Riforma fiscale, pensioni e semplificazione nel Recovery Plan: cosa ci chiede l’Europa

Recovery Plan da modificare: l'Europa chiede all'Italia di riformulare il PNRR, tenendo conto anche delle raccomandazioni 2019-2020. Riforma fiscale, piena attuazione della riforma Fornero sulle pensioni e semplificazione della PA sono alcune delle modifiche richieste, vincolanti alla fine dell'erogazione dei fondi del Next Generation UE.

Riforma fiscale, pensioni e semplificazione nel Recovery Plan: cosa ci chiede l'Europa

Il Recovery Plan così non va: l’Europa chiede all’Italia di modificare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato in Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2021.

L’accesso ai 209 miliardi di fondi riconosciuti all’Italia dal Piano Next Generation UE dovrà essere accompagnato dall’adozione di una serie di riforme richieste da anni al nostro Paese, e rimaste di fatto inattuate.

Riforma fiscale e lotta all’evasione, piena attuazione della riforma delle pensioni, ed efficientamento dei servizi della Pubblica Amministrazione sono la “cornice” del Recovery Plan richiesta dall’Europa, e la cui attuazione deve essere dettagliata in maniera specifica.

Riforma fiscale, pensioni e semplificazione nel Recovery Plan: cosa ci chiede l’Europa

Nelle linee guida per l’accesso al Next Generation UE, pubblicate in versione definitiva alla Commissione UE il 22 gennaio 2021, viene evidenziata la necessità, per tutti i Paesi, di tener conto delle raccomandazioni 2019 e 2020.

Il Recovery Plan non può prescindere dalla necessità di dare attuazione alle riforme che da anni l’Europa chiede all’Italia. Si tratta, a ben vedere, di un aspetto vincolante per tutti i Paesi, a che condizionerà l’accesso o meno ai fondi Europei per la ripresa.

Viene inoltre richiesto di dettagliare le modalità in cui verranno affrontate le misure proposte, per consentire alla Commissione di monitorare l’andamento della fase attuativa. I sei pilastri del Recovery Plan, stilato dal Governo ed approvato in Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2021, da soli non bastano.

Il Recovery Plan deve essere chiaro e dettagliato, spiegare le fasi per l’attuazione di ciascuna riforma, obiettivi e costi associati.

Cosa chiede l’Europa all’Italia?

Fisco, pensioni, lavoro ed efficienza della Pubblica Amministrazione sono alcuni dei settori sui quali da anni ci viene chiesto di intervenire. L’accesso ai 209 miliardi di euro riconosciuti al nostro Paese, nell’ambito del programma Next Generation UE, rende “vincolante” seguire quelle che sono le raccomandazioni 2019 e 2020.

Per capire cosa non va nel Recovery Plan, è quindi necessario far riferimento alle Raccomandazioni del Consiglio sul PNR 2019, datate 5 giugno 2019.

All’Italia veniva richiesto, tra le altre cose, di agire per ridurre il debito pubblico e per affrontare il tema della debolezza della produttività, non solo per migliorare l’economia del Paese ma anche, in virtù della rilevanza transfrontaliera, per evitare ripercussioni negative sull’Unione economica e monetaria.

Una serie di osservazioni per le quali l’Europa chiedeva, nelle raccomandazioni relative al 2019 e al 2020, di dare in via ad un piano imponente di riforme, partendo da quella fiscale.

Raccomandazioni del Consiglio UE all’Italia 2019-2020
Raccomandazioni del Consiglio UE sul programma nazionale di riforma 2019 dell’Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell’Italia (5 giugno 2019)

Riforma fiscale e Recovery Plan: meno tasse sul lavoro ed agevolazioni, le richieste dell’UE all’Italia

Il Fisco italiano grava in maniera eccessiva sul lavoro e sul capitale, scoraggiando occupazione ed investimenti.

L’imposta patrimoniale sulla prima casa è stata abrogata dal 2015 per tutti, anche per le famiglie più abbienti, ed i valori catastali sono in gran parte non aggiornati.
Sono troppe le agevolazioni fiscali, ed il lavoro di razionalizzazione è stato sistematicamente rinviato negli anni.

Il sistema tributario italiano è troppo complicato, e c’è poi il problema dell’evasione fiscale, soprattutto in ambito IVA.

Sono queste le principali osservazioni dell’Europa, che nelle raccomandazioni 2019-2020 chiedeva all’Italia di adottare un piano imponente di riforma fiscale, conforme alle seguenti linee guida:

  • spostare la pressione fiscale dal lavoro, in particolare riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali non aggiornati;
  • contrastare l’evasione fiscale, in particolare nella forma dell’omessa fatturazione, potenziando i pagamenti elettronici obbligatori anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti.

Sul secondo punto, l’Italia ha messo a punto il progetto del “Fisco digitale”, con l’entrata in vigore prima della fatturazione elettronica e poi dello scontrino elettronico.

Inoltre, il limite per i pagamenti in contanti è stato fissato a 2.000 euro per il 2020, e scenderà a 1.000 euro dal 2022. Per il contrasto all’evasione fiscale si punta invece sul gioco: partirà a breve la lotteria degli scontrini, dopo l’avvio del cashback.

La strada è ancora tutta in salita per la riforma del sistema di tassazione. La riforma del Fisco, e soprattutto dell’Irpef, è da sempre una delle priorità del Governo, e l’obiettivo è proprio quello di ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro.

La crisi politica però rischia di causare un rallentamento dei lavori, mai come adesso ingiustificabile. La riforma fiscale entra tra i cardini delle misure che dovranno fare da corollario al Recovery Plan.

Recovery Plan: l’Europa chiede di dare piena attuazione alla riforma delle pensioni

La spesa dell’Italia per le pensioni di vecchiaia, pari a circa il 15 % del PIL nel 2017, è tra le più elevate dell’Unione ed è destinata a crescere nel medio periodo a causa del peggioramento dell’indice di dipendenza degli anziani.

La Legge di Bilancio 2019 e l’introduzione di Quota 100, accanto al blocco dell’indicizzazione alla speranza di vita, hanno portato l’Italia a fare dei passi indietro, rispetto agli elementi di riforma del sistema pensionistico italiano introdotte negli anni precedenti. E all’Europa non piace.

L’approvazione da parte della Commissione Europea del Recovery Plan predisposto dall’Italia si lega alla necessità di ripensare il sistema pensionistico italiano.

Spendiamo troppo in pensioni e poco in spesa sociale e spesa pubblica a favore della crescita, come istruzioni ed investimenti. Ed è per questo che serve dare piena attuazione alla riforma delle pensioni, la riforma Fornero, intervenendo inoltre sulle pensioni d’oro che non corrispondono ai contributi versati, nel principio di equità e di proporzionalità.

Riforma del lavoro al centro del Recovery Plan

“Affinché il PNRR possa dispiegare i suoi effetti in termini di maggiore occupazione, esso sarà affiancato da un impegno costante per migliorare il mercato del lavoro in termini di maggiore equità.”

Nel Recovery Plan è dato risalto alla necessità di una riforma in materia di lavoro, per la promozione di nuove politiche attive del lavoro e per tutelare anche i lavoratori più vulnerabili, con la revisione degli ammortizzatori sociali ad oggi vigenti.

Ed è questo quello che l’Europa chiede da anni all’Italia:

  • garantire che le politiche attive del mercato del lavoro e le politiche sociali siano efficacemente integrate e coinvolgano soprattutto i giovani e i gruppi vulnerabili;
  • sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso una strategia globale, in particolare garantendo l’accesso a servizi di assistenza all’infanzia e a lungo termine di qualità;
  • migliorare i risultati scolastici, anche mediante adeguati investimenti mirati, e promuovere il miglioramento delle competenze, in particolare rafforzando le competenze digitali.

Serve investire in ricerca e innovazione, migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, ed accelerare la digitalizzazione.

Sono questi i punti sui quali dovrà focalizzarsi l’operato di Governo e Parlamento per la definizione della versione ufficiale del Recovery Plan, da mettere a punto entro la metà di febbraio. La scadenza per l’invio del piano dettagliato di attuazione all’Europa è fissata al mese di aprile.

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