Clausole di salvaguardia: cosa sono e cosa prevedono?

Cosa sono le clausole di salvaguardia e perché si rischia l'aumento IVA al 25% ed al 13% dal 1° gennaio 2020? Tutte le regole per capire cosa prevedono e a quanto ammontano le risorse necessarie per la sterilizzazione.

Clausole di salvaguardia: cosa sono e cosa prevedono?

Cosa sono le clausole di salvaguardia e perché si rischia l’aumento IVA al 25% ed al 13% dal 1° gennaio 2020?

Il rischio di attivazione delle clausole IVA anima la discussione politica delle ultime settimane e, per il nuovo Governo, la loro sterilizzazione sarà l’impegno più importante in vista della predisposizione della Legge di Bilancio 2020.

L’avvio della crisi di Governo ed i dubbi sul futuro dell’Italia fa tornare centrale il tema delle clausole di salvaguardia IVA che, se non sterilizzate, dal 2020 potrebbero far paradossalmente aumentare la pressione fiscale ed i prezzi di beni e servizi.

Al netto del dibattito politico, è bene analizzare cosa sono, chi le ha introdotte e qual è la definizione delle clausole di salvaguardia Iva.

Si tratta, in estrema sintesi, di uno dei vincoli che l’Italia ha con l’Unione Europea e che prevedono, qualora non fossero reperite le risorse necessarie per la loro sterilizzazione, l’aumento delle aliquote Iva ordinaria e agevolata già a partire dal 2020 e fino al 2022.

A doversi confrontare con le clausole di salvaguardia e con l’aumento dell’Iva, già previsto dalla Legge di Bilancio 2019, sarà il Governo che si formerà dopo l’ormai certo scioglimento delle Camere.

Il nodo sta nel reperire circa 50 miliardi di euro nei prossimi due anni, 23 solo nel 2020, necessari per la loro sterilizzazione e per evitare che le imposte, invece di diminuire, tornino ad aumentare ancora. Risorse che, secondo le ultime dichiarazioni del Ministro Tria, sono in realtà inferiori a quanto previsto ad oggi: si parla di un totale di circa 15/16 miliardi di euro per il 2020.

C’è tuttavia il rischio che non ci siano i tempi tecnici per evitare che dal 2020 scatti l’aumento IVA, tutto a causa di una crisi di Governo che porta al rischio concreto dell’esercizio provvisorio di bilancio.

Cosa sono le clausole di salvaguardia IVA: definizione e significato economico

Le clausole di salvaguardia sono, ancor prima delle misure su fisco e lavoro, uno dei punti centrali della Legge di Bilancio 2020.

All’interno della Legge di Bilancio il Governo in carica, previa approvazione da parte del Parlamento, stabilisce l’ammontare di entrate ed uscite per lo Stato e dispone gli obiettivi del deficit.

Il debutto delle clausole di salvaguardia non è certo una novità, ma la loro introduzione in Italia risale al 2011.

Il Governo Berlusconi IV, al fine di veder approvata la propria manovra finanziaria dall’Unione Europea, decise di garantire il rispetto dei vincoli comunitari da parte dell’Italia promettendo che, nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, sarebbe stato attuato un piano di revisione delle agevolazioni fiscali e sarebbe scattato l’aumento dell’Iva.

In sostanza, le clausole di salvaguardia rappresentano una sorta di patto con il quale l’Italia garantisce il rispetto dei vincoli di bilancio comunitari e degli obiettivi di riduzione del debito.

Qualora gli obiettivi stabiliti dalla manovra finanziaria annuale non fossero rispettati e qualora le entrate effettive dello Stato non rispettassero quanto indicato con la manovra di Bilancio all’Unione Europea, le clausole di salvaguardia verrebbero attivate in via immediata.

Gli effetti? L’aumento dell’Iva, l’imposta che consentirebbe allo Stato di beneficiare automaticamente di maggiori entrate e che rischierebbe, tuttavia, di far crollare i consumi.

Cosa prevedono le clausole di salvaguardia Iva

Alla luce di quanto sopra indicato è chiaro che, per evitare che scattino le clausole Iva e che aumentino le tasse, le leggi di Bilancio dal 2011 in poi sono diventate una vera e propria corsa alla loro sterilizzazione.

Il tutto con il reperimento di ingenti risorse economiche.

La Legge di Bilancio 2019 ha confermato la sterilizzazione totale degli aumenti soltanto per quest’anno, aumentando tuttavia il carico complessivo da ripartire sugli anni successivi.

A partire dal 2020 lo scenario che si prospetta è il seguente:

  • aumento dell’aliquota IVA ridotta dal 10% al 13% nel 2020;
  • aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.

Appare utile riassume in uno schema tabellare quali sono gli aumenti IVA previsti attualmente, spalmati tra il 2020 ed il 2021:

AnnoAliquota IVA ordinariaAliquota IVA ridotta
2019 22% 10%
2020 25,2% 13%
2022 26,5% 13%

La nuova clausola di salvaguardia IVA, compromesso nei confronti dell’UE per ripianare i conti pubblici e per evitare l’incremento del debito, garantirà allo Stato un incremento di 23 miliardi di entrate per il 2020 e di 29 miliardi per il 2021.

Stessa somma che sarà necessario reperire per evitare che scattino le clausole di salvaguardia e che di conseguenza aumenti l’imposta che più di tutte grava sulla quotidianità dei consumatori.

Evitare l’aumento IVA nel 2020 e nel 2021 sarà difficile

L’aumento IVA dal 2020 e fino al 2021, sarà difficile da evitare e, anche qualora la sterilizzazione dovesse avvenire, comporterebbe in ogni caso effetti negativi su crescita e investimenti.

Per spiegare il perché è bene ribadire cosa sono le clausole di salvaguardia: alcuni le definiscono come una cambiale o pagherò, un impegno che uno Stato assume nei confronti dell’UE e degli investitori per ridurre la spesa o aumentare le entrate.

Come dicevamo sopra, l’Italia fa i conti con le clausole di salvaguardia fin dal 2011 e fu il Governo Berlusconi IV il primo ad introdurle nella forma di tagli lineari di detrazioni e deduzioni fiscali per portare a casa la Legge di Stabilità.

Con il decreto-legge n. 201 del 2011 (Governo Monti) le clausole di salvaguardia sono state attivate e trasformate in aumenti di aliquote IVA.

Da allora annualmente ogni Governo che si succede deve mettere in conto che con la Manovra finanziaria dovrà destinare una parte di risorse proprio per evitare l’aumento dell’IVA.

La necessità di evitare l’incremento dell’imposta sui consumi che grava in maniera lineare su tutti i contribuenti, a prescindere da reddito e altri parametri soggettivi, è condivisa da buona parte di partiti e non solo.

Così come ben esplicitato in un documento pubblicato dalla Camera:

“trattandosi di norme volte ad aumentare le entrate fiscali, si è (almeno fin a oggi) ritenuto che le clausole di salvaguardia incorporano nella legislazione vigente una misura di politica di bilancio di segno restrittivo e, per tale ragione, sono state oggetto di ripetuti interventi del legislatore volti a impedirne (totalmente o parzialmente) l’entrata in vigore (cd. sterilizzazione delle clausole).”

La domanda che ci si pone ora è: come sarà possibile reperire i quasi 52 miliardi di euro per evitare gli aumenti dell’IVA nel 2020 e nel 2021? Di ipotesi ne potrebbero essere fatte molte: la prima è che la sterilizzazione potrebbe essere soltanto parziale o che per finanziarla saranno fatti tagli, ad esempio, a detrazioni ed agevolazioni fiscali (rischio scongiurato per il 2019).

C’è da dire che secondo le ultime dichiarazioni rilasciate dal Ministro Tria in un’intervista al Corriere della Sera, per evitare l’aumento IVA nel 2020 servirebbero meno risorse di quanto previsto attualmente.

Complice il miglioramento dei conti pubblici, le minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100 e le maggiori entrate tributarie (grazie anche alla fatturazione elettronica), il disinnesco delle clausole di salvaguardia comporterà lo stanziamento di 15/16 miliardi di euro.

Un importo minore rispetto ai 23 miliardi previsti dalla Legge di Bilancio 2019, ma in ogni caso rilevante.

Evitare l’aumento IVA sarà fondamentale. In caso contrario, l’effetto sarebbe penalizzante sia per gli investimenti dello Stato sia per i consumatori che, a causa dell’incremento delle aliquote IVA, si troverebbero a dover pagare di più per beni e servizi.

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