Bonus Renzi verso l’abolizione? Tria conferma l’addio con la flat tax

Il bonus Renzi di 80 euro sarà abolito con la riforma fiscale. Ad affermarlo è il Ministro dell'Economia Giovanni Tria e l'addio al credito Irpef diventa un'ipotesi sempre più concreta.

Bonus Renzi verso l'abolizione? Tria conferma l'addio con la flat tax

L’addio al bonus Renzi non è più un tabù. Ad annunciarne l’abolizione è stato il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, che senza giri di parole ha parlato di una misura tecnicamente sbagliata.

Di abolizione del bonus di 80 euro si è parlato a lungo e ora il piano del Governo diventa via via più chiaro. Con la riforma fiscale che dovrebbe portare all’avvio della flat tax per lavoratori dipendenti e pensionati verrà eliminato il credito Irpef.

Le critiche sul funzionamento del bonus Renzi sono state molte, soprattutto sul meccanismo della restituzione che ha portato in molti casi a veri e propri salassi di fine anno per i contribuenti meno consapevoli dei requisiti per il riconoscimento del credito Irpef di 80 euro in busta paga.

Tuttavia, pur non condividendone l’ipostazione, neppure Salvini e Di Maio (critici anche sulla “paternità” dell’agevolazione) si erano spinti ad annunciarne l’abolizione, tenuto conto che si tratta di una misura cara a molti lavoratori dipendenti.

Il bonus Renzi di 80 euro è da sempre una delle agevolazioni ritenute più a rischio: da solo vale circa 9 miliardi di euro all’anno, risorse che potrebbero essere utilizzate per l’estensione della flat tax anche ai redditi da lavoro dipendente.

A svelare le carte è stato ora il Ministro Tria che, ospite ad Agorà su Rai Tre, ha spiegato chiaramente che nell’ambito della riforma fiscale il bonus Renzi sarà cancellato.

Bonus Renzi 80 euro, il rischio abolizione legato a flat tax e riforma Irpef

Il bonus Renzi di 80 euro rientra tra le agevolazioni fiscali che potrebbero essere abolite per finanziare la flat tax.

Dopo la Legge di Bilancio 2019, il Governo sembrerebbe intenzionato a portare a compimento il piano di riduzione della pressione fiscale, pensando ora al peso del fisco che grava sulle famiglie.

L’obiettivo iniziale di cui aveva più volte parlato il Sottosegretario al MEF, Massimo Garavaglia era quello di portare la prima aliquota Irpef al 20%, con un taglio del 3% dell’imposta sul primo scaglione di reddito, cioè fino a 15.000 euro.

Un piano che sembrerebbe per il momento passato in secondo piano rispetto all’avvio della flat tax dal 2020 per i redditi non superiori a 50.000 euro.

Il quadro delle possibili novità è tutt’altro che chiaro e, anzi, aleggia molta confusione nelle stesse dichiarazioni del Governo. L’unica certezza è che le risorse disponibili sono poche.

Non bisogna dimenticare che pesa sulle spalle del Governo il conto salato per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia IVA: serviranno oltre 23 miliardi di euro per evitare gli aumenti dal 2020.

Una delle vie per reperire i fondi necessari per la riforma fiscale sembrerebbe essere, ad oggi, il taglio al bonus Renzi, nonché il riordino delle tax expenditures, ovvero l’insieme di detrazioni e deduzioni fiscali.

A confermare l’ipotesi è ora il Ministro Tria che ha chiaramente affermato che il bonus Renzi sarà abolito.

Flat tax e riforma Irpef per le famiglie nel 2020?

I 9 miliardi di euro ad oggi utilizzati per l’erogazione del bonus Renzi di 80 euro potrebbero essere dirottati verso il “tesoretto” necessario per finanziare la riforma dell’Irpef.

Se è ormai certo il disegno della flat tax per le imprese, già partita nel 2019 con l’estensione dei limiti per il regime forfettario e che arriverà a compimento nel 2020 con l’imposta sostitutiva del 20%, il piano per le famiglie è ancora in corso di definizione.

Oltre all’ipotesi di una flat tax parziale già dal 2020, piatto forte del programma elettorale delle Lega, ulteriori dettagli sui possibili sviluppi della riforma fiscale del Governo Conte emergono dalla lettura del programma con il quale il M5S si è presentato alle scorse elezioni politiche.

Non si parla in tal caso di tassa piatta, ma di riformulazione delle aliquote Irpef vigenti.

La riforma Irpef proposta dal Movimento 5 Stelle prevedeva la seguente rimodulazione di aliquote e scaglioni:

  • no Tax Area fino a 10.000 euro di reddito;
  • aliquota Irpef al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 euro;
  • aliquota Irpef al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 euro;
  • aliquota Irpef al 42% per i redditi superiori a 100.000 euro.

Ad oggi, invece, la tassazione sui redditi delle persone fisiche è così strutturata:

Scaglioni Irpef 2019Aliquota Irpef 2019Imposta dovuta
fino a 15.000 euro 23% 23% del reddito
da 15.001 fino a 28.000 euro 27% 3.450,00 + 27% sul reddito che supera i 15.000,00 euro
da 28.001 fino a 55.000 euro 38% 6.960,00 + 38% sul reddito che supera i 28.000,00 euro
da 55.001 fino a 75.000 euro 41% 17.220,00 + 41% sul reddito che supera i 55.000,00 euro
oltre 75.000 euro 43% 25.420,00 + 43% sul reddito che supera i 75.000,00 euro

Una delle criticità sottolineate ormai da tempo è che anche con la riduzione della prima aliquota Irpef, l’abolizione del bonus Renzi nonché l’ipotesi di cancellazione delle detrazioni fiscali comporterebbe uno svantaggio proprio per i contribuenti con redditi più bassi. Stesso discorso nel caso in cui venisse introdotta la flat tax che, per sua natura, comporterebbe il venir meno di detrazioni sconti fiscali Irpef.

Sia il bonus di 80 euro (erogato come credito Irpef e che di fatto abbatte l’imposta dovuta) che le diverse agevolazioni fiscali ad oggi previste, riducono già oggi l’Irpef sui redditi più bassi.

Tuttavia, quelle emerse fino ad oggi sono soltanto previsioni e ancora non è chiaro il piano del Governo. Soltanto i prossimi mesi del 2019 e la Manovra di Bilancio 2020 daranno ulteriori dettagli.

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