Bonus Renzi verso l’abolizione? Cosa potrebbe cambiare con la flat tax

Abolizione del bonus Renzi di 80 euro per fare spazio alla flat tax? L'ipotesi è tutt'altro che azzardata, in quanto la cancellazione del credito Irpef in busta paga libererebbe molte risorse utili per la riforma della tassazione sui redditi di dipendenti e pensionati.

Bonus Renzi verso l'abolizione? Cosa potrebbe cambiare con la flat tax

Abolizione del bonus Renzi per finanziare la flat tax?

L’ipotesi di cancellazione del credito Irpef di 80 euro erogato in busta paga torna in auge ogni qual volta si parla di riforma della tassazione sui redditi di lavoratori dipendenti e pensionati.

La cancellazione del bonus Renzi di 80 euro potrebbe essere una delle chiavi per dare il via alla flat tax già dal 2020, ipotesi per la cui conferma è particolarmente atteso il testo del DEF.

Non è chiaro quale sia il reale piano del Governo. Si è parlato negli scorsi mesi di ridurre la prima aliquota Irpef dall’attuale 23% al 20%, un piano per il quale sarà necessario intervenire anche sulle detrazioni fiscali ad oggi esistenti.

In parallelo, la Lega preme affinché già dal 2020 parta la prima fase della flat tax al 15% per i contribuenti con redditi fino a 50.000 euro.

Il bonus Renzi di 80 euro è da sempre una delle agevolazioni ritenute più a rischio: da solo vale circa 9 miliardi di euro all’anno, risorse che potrebbero essere utilizzate per l’estensione della flat tax anche ai redditi da lavoro dipendente.

Già in sede di discussione della Legge di Bilancio 2019 era stata paventata una possibile abolizione dell’agevolazione o trasformazione in detrazione fiscale.

La Manovra ha tuttavia lasciato inalterate le regole per l’erogazione del credito Irpef 2019, ma cosa potrebbe cambiare con la tanto annunciata ed attesa riforma fiscale?

Bonus Renzi 80 euro, il rischio abolizione legato a flat tax e riforma Irpef

Il bonus Renzi di 80 euro rientra tra le agevolazioni fiscali che potrebbero essere abolite per finanziare la flat tax.

Dopo la Legge di Bilancio 2019, il Governo sembrerebbe intenzionato a portare a compimento il piano di riduzione della pressione fiscale, pensando ora al peso del fisco che grava sulle famiglie.

L’obiettivo iniziale di cui aveva più volte parlato il Sottosegretario al MEF, Massimo Garavaglia era quello di portare la prima aliquota Irpef al 20%, con un taglio del 3% dell’imposta sul primo scaglione di reddito, cioè fino a 15.000 euro.

Un piano che sembrerebbe per il momento passato in secondo piano rispetto all’avvio della flat tax dal 2020 per i redditi non superiori a 50.000 euro.

Il quadro delle possibili novità è tutt’altro che chiaro e, anzi, aleggia molta confusione nelle stesse dichiarazioni del Governo. L’unica certezza è che le risorse disponibili sono poche.

Non bisogna dimenticare che pesa sulle spalle del Governo il conto salato per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia IVA: serviranno oltre 23 miliardi di euro per evitare gli aumenti dal 2020.

Una delle vie per reperire i fondi necessari per la riforma fiscale sembrerebbe essere, ad oggi, il taglio al bonus Renzi, nonché il riordino delle tax expenditures, ovvero l’insieme di detrazioni e deduzioni fiscali.

Flat tax e riforma Irpef per le famiglie nel 2020?

I 9 miliardi di euro ad oggi utilizzati per l’erogazione del bonus Renzi di 80 euro potrebbero essere dirottati verso il “tesoretto” necessario per finanziare la riforma dell’Irpef.

Se è ormai certo il disegno della flat tax per le imprese, già partita nel 2019 con l’estensione dei limiti per il regime forfettario e che arriverà a compimento nel 2020 con l’imposta sostitutiva del 20%, il piano per le famiglie è ancora in corso di definizione.

Oltre all’ipotesi di una flat tax parziale già dal 2020, piatto forte del programma elettorale delle Lega, ulteriori dettagli sui possibili sviluppi della riforma fiscale del Governo Conte emergono dalla lettura del programma con il quale il M5S si è presentato alle scorse elezioni politiche.

Non si parla in tal caso di tassa piatta, ma di riformulazione delle aliquote Irpef vigenti.

La riforma Irpef proposta dal Movimento 5 Stelle prevedeva la seguente rimodulazione di aliquote e scaglioni:

  • no Tax Area fino a 10.000 euro di reddito;
  • aliquota Irpef al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 euro;
  • aliquota Irpef al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 euro;
  • aliquota Irpef al 42% per i redditi superiori a 100.000 euro.

Ad oggi, invece, la tassazione sui redditi delle persone fisiche è così strutturata:

Scaglioni Irpef 2019Aliquota Irpef 2019Imposta dovuta
fino a 15.000 euro 23% 23% del reddito
da 15.001 fino a 28.000 euro 27% 3.450,00 + 27% sul reddito che supera i 15.000,00 euro
da 28.001 fino a 55.000 euro 38% 6.960,00 + 38% sul reddito che supera i 28.000,00 euro
da 55.001 fino a 75.000 euro 41% 17.220,00 + 41% sul reddito che supera i 55.000,00 euro
oltre 75.000 euro 43% 25.420,00 + 43% sul reddito che supera i 75.000,00 euro

Una delle criticità sottolineate ormai da tempo è che anche con la riduzione della prima aliquota Irpef, l’abolizione del bonus Renzi nonché l’ipotesi di cancellazione delle detrazioni fiscali comporterebbe uno svantaggio proprio per i contribuenti con redditi più bassi. Stesso discorso nel caso in cui venisse introdotta la flat tax che, per sua natura, comporterebbe il venir meno di detrazioni sconti fiscali Irpef.

Sia il bonus di 80 euro (erogato come credito Irpef e che di fatto abbatte l’imposta dovuta) che le diverse agevolazioni fiscali ad oggi previste, riducono già oggi l’Irpef sui redditi più bassi.

Tuttavia, quelle emerse fino ad oggi sono soltanto previsioni e ancora non è chiaro il piano del Governo. Soltanto i prossimi mesi del 2019 e la Manovra di Bilancio 2020 daranno ulteriori dettagli.

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