Clausole di salvaguardia: cosa sono e cosa prevedono?

Clausole di salvaguardia IVA: significato, cosa sono e come funzionano.

Clausole di salvaguardia: cosa sono e cosa prevedono?

Clausole di salvaguardia IVA: qual è il loro significato? Cosa sono e come funzionano?

In vista delle elezioni europee l’attenzione dei diversi gruppi politici è stata incentrata su un tema principale: la riduzione della pressione fiscale italiana e comunitaria. Eppure, nonostante il rischio concreto di un aumento dei prezzi e di una nuova frenata ai consumi, nessuno ha fatto cenno alle clausole di salvaguardia Iva.

Ma cosa sono e qual è la definizione delle clausole di salvaguardia Iva e quali sono i rischi previsti? Si tratta, in estrema sintesi, di uno dei vincoli che l’Italia ha con l’Unione Europea e che prevedono, qualora non fossero reperite le risorse necessarie per la loro sterilizzazione, l’aumento delle aliquote Iva ordinaria e agevolatagià a partire dal 2020 e fino al 2022.

A doversi confrontare con le clausole di salvaguardia e con l’aumento dell’Iva, già previsto dalla Legge di Bilancio 2019, sarà il Governo: il nodo sta nel reperire circa 50 miliardi di euro nei prossimi due anni, necessari per la loro sterilizzazione e per evitare che le imposte, invece di diminuire, tornino ad aumentare ancora.

Cosa sono le clausole di salvaguardia IVA: definizione e significato economico

Le clausole di salvaguardia sono, ancor prima delle misure su fisco e lavoro, uno dei punti centrali della Legge di Bilancio annuale del Governo.

All’interno della Legge di Bilancio il Governo in carica, previa approvazione da parte del Parlamento, stabilisce l’ammontare di entrate ed uscite per lo Stato e dispone gli obiettivi del deficit.

Il debutto delle clausole di salvaguardia in Italia risale al 2011.

Il Governo Berlusconi IV, al fine di veder approvata la propria manovra finanziaria dall’Unione Europea, decise di garantire il rispetto dei vincoli comunitari da parte dell’Italia promettendo che, nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, sarebbe stato attuato un piano di revisione delle agevolazioni fiscali e sarebbe scattato l’aumento dell’Iva.

In sostanza, le clausole di salvaguardia rappresentano una sorta di patto con il quale l’Italia garantisce il rispetto dei vincoli di bilancio comunitari e degli obiettivi di riduzione del debito.

Qualora gli obiettivi stabiliti dalla manovra finanziaria annuale non fossero rispettati e qualora le entrate effettive dello Stato non rispettassero quanto indicato con la manovra di Bilancio all’Unione Europea, le clausole di salvaguardia verrebbero attivate in via immediata.

Gli effetti? L’aumento dell’Iva, l’imposta che consentirebbe allo Stato di beneficiare automaticamente di maggiori entrate e che rischierebbe, tuttavia, di far crollare i consumi.

Cosa prevedono le clausole di salvaguardia Iva

Alla luce di quanto sopra indicato è chiaro che, per evitare che scattino le clausole Iva e che aumentino le tasse, le leggi di Bilancio dal 2011 in poi sono diventate una vera e propria corsa alla loro sterilizzazione.

Il tutto con il reperimento di ingenti risorse economiche.

La Legge di Bilancio 2019 ha confermato la sterilizzazione totale degli aumenti soltanto per quest’anno, aumentando tuttavia il carico complessivo da ripartire sugli anni successivi.

A partire dal 2020 lo scenario che si prospetta è il seguente:

  • aumento dell’aliquota IVA ridotta dal 10% al 13% nel 2020;
  • aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.

La nuova clausola di salvaguardia IVA, compromesso nei confronti dell’UE per ripianare i conti pubblici e per evitare l’incremento del debito, garantirà allo Stato un incremento di 23 miliardi di entrate per il 2020 e di 29 miliardi per il 2021.

Stessa somma che sarà necessario reperire per evitare che scattino le clausole di salvaguardia e che di conseguenza aumenti l’imposta che più di tutte grava sulla quotidianità dei consumatori.

Evitare l’aumento IVA nel 2020 e nel 2021 sarà difficile

L’aumento IVA dal 2020 e fino al 2021, nonostante le buone intenzioni dell’attuale maggioranza parlamentare, sarà difficile da evitare e, anche qualora la sterilizzazione dovesse avvenire, comporterebbe in ogni caso effetti negativi su crescita e investimenti.

Per spiegare il perché è bene ribadire cosa sono le clausole di salvaguardia: alcuni le definiscono come una cambiale o pagherò, un impegno che uno Stato assume nei confronti dell’UE e degli investitori per ridurre la spesa o aumentare le entrate.

Come dicevamo sopra, l’Italia fa i conti con le clausole di salvaguardia fin dal 2011 e fu il Governo Berlusconi IV il primo ad introdurle nella forma di tagli lineari di detrazioni e deduzioni fiscali per portare a casa la Legge di Stabilità.

Con il decreto-legge n. 201 del 2011 (Governo Monti) le clausole di salvaguardia sono state attivate e trasformate in aumenti di aliquote IVA.

Da allora annualmente ogni Governo che si succede deve mettere in conto che con la Manovra finanziaria dovrà destinare una parte di risorse proprio per evitare l’aumento dell’IVA.

La necessità di evitare l’incremento dell’imposta sui consumi che grava in maniera lineare su tutti i contribuenti, a prescindere da reddito e altri parametri soggettivi, è condivisa da buona parte di partiti e non solo.

Così come ben esplicitato in un documento pubblicato dalla Camera:

“trattandosi di norme volte ad aumentare le entrate fiscali, si è (almeno fin a oggi) ritenuto che le clausole di salvaguardia incorporano nella legislazione vigente una misura di politica di bilancio di segno restrittivo e, per tale ragione, sono state oggetto di ripetuti interventi del legislatore volti a impedirne (totalmente o parzialmente) l’entrata in vigore (cd. sterilizzazione delle clausole).”

La domanda che ci si pone ora è: come sarà possibile reperire i quasi 52 miliardi di euro per evitare gli aumenti dell’IVA nel 2020 e nel 2021? Di ipotesi ne potrebbero essere fatte molte: la prima è che la sterilizzazione potrebbe essere soltanto parziale o che per finanziarla saranno fatti tagli, ad esempio, a detrazioni ed agevolazioni fiscali (rischio scongiurato per il 2019).

L’effetto sarebbe in ogni caso penalizzante sia per gli investimenti dello Stato sia per i consumatori che, a causa dell’incremento delle aliquote IVA, si troverebbero a dover pagare di più per beni e servizi.

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