Tassazione contanti 2020: pro e contro

Alessio Mauro - Fisco

Tassa sui contanti: è Confindustria a proporre un nuovo sistema di tassazione sul denaro contante e ad avanzare l'ipotesi che a partire dal 2020 venga addebitata una commissione aggiuntiva direttamente dalla banca. Tutte le novità sui possibili nuovi limiti, vantaggi e svantaggi.

Tassazione contanti 2020: pro e contro

Una tassa sui contanti per contrastare l’evasione fiscale: l’ipotesi di nuovi limiti all’uso e di una tassazione ad hoc sul denaro contante nasce dalla recente proposta di Confindustria.

L’idea di addebitare un costo aggiuntivo ai prelievi al bancomat rilancia un tema caldo sin dall’inizio del 2019, ovvero quello dei limiti all’uso del contante come strategia per contrastare l’evasione.

È in campo l’ipotesi di introdurre una tassa del 2% sui prelievi in contante di importo superiore ai 1.500 al mese e, in parallelo, un credito d’imposta di pari importo per chi utilizza mezzi di pagamento tracciabili (come carte o bancomat nominativi).

È opinione diffusa la necessità di introdurre nuovi limiti ai pagamenti con denaro contante, ritenuto da sempre come spia di fenomeni di evasione fiscale e riciclaggio.

L’ipotesi che prende piede e che potrebbe essere spunto per il Governo in sede di messa a punto della Legge di Bilancio 2020 è quella di un meccanismo di incentivo-disincentivo che preveda contestualmente una tassa sui contati e un credito fiscale da fruire in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Una tassazione aggiuntiva sui pagamenti in contanti presenta diversi pro e contro. Tra i vantaggi c’è sicuramente l’inasprimento del piano di lotta all’evasione fiscale.

Tra gli svantaggi è verosimile ipotizzare che una nuova tassa sul denaro contante potrebbe avere come effetto collaterale quello di incentivare l’evasione e di inibire ulteriormente i consumi.

Analizziamo nel dettaglio qual è la ricetta proposta da Confindustria, e quali gli effetti di una nuova tassazione dei contanti nel 2020, ipotesi che avrebbe dei riflessi importanti anche in dichiarazione dei redditi.

Tassazione contanti 2020: pro e contro della tassa sul denaro contante

È l’economista Andrea Montanino del Centro Studi Confindustria a proporre una nuova tassa sui contanti nel 2020, misura volta a contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale.

Anche nel 2019 l’OCSE ha confermato che è l’Italia uno dei Paesi con più elevato livello di tax gap in Europa ed è indicativo il fatto che siamo anche il Paese nel quale si fa meno uso di strumenti di pagamento tracciabili.

La ricetta di Confindustria si articola in un meccanismo di vantaggi e svantaggi che mette, in parallelo alla tassa del 2% sui prelievi superiori ai 1.500 euro al mese, un credito d’imposta pari al 2% da riconoscere ai pagamenti con bancomat ed altri metodi tracciabili e nominativi.

Una proposta che non è nuova nel 2019 ma che anzi si inserisce in un dibattito ormai perenne e che ha portato, tra l’altro, alla riduzione progressiva dei limiti agli importi che è possibile pagare con denaro contante.

Periodo temporaleLimite pagamento contanti
1° gennaio 2002 - 25 dicembre 2002 10.329,14 euro
26 dicembre 2002 - 29 aprile 2008 12.500 euro
30 aprile 2008 - 24 giugno 2008 4.999,99 euro
25 giugno 2008 - 30 maggio 2010 12.499,99 euro
31 maggio 2010 - 30 agosto 2011 4.999,99 euro
31 agosto 2011 - 5 dicembre 2011 2.499,99 euro
6 dicembre 2011 - 31 dicembre 2015 999,99 euro
1° gennaio 2016 - oggi 2,999,99 euro

Sebbene la proposta elaborata da Montanino si sviluppi su due direttrici, è la tassa sul contante ad aver monopolizzato l’attenzione dei media e dei consumatori. Una commissione aggiuntiva sui prelievi al bancomat sarebbe certo uno degli svantaggi maggiori per quel 25% di contribuenti che, secondo Confindustria, usa più di 1.500 euro al mese di denaro contante.

Ne resterebbe fuori il 75% dei contribuenti che, stando ai dati, usa contante per importi che non superano i 1.500 euro al mese.

Tra gli svantaggi conseguenti non si può poi non ricordare che uno dei motivi che frena l’utilizzo dei pagamenti con bancomat sono i costi di commissione applicati agli esercenti, punto sul quale il nuovo Governo ha promesso una drastica riduzione.

Una più aspra tassazione del contante ed il parallelo credito fiscale sui pagamenti con bancomat avrebbero però altrettanti vantaggi, tra cui il più importante sarebbe la riduzione dell’evasione fiscale.

Nello studio di Confindustria sono inoltre citate le clausole di salvaguardia: il gettito aggiuntivo derivante dalla tassa sui contanti potrebbe essere utile a sterilizzare gli aumenti IVA, tema sempre al centro del dibattito di politica economica sin dai tempi del decreto legge 98 del 2011 introdotto dal Governo Berlusconi.

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Centro Studi Confindustria - nota dell’11 settembre 2019
Incentivare uso moneta elettronica e disincentivare il contante: una proposta

Tassa sui contanti 2020: come cambierebbe la dichiarazione dei redditi

Quali sarebbero le conseguenze pratiche di una nuova tassa sui contanti? Non solo un aggravio dei costi di commissione per i prelievi al bancomat di chi supererà il limite mensile di 1.500 euro, ma anche una nuova voce specifica nella dichiarazione dei redditi dei contribuenti che, invece, si avvalgono di mezzi tracciabili come bancomat o carte.

Come sopra anticipato, la proposta di Confindustria non si limita a proporre un più severo sistema di tassazione per chi usa il contante, ma prevedere un parallelo sistema incentivante.

Come si legge nella nota dell’11 settembre 2019, il “pacchetto” di misure si articola su due interventi:

  • garantire un credito di imposta del 2 per cento al cliente che effettua i pagamenti mediante transazioni elettroniche (incentivo all’uso della moneta elettronica);
  • introdurre una commissione in percentuale dei prelievi da ATM o sportello eccedenti una certa soglia mensile (disincentivo allʼuso del contante).

In termini di contribuenti interessati, la tassazione aggiuntiva si applicherebbe al 25% dei correntisti, l’agevolazione al 75%.

Il credito d’imposta avrebbe un impatto immediato nella dichiarazione dei redditi e, con una formula simile a quanto previsto per la detrazione degli interessi passivi del mutuo, la banca nella veste di sostituto d’imposta dovrebbe comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle transazioni effettuate dal cliente tramite bancomat o carte, elemento alla base dell’attribuzione del credito d’imposta annuale del 2%.

Quello che potrebbe diventare il nuovo bonus sui pagamenti con bancomat potrebbe quindi essere inserito direttamente nella dichiarazione dei redditi precompilata del contribuente, con fruizione o mediante F24 oppure come vera e propria detrazione.

Sul punto, però, Confindustria sottolinea la necessità che si approfondisca il giusto meccanismo di attribuzione del credito d’imposta del 2% sui pagamenti con bancomat che non superano i 1.500 euro.

C’è il problema degli incapienti, ovvero i contribuenti che essendo titolari di redditi minimi non potrebbero fruire del credito fiscale. Si potrebbe immaginare invece uno sconto applicato direttamente dall’esercente, suggerisce Confindustria.

Tassazione contanti 2020: la proposta Confindustria e l’ipotesi aumento IVA “selettivo”

La proposta di Confindustria sembra legarsi ed in un certo senso superare un’ipotesi già circolata negli scorso giorni, quando l’ex Sottosegretario al MEF Garavaglia aveva parlato di un’analisi in corso sulla possibilità di far aumentare l’IVA sui pagamenti in contanti.

Il meccanismo era pressoché simile: una tassa in più sui contanti ed un credito d’imposta in dichiarazione dei redditi per i pagamenti con bancomat.

Diversa sarebbe però la percezione della misura: l’aumento IVA è e sarà sempre un tabù, in qualsiasi forma; una nuova tassa finalizzata a contrastare l’evasione raccoglie sì malcontento, ma anche un largo consenso. In ogni caso, cambierebbe la forma ma non la sostanza e l’obiettivo generale.

È utile a questo punto parlare dei potenziali benefici per le casse dell’Erario: quale sarebbe l’effetto del nuovo sistema tassazione-credito d’imposta finalizzato a limitare l’uso del contante?

Lo spiega in maniera chiara una tabella allegata alla proposta del Centro Studi Confindustria:

La novità necessiterebbe di apposite coperture nel 2020 e nel 2021, finalizzate a finanziare lo sconto del 2%. Uno sforzo in termini economici che verrebbe compensato dal terzo anno e in misura rilevante dal quarto anno in poi, con un incremento di gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale stimato in 2,48 miliardi di euro.

Tassazione contanti 2020: 25% di correntisti colpiti, ma i numeri non tornano

In chiusura, è interessante confrontare i dati forniti dal Centro Studi Confindustria sugli importi dei pagamenti effettuati con denaro contante con quelli delle dichiarazioni dei redditi pubblicati dal MEF.

Il 25% del totale dei correntisti italiani preleva più di 1.500 euro al mese ed il 20 per cento del contante prelevato proviene da conti dove le uscite di contanti superano i 3.000 euro al mese.

Supponendo che i pagamenti in contante non possano rappresentare il totale delle uscite economiche di un contribuente, ipotizziamo che questi rappresentino la metà delle spese complessive mensili sostenute (alimentari, affitto, mutuo, bollette e altre spese “fisse”).

A titolo di massima, supponiamo quindi che il 25% dei correntisti affronti spese medie mensili pari a circa 3.000 euro e che, di conseguenza, possa contare su un’entrata annua pari almeno a 36.000 euro netti.

Secondo i dati del MEF sulle dichiarazioni dei redditi 2018,

  • il 45% dei contribuenti dichiara redditi fino a 15.000 euro;
  • il 50% dei contribuenti ha redditi compresi tra i 15.000 e i 50.000 euro;
  • solo il 5,3% dei contribuenti dichiara più di 50.000 euro.

Sebbene si tratti di calcoli non scientifici ma basati su ipotesi, è evidente che è in netto contrasto con le statistiche ministeriali il fatto che il 25% dei contribuenti italiani possa permettersi uscite mensili pari ad una media di 3.000 euro.

Sono questi i numeri che avvalorano la tesi di chi sostiene che limitare l’uso del contante sia una delle vie per contrastare l’evasione fiscale. Un fenomeno complesso, che non si risolve certo soltanto con una nuova tassa sui prelievi al bancomat, ma che è necessario venga affrontato come priorità. Il 2020 potrebbe essere l’anno buono.

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