Aumento IVA selettivo, l’unica via per una riforma fiscale nel 2020

Aumento IVA selettivo solo per alcuni beni e servizi. È questa attualmente l'unica via percorribile per dare il via alla riforma Irpef e alla flat tax nel 2020.

Aumento IVA selettivo, l'unica via per una riforma fiscale nel 2020

Un aumento IVA selettivo che colpisca soltanto alcuni beni e servizi: è questa l’ultima delle ipotesi al vaglio e che potrebbe concretizzarsi con la Legge di Bilancio 2020.

Si tratterebbe, tra l’altro, dell’unica via concreta attualmente percorribile per dare il via alla riforma fiscale, con la flat tax che punta già dal 2020 a dare il via al taglio dell’Irpef per le famiglie.

Sarà la Legge di Bilancio 2020 a dire l’ultima parola, ma il tema della somma necessaria per sterilizzare le pesanti clausole di salvaguardia IVA ed evitare gli aumenti è mai come ora all’ordine del giorno.

Si attendevano maggiori dettagli all’interno del DEF, che tuttavia al momento conferma l’aumento delle aliquote IVA a partire dal 2020, in attesa di definire misure alternative di copertura nei prossimi mesi.

Aumento IVA selettivo per finanziare la flat tax nel 2020: l’ipotesi al vaglio

Serviranno ben 23 miliardi di euro per evitare che dal prossimo anno scatti l’aumento delle aliquote IVA, una somma che azzererebbe il fondo necessario per l’attuazione delle misure previste dal DEF e che dovrebbero partire con la Legge di Bilancio 2020.

Tra queste vi è la riforma dell’Irpef, con l’annunciato avvio di una flat tax per dipendenti e pensionati che sarebbe rivolta inizialmente al ceto medio. L’ipotesi è che a partire dal 1° gennaio 2020 la tassa piatta del 15% si applichi alle famiglie con redditi non superiori a 50.000 euro.

Il tutto al patto di non considerare più un tabù l’aumento delle aliquote IVA. A dichiararsi favorevole ad un aumento selettivo - che non gravi sulle famiglie - è stato in più interviste anche il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Spostare la tassazione dalle persone alle cose, questa la tesi portata avanti da Tria che potrebbe rivoluzionare (e complicare) l’attuale sistema delle aliquote IVA.

Ad oggi l’imposta sui consumi è strutturata in tre aliquote, pari al 4%, al 10% ed al 22%. L’aumento - ad oggi confermato dal DEF - riguarderebbe già dal prossimo anno e fino al 2021 sia l’aliquota ordinaria che quella agevolata.

Aumento IVA per beni importati e per i beni di consumo

Ma quali sarebbero i beni interessati dal potenziale aumento IVA selettivo? Al momento si parla di beni importati e di consumo; una mossa che, come descritto dal Sole24Ore, avvantaggerebbe le esportazioni e quindi le imprese ma che in ogni caso sarebbe insufficiente per reperire i 23 miliardi di euro già ipotecati per il 2020.

L’ipotesi è che potrebbe salire ad esempio l’aliquota IVA sui servizi legati al turismo, ma anche per alcuni beni alimentari e per i lavori edilizi. Una mossa che in ogni caso toccherebbe anche le famiglie, per le quali diverrebbe più caro fare una vacanza o anche effettuare lavori di ristrutturazione immobiliare.

Insomma, sebbene si parli di tutelare le fasce deboli della popolazione, un aumento dell’IVA - seppur selettivo - coinvolgerebbe tutti proprio per via della natura stessa dell’imposta, che grava su tutti i contribuenti a prescindere da condizioni economiche o altri fattori. Ovviamente siamo ancora sul terreno delle ipotesi e bisogna tener conto anche delle dichiarazioni di Lega e M5S, che da mesi ribadiscono che non ci sarà alcun aumento dell’IVA.

Quali le alternative, quindi?

Per evitare l’aumento IVA l’alternativa è un taglio alle agevolazioni fiscali

Per una parte dei membri del Governo, tra cui i due Vice Premier Di Maio e Slavini, evitare l’aumento dell’IVA è possibile con un intervento di revisione della spesa a carico dello stato.

Ipotesi che si tradurrebbe anche in un taglio alle agevolazioni fiscali, le tax expenditures che ad oggi consentono alle famiglie di ridurre il peso dell’Irpef, la principale imposta sui redditi.

Su questo è da segnalare quanto affermato dalla Corte dei Conti nel corso dell’Audizione sul DEF tenutasi il 16 aprile 2019 presso Commissioni congiunte bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati in merito all’altra misura attesa in Legge di Bilancio 2020, che è appunto la riforma fiscale.

Il DEF 2019 conferma la volontà di dare il via alla flat tax per i ceti medi dal prossimo anno, subordinata ad una revisione della spesa corrente e delle agevolazioni fiscali.

Ribadendo l’importanza di ridurre il carico fiscale che grava sul ceto medio, una riforma articolata in due aliquote ed accompagnata da un adeguato sistema di deduzioni, anche per una migliore salvaguardia del principio costituzionale della progressività, potrebbe essere in astratto idonea a raggiungere l’obiettivo prefissato.

Sarà necessaria una specifica riflessione sulla revisione delle agevolazioni fiscali, perché un taglio di detrazioni e deduzioni Irpef potrebbe avere effetti diretti e indiretti penalizzanti.

L’esempio portato dalla Corte dei Conti è quello del bonus Renzi di 80 euro, una delle agevolazioni da sempre nel mirino dell’attuale Governo, così come per le detrazioni sulle spese mediche, per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico.

Un vero e proprio percorso minato, per il quale diventa sempre più urgente che il Governo annunci le proprie mosse, per evitare che la minaccia di un aumento diretto o indiretto della pressione fiscale porti ad un’ulteriore riduzione di consumi ed investimenti.

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