Flat tax incrementale: cos’è e come potrebbe funzionare

Flat tax incrementale per le partite IVA che non applicano il regime forfettario: questa una delle ipotesi allo studio e che potrebbe rientrare in Legge di Bilancio 2023. A parlarne il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti nel corso dell'audizione sulla NADEF del 9 novembre 2022. Cos'è e come funziona la proposta di una tassa piatta sull'aumento di reddito.

Flat tax incrementale: cos'è e come potrebbe funzionare

Flat tax incrementale tra le novità fiscali della Legge di Bilancio 2023.

Prende forma il piano di revisione del sistema tributario al quale sta lavorando il Governo Meloni, con la tassa piatta che torna protagonista della discussione sulle misure in campo.

Accanto all’estensione dei limiti di accesso al regime forfettario, nella Legge di Bilancio 2023 potrebbe trovare spazio anche la flat tax sugli aumenti di reddito. A beneficiarne le partite IVA che applicano l’IRPEF, alle quali verrebbe concessa la possibilità di tassare gli incrementi registrati con un’imposta ridotta.

A fare il punto delle novità allo studio è stato il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nel corso dell’audizione del 9 novembre 2022 sulla NADEF. Entro la fine del mese di novembre si attende il testo della Legge di Bilancio 2023.

Flat tax incrementale in Legge di Bilancio 2023: cos’è e come potrebbe funzionare

Archiviata l’ipotesi di una flat tax per tutti, troppo costosa così come complessa da attuare nel poco tempo a disposizione, il Governo lavora a “correttivi” alle regole attualmente in vigore per dare i primi assaggi di estensione della tassa piatta per le partite IVA.

Tra le novità all’esame c’è quindi la flat tax incrementale, parte del progetto del nuovo Fisco che si appresta a partire con la messa a punto della Legge di Bilancio 2023.

A definire i primi dettagli sulla Manovra è stato il Ministro dell’Economia Giorgetti, in audizione presso le Commissioni speciali congiunte di Camera e Senato. Sono allo studio misure specifiche per le partite IVA e tra queste vi è il regime sostitutivo opzionale per i titolari di redditi da lavoro autonomo o di impresa che non applicano il regime forfettario.

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La flat tax incrementale, che si applicherebbe a chi è attualmente escluso dal regime sostitutivo IRPEF, consentirebbe quindi ai titolari di partita IVA di assoggettare ad aliquota del 15 per cento una parte dell’incremento di reddito registrato nel corso dell’anno, “rispetto al maggiore tra i medesimi redditi dichiarati e assoggettati ad IRPEF nei tre anni d’imposta precedenti”.

Queste le parole del Ministro dell’Economia che aiutano a capire, seppur con i pochi dettagli ad oggi disponibili, cos’è e come potrebbe funzionare la flat tax incrementale del 15 per cento.

La tassa piatta si applicherebbe facoltativamente e consentirebbe quindi di tassare con un’aliquota più bassa l’aumento di reddito registrato considerando il maggiore tra i redditi IRPEF dei tre anni precedenti.

Una verifica che quindi prenderebbe ad esame l’anno d’imposta di riferimento e i tre precedenti, per valutare l’importo sul quale applicare l’aliquota di tassazione ridotta del 15 per cento.

Questa la novità parte del pacchetto fiscale del Governo Meloni, già anticipata nel corso della campagna elettorale e che ricorda la proposta presentata dalla Lega nel 2020 con il fine di favorire l’emersione delle basi imponibili detassando gli aumenti di reddito.

Dalla flat tax incrementale al forfettario fino a 85.000 euro: le novità fiscali della Legge di Bilancio 2023

La flat tax incrementale si appresta ad essere solo uno dei tasselli delle novità fiscali previste dalla Legge di Bilancio 2023.

Dal Ministro Giorgetti è infatti arrivata la conferma di misure in campo anche per l’estensione della soglia di ricavi e compensi per l’applicazione del regime forfettario.

La flat tax del 15 per cento potrebbe quindi aprire le porte anche alle partite IVA fino a 85.000 euro, rispetto alla soglia di 65.000 euro prevista ad oggi.

A completare il pacchetto di misure tributarie vi sarà poi la tregua fiscale, con l’ipotesi di nuove rottamazioni delle cartelle e stralcio dei debiti per sostenere l’economia.

Confermata inoltre la rivisitazione del superbonus 110 per cento che, verosimilmente, con la Legge di Bilancio 2023 potrebbe passare al 90 per cento e riaprire le porte anche alle abitazioni unifamiliari, seppur con criteri più stringenti: l’agevolazione dovrebbe applicarsi solo alle prime case e si valuta l’introduzione di limiti reddituali d’accesso.

Queste alcune delle misure attese nel disegno di Legge di Bilancio 2023, che entro la fine del mese di novembre sarà presentato in Parlamento. Tempi ancora lunghi, che rischiano di ridurre i margini per la discussione e la limatura delle misure economiche per il prossimo triennio.

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