IMU: la Corte Costituzionale ripristina la doppia esenzione per i coniugi

IMU, doppia esenzione ai coniugi con residenze differenti. La Corte Costituzionale ripristina l'agevolazione e dichiara l'illegittimità delle norme che penalizzano la famiglia. Agli enti locali il compito di stabilire se sussistono i requisiti per l'accesso all'agevolazione. I dettagli nella sentenza n. 209 del relatore Luca Antonini depositata il 13 ottobre 2022.

IMU: la Corte Costituzionale ripristina la doppia esenzione per i coniugi

IMU con doppia esenzione per i coniugi con residenze in abitazioni differenti, sia se situate nello stesso comune che in comuni diversi.

È compito dei singoli enti locali accertare che siano rispettate le condizioni per beneficiare dell’esenzione IMU, mentre sono illegittime le norme che penalizzano il nucleo familiare e che contrastano quindi con i principi stabiliti dalla Costituzione.

A stabilirlo è la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 209 del relatore Luca Antonini depositata oggi, 13 ottobre.

Norme e agevolazioni si adeguano ai cambiamenti sociali e, in particolare, in un contesto in cui è alta la mobilità lavorativa è sempre meno rara l’ipotesi di nuclei familiari con residenze in luoghi diversi e che si ricongiungono solo periodicamente.

Una constatazione che allarga le maglie dell’esenzione IMU riconosciuta ai coniugi in relazione all’abitazione principale, che spetta sempre al possessore che vi risieda e vi dimori abitualmente.

IMU: la Corte Costituzionale ripristina la doppia esenzione per i coniugi

È partita dalla questione della disparità di trattamento tra coniugi, parti dell’unione civile e conviventi la discussione che ha portato la Corte Costituzionale a porre dinnanzi a se stessa la questione di legittimità relativa alla norma che vincola il diritto all’esenzione IMU alla verifica della residenza non solo del possessore dell’immobile ma anche del suo nucleo familiare.

La sentenza n. 209 depositata il 13 ottobre 2022 dalla Consulta dichiara illegittima la norma che vincola l’accesso all’esenzione IMU per i coniugi, stabilendo quindi il diritto alla doppia esenzione.

La Corte ristabilisce quindi il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale di persone sposate o parti di un’unione civile, nel rispetto dei requisiti della dimora abituale e della residenza anagrafica del possessore dell’immobile e non anche del suo nucleo familiare.

Restano quindi i requisiti previsti per l’accesso all’esonero, che dovranno però essere considerati in relazione al possessore dell’immobile e non anche al proprio nucleo familiare.

Un aspetto è infatti chiarito dalla sentenza della Consulta:

“le dichiarazioni di illegittimità costituzionale (..) non determinano, in alcun modo, una situazione in cui le cosiddette “seconde case” delle coppie unite in matrimonio o in unione civile ne possano usufruire. Ove queste abbiano la stessa dimora abituale (e quindi principale) l’esenzione spetta una sola volta.”

Il venir meno degli automatismi deve invece responsabilizzare i comuni e le autorità preposte all’effettuazione dei controlli fiscali.

Corte Costituzionale - sentenza n. 209 del 13 ottobre 2022
Esenzione IMU coniugi con residenze diverse: la sentenza della Corte Costituzionale (relatore Luca Antonini)

Doppia esenzione IMU per i coniugi con diverse residenze: illegittima la definizione di abitazione principale

Il testo della pronuncia del relatore Luca Antonini sottolinea come nel nostro ordinamento non possano trovare cittadinanza misure fiscali che penalizzano la famiglia.

Le norme che vincolano il diritto all’esenzione IMU alla verifica della residenza e della dimora abituale del contribuente e del proprio nucleo familiare vanno invece in questa direzione.

Al centro delle valutazioni della Corte Costituzionale c’è quindi la definizione di abitazione principale ai fini IMU, intesa come:

“l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.”

Le regole previste per i coniugi con residenze in immobili diversi nello stesso Comune sono state estese dal Decreto Fiscale 2022 anche ai coniugi possessori di immobili in diversi territori comunali, dopo le diverse pronunce della Corte di Cassazione che avevano di fatto negato il diritto all’esenzione su tutti gli immobili in assenza dei requisiti della dimora abituale e della residenza anagrafica estesi al nucleo familiare.

Una soluzione che però non basta secondo la Corte per garantire il rispetto dei principi costituzionali che tutelano la famiglia.

IMU e residenze diverse, incostituzionale penalizzare le famiglie

Per la Consulta la limitazione del diritto all’esenzione alla condizione del nucleo familiare finisce con il penalizzare le famiglie, contrastando quindi con i principi previsti dagli articoli 3, 31 e 53 della Costituzione.

Fino alla data di costituzione del nucleo la norma consente a ciascun possessore di immobile di fruire dell’esonero dal pagamento dell’imposta sulla propria abitazione principale, anche se parte di una convivenza di fatto.

A differenza di quanto previsto per i coniugi, le coppie conviventi hanno sempre potuto beneficiare di una “doppia esenzione”.

La scelta di sposarsi o costituire un’unione civile ha comportato, fino ad oggi, l’impossibilità di accedere all’agevolazione anche in caso di esigenze che impongono di avere residenza anagrafica e dimora abituale in diverse abitazioni.

Ma le norme devono tenere il passo con i tempi e:

“In un contesto come quello attuale, infatti, caratterizzato dall’aumento della mobilità nel mercato del lavoro, dallo sviluppo dei sistemi di trasporto e tecnologici, dall’evoluzione dei costumi, è sempre meno rara l’ipotesi che persone unite in matrimonio o unione civile concordino di vivere in luoghi diversi, ricongiungendosi periodicamente, ad esempio nel fine settimana, rimanendo nell’ambito di una comunione materiale e spirituale.”

Anche il Fisco quindi si adegua ai cambiamenti sociali, e non ritenere sufficiente la residenza e la dimora abituale in un immobile determina un’evidente discriminazione.

La sentenza della Corte Costituzionale mette quindi un punto ad una questione a lungo dibattuta, a tutela della famiglia. Ai comuni il difficile compito di evitare abusi.

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