Promesse mancate su Transizione 5.0: Urso incontra le imprese e risponde alla Camera

Rosy D’Elia - Incentivi alle imprese

Oggi, 1° aprile, il ministro Urso incontra le imprese e risponde in Parlamento su Transizione 5.0: dopo le novità del decreto fiscale, si cercano soluzioni. O meglio: nuovi fondi

Promesse mancate su Transizione 5.0: Urso incontra le imprese e risponde alla Camera

La toppa certe volte è peggio del buco. Con questa massima popolare si può riassumere il caso, o meglio il caos, del bonus Transizione 5.0 che ha messo in allarme le imprese.

Le aziende che lo scorso anno hanno programmato investimenti agevolabili, ma non hanno potuto ottenere il beneficio per mancanza di fondi otterranno un credito d’imposta pari al 35 per cento dell’importo inserito nella domanda.

È questa la soluzione formulata con il decreto fiscale che, di fatto, comporta un taglio del 65 per cento. A segnalarlo con forza, subito dopo l’approdo del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, le associazioni d’impresa, prima fra tutte Confindustria, che oggi alle ore 11 incontreranno il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso a Palazzo Piacentini, invitato a conferire sul tema anche in Parlamento alle ore 15.

Transizione 5.0, Urso incontra le imprese e risponde alla Camera: si cercano soluzioni e quindi nuovi fondi

L’obiettivo è quello di trovare nuovi fondi per coprire le richieste inviate a fine anno e tenere fede alla parola data.

“A novembre avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025”

Sottolinea Confindustria in una nota. E, in realtà, la questione va ben oltre il perimetro del bonus Transizione 5.0: il messaggio che arriva è che il Governo non mantiene le promesse e mette le imprese in una condizione di instabilità e in un panorama di incertezza del diritto che mal si sposa con la programmazione di investimenti. Di rottura del patto di fiducia parla anche Confartigianato, così come CNA e Confcommercio tra le altre hanno espresso forte preoccupazione.

Ma l’Esecutivo si aspettava questo nuovo, ennesimo, nodo da sciogliere. E infatti nel comunicato stampa con il riepilogo delle novità del decreto fiscale da un lato ha presentato il credito d’imposta per le imprese senza menzionare esplicitamente Transizione 5.0 e dall’altro ha messo le mani avanti:

“Il Governo ha intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. L’obiettivo è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo”.

Transizione 5.0: come funziona il credito d’imposta previsto dal decreto fiscale

La prospettiva suona come un’ammissione di colpa. Ma di certo non basta: le imprese richiedono una risposta immediata, anche perché accanto al taglio dell’agevolazione c’è anche una riduzione del suo raggio d’azione.

La misura “esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’ENEA, che le imprese sono state indotte ad acquistare”, ha spiegato sabato il vicepresidente per le Politiche industriali e il Made in Italy Marco Nocivelli.

Per ora in campo ci sono 537 milioni di euro: entro questo limite di spesa saranno concesse le agevolazioni alle imprese interessate.

I fondi arrivano dal fondo di 1,3 miliardi di euro istituito dalla Legge di Bilancio per rifinanziare Industria 4.0.

Il credito d’imposta delineato dall’articolo 8 del DL n. 38 del 2026 è pari al 35 per cento dell’importo richiesto nella comunicazione inviata per accedere all’agevolazione sugli investimenti relativi agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, aumentato delle spese sostenute per adempiere agli obblighi di certificazione.

L’agevolazione prevista dal piano Transizione 5.0, nato per spingere le imprese verso processi di produzione più efficienti e sostenibili, si calcola in base al valore degli investimenti e alla riduzione dei consumi energetici che derivano dalle innovazioni introdotte.

Quote di investimentoRiduzione dei consumi energeticiCredito d’imposta
Fino a 10 milioni di euro Struttura produttiva: 3-6% - Processo: 5-10% 35%
Struttura produttiva: 6-10% - Processo: 10-15% 40%
Struttura produttiva: oltre 10% - Processo: oltre 15% 45%
Oltre 10 milioni e fino al limite max di 50 milioni Struttura produttiva: 3-6% - Processo: 5-10% 5%
Struttura produttiva: 6-10% - Processo: 10-15% 10%
Struttura produttiva: oltre 10% - Processo: oltre 15% 15%

La strategia per salvare il bonus Transizione 5.0 inserita nel decreto fiscale non funziona: il taglio dell’agevolazione, che è orizzontale sulla tipologia degli investimenti agevolabili e verticale sugli importi, è sostanziale. E lo dimostrano anche le cifre fornite nella relazione tecnica del decreto fiscale: le imprese hanno richiesto 1.6 miliardi di euro.

In sintesi, per Confindustria la soluzione prevista dal Governo “penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso”. E c’è solo un modo per salvare del tutto l’agevolazione: trovare nuove risorse, pari a più di un miliardo, in tempi brevi.

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