Tassa sui pacchi: arriva la proroga, ma non la soluzione

Rosy D’Elia - Fisco

Slitta a ottobre la tassa sui pacchi italiana: dal 1° luglio entrerà in vigore solo il contributo europeo di 3 euro. Arriva la proroga, ma non le soluzioni per un coordinamento: si attendono nuove decisioni dall?UE

Tassa sui pacchi: arriva la proroga, ma non la soluzione

La saga della tassa sui pacchi continua con un capitolo piuttosto prevedibile: il nuovo decreto PNRR, approvato ieri 23 giugno in Consiglio dei Ministri, congela fino al 1° ottobre il biglietto di ingresso di due euro per le spedizioni sotto i 150 euro che arrivano da paesi extra UE.

Si prosegue su una strada piuttosto obbligata: la novità sarebbe dovuta entrare in vigore dal 1° luglio, data in cui si comincerà ad applicare anche lo stesso contributo in chiave europea del valore di tre euro in attesa del nuovo HUB doganale dal 2028.

Tassa sui pacchi: proroga al 1° ottobre senza nuove soluzioni

Dopo l’introduzione della novità con la Manovra 2026, è arrivata la battuta d’arresto con il Decreto Fiscale che ha rimandato all’estate l’applicazione dei due euro alle merci in arrivo in Italia da pesi extra europei.

“Si tratta di un rinvio tecnico volto a consentire il completamento dell’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli”, specificava il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 27 marzo.

Ma la questione è più che altro normativa e la nuova proroga lo conferma.

In questi mesi di stand by non sono stati fatti passi avanti per sciogliere il nodo della doppia imposizione, italiana ed europea, né per prevede soluzioni adatte ad arginare gli effetti negativi sulla logistica italiana che hanno portato Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, a scrivere direttamente al Ministro dell’Economia Giorgetti per l’abolizione.

L’idea di prevedere in anticipo una tassa sui pacchi nostrana, che arriva proprio da Via XX Settembre, ha generato già nei primi mesi del 2026 una perdita del traffico commerciale pari ad almeno il 50 per cento con conseguenze paradossali.

I pacchi sono arrivati lo stesso sul nostro territorio, ma hanno seguito percorsi diversi, arrivando in Europa da altri paesi che non hanno previsto biglietti d’ingresso con una conseguenza chiara: nessun gettito per l’Italia.

È questa la situazione che si è creata nei primi mesi dell’anno, sebbene la novità non sia mai entrata a pieno regime nel sistema italiano, e che si sarebbe riproposta in pieno con un doppio debutto dal 1° luglio.

Tassa sui pacchi: dal 1° luglio entra in vigore solo il contributo europeo

Dalla prossima settimana la nuova imposizione di tre euro per le piccole spedizioni extra UE interesserà tutto il territorio comunitario e per chi ha l’Italia come destinazione non ci saranno ulteriori aggravi. Il costo, in ogni caso, è a carico di chi spedisce e non dei consumatori finali.

La proroga al 1° ottobre, però, non porta soluzioni definitive. Determinanti saranno le decisioni in sede europee sulla cosiddetta handling fee, la nuova tassa di gestione per coprire i costi sostenuti dalle autorità doganali per far fronte al crescente volume di pacchi e che prenderà vita entro il 1° novembre.

Inoltre, il nuovo slittamento dei tempi ha un peso diverso rispetto al precedente.
Se allo stesso modo si rimanda al futuro la necessità di creare un coordinamento adeguamento tra Italia e UE, diversamente dall’intervento del DL Fiscale, questa volta si determina una perdita di gettito rispetto alle previsioni della Manovra 2026.

Dal 1° luglio, infatti, la tassa sui pacchi di due euro avrebbe dovuto generare un flusso di entrate pari a 122,45 milioni di euro per il 2026 che, secondo Confentra, non sarebbe comunque arrivato per effetto dei nuovi percorsi seguiti dalle merci.

Rispetto a quanto ipotizzato, però, resta da colmare il vuoto e da capire come dare vita concreta a un progetto nato con il presupposto sbagliato di anticipare le mosse europee per una novità che ha origine e natura comunitaria.