Clausole di salvaguardia: cosa sono e cosa prevedono?

Redazione - IVA

Le clausole di salvaguardia sono uno dei principali nodi che il prossimo Governo dovrà affrontare: in ballo c'è l'aumento delle aliquote Iva già dal 2019. Ecco cosa sono e cosa prevedono.

Clausole di salvaguardia: cosa sono e cosa prevedono?

Il tema delle clausole di salvaguardia è stato al centro dell’attenzione di politici e stampa per tutto lo scorso anno ma è certo che anche nel 2018 se ne tornerà a parlare.

In vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 l’attenzione dei diversi gruppi politici è stata incentrata su un tema principale: la riduzione della pressione fiscale. Eppure, nonostante il rischio concreto di un aumento dei prezzi e di una nuova frenata ai consumi, nessuno ha fatto cenno alle clausole di salvaguardia Iva.

Per chi si occupa della materia è facile definire cosa sono le clausole Iva e quali sono i rischi previsti: si tratta, per farla breve, di uno dei vincoli che l’Italia ha con l’Unione Europea e che prevedono, qualora non fossero reperite le risorse necessarie per la loro sterilizzazione, l’aumento delle aliquote Iva ordinaria e agevolata già a partire dal 2019 e fino al 2021.

A doversi confrontare con le clausole di salvaguardia e con l’aumento dell’Iva, già previsto dalla Legge di Bilancio 2018, sarà il Governo che verrà nominato dopo le elezioni: il nodo sta nel reperire quei 10 miliardi di euro necessari per la loro sterilizzazione e per evitare che le tasse, invece di diminuire, tornino ad aumentare ancora.

Cosa sono le clausole di salvaguardia

Le clausole di salvaguardia sono, ancor prima delle misure su fisco e lavoro, uno dei punti centrali della Legge di Bilancio annuale del Governo.

All’interno della Legge di Bilancio il Governo in carica, previa approvazione da parte del Parlamento, stabilisce l’ammontare di entrate ed uscite per lo Stato e dispone gli obiettivi del deficit.

Il debutto delle clausole di salvaguardia in Italia risale al 2011.

Il Governo Berlusconi, al fine di veder approvata la propria manovra finanziaria dall’Unione Europea, decise di garantire il rispetto dei vincoli comunitari da parte dell’Italia promettendo che, nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, sarebbe stato attuato un piano di revisione delle agevolazioni fiscali e sarebbe scattato l’aumento dell’Iva.

In sostanza, le clausole di salvaguardia rappresentano una sorta di patto con il quale l’Italia garantisce il rispetto dei vincoli di bilancio comunitari e degli obiettivi di riduzione del debito.

Qualora gli obiettivi stabiliti dalla manovra finanziaria annuale non fossero rispettati e qualora le entrate effettive dello Stato non rispettassero quanto indicato con la manovra di Bilancio all’Unione Europea, le clausole di salvaguardia verrebbero attivate in via immediata.

Gli effetti? L’aumento dell’Iva, l’imposta che consentirebbe allo Stato di beneficiare automaticamente di maggiori entrate e che rischierebbe, tuttavia, di far crollare i consumi.

Cosa prevedono le clausole di salvaguardia Iva

Alla luce di quanto sopra indicato è chiaro che, per evitare che scattino le clausole Iva e che aumentino le tasse, le leggi di Bilancio dal 2011 in poi sono diventate una vera e propria corsa alla loro sterilizzazione.

Il tutto con il reperimento di ingenti risorse economiche: soltanto la scorsa Legge di Bilancio 2018 ha messo a disposizione circa 15 miliardi di euro ma il loro effetto sarà soltanto momentaneo.

Nel 2019 sarà necessario reperire oltre 12 miliardi di euro e quasi 20 miliardi saranno invece necessari per evitare gli aumenti dell’Iva nel 2020.

Il tutto, come anticipato, per evitare l’aumento dell’Iva. Attualmente è previsto che le aliquote ordinaria e agevolata salgano rispettivamente al 25% e al 13%, con un percorso a tappe che si avvierà nel 2019 e che proseguirà fino al 2021.

L’aumento dell’Iva

In base a quanto previsto dalla Manovra 2018 l’aumento delle aliquote Iva a partire dal 1° gennaio 2019 sarà il seguente:

  • l’aliquota Iva agevolata del 10% salirà rispettivamente:
    • all’11,5% a partire dal 2019;
    • al 13% a partire dal 2020.
  • L’aliquota Iva ordinaria del 22% passerà, invece:
    • al 24,2% a partire dal 1° gennaio 2019;
    • al 24,9% a partire dal 1° gennaio 2020;
    • al 25% a partire dal 1° gennaio 2021.

A differenza degli annunci di uno stop totale agli aumenti dell’Iva, lo spettro di una nuova stretta ai consumi tornerà a farsi vivo alla fine del prossimo anno, quando il nuovo Governo, fresco di elezione, dovrà far valere le proprie ragioni contro le clausole di salvaguardia UE e cercare di rinviare, ancora una volta, l’aumento delle aliquote Iva.

Ed è alla luce di ciò che è bene valutare con attenzione le varie promesse elettorali che ciascun gruppo politico, da destra a sinistra, sta offrendo agli italiani promettendo la riduzione delle tasse senza tener conto dell’attuale quadro della situazione.