flat tax prevede, per sua natura, l’addio a detrazioni ed agevolazioni Irpef e tra queste rientra a pieno titolo anche il bonus Renzi di 80 euro. Al loro posto sarebbe introdotta una deduzione fissa calcolata in base al reddito ed al numero di componenti del nucleo familiare.

La domanda (retorica) è: la flat tax avrebbe davvero vantaggi per i suoi possibili beneficiari? Secondo le simulazioni effettuati ad oggi la risposta è negativa.

Una delle analisi più recenti e accurate è quella effettuata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili che spiega come a trarre vantaggio dalla flat tax sarebbero quasi esclusivamente i contribuenti con redditi elevati.

Oltre che su tale criticità, il CNDCEC si sofferma su quello che definisce come un significativo scalone fiscale, ovvero la differenza in termini di prelievo Irpef per i contribuenti che si collocano appena sotto la soglia di 50.000 euro e chi, anche di poco, dovesse superarlo.

Un disincentivo al guadagno o, peggio ancora, un incentivo al lavoro nero e ad attuare scelte basate su ragioni di convenienza fiscale (come i finti divorzi).

Abolizione del bonus Renzi, 9 miliardi di euro per evitare gli aumenti IVA

Certo è che il cammino che porterà l’attuale Governo alla definizione delle misure da inserire alla Legge di Bilancio 2019 sarà tutt’altro che liscio. Basti pensare alla necessità di evitare che scattino le clausole di salvaguardia IVA, per le quali sarà richiesto un impegno economico di 23 miliardi di euro.

In caso contrario, a partire dal 2020 lo scenario che si prospetta è il seguente:

  • aumento dell’aliquota IVA ridotta dal 10% al 13% nel 2020;
  • aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 22% al 25% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.

Sebbene il Ministro Tria si sia dichiarato più volte favorevole ad un aumento selettivo, i due azionisti di maggioranza del Governo, Salvini e Di Maio, si sono schierati compatti sul fronte degli intenzionati ad evitare l’ennesimo aumento delle tasse.

Avere a disposizione 9 miliardi di euro certi da utilizzare per evitare che scattino gli aumenti IVA - anche solo in parte - farebbe comodo e non poco al Governo.

L’abolizione del bonus Renzi potrebbe essere una mossa utile in tal senso, ma cosa ne penserebbero i cittadini? Chi ad oggi beneficia di quei 1.000 euro all’anno circa di credito Irpef accetterebbe di vedersi togliere gli 80 euro dallo stipendio in virtù della necessità di evitare l’aumento dell’imposta sui consumi?

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