La tassa sui pacchi, nata in tempi record, va verso la proroga: l'opportunità di fare cassa con il contributo di due euro si è trasformato più in un costo. Serve un coordinamento europeo
La saggezza popolare raramente sbaglia. E ancora meno lo fa quando stabilisce che la fretta è cattiva consigliera. Lo dimostra l’affaire italiano della tassa sui pacchi, introdotta dalla Manovra 2026 che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha illustrato in tempi record per poi frenare, annunciando un periodo transitorio fino a marzo.
L’idea, discussa in sede europea lo scorso autunno, è diventata concreta con una rapidità inconsueta per l’Italia. Tanto inconsueta che il contributo sulle spedizioni extra UE sotto i 150 euro invece di andare avanti rischia di andare indietro. E l’opportunità di fare cassa si è trasformata in un costo.
Nei lavori di conversione in legge del DL Milleproroghe fioccano le richieste di proroga. E mentre il Governo sembra non avere le idee molto chiare, le piattaforme hanno già trovato il modo per aggirare l’ostacolo.
Tassa sui pacchi, in bilico il contributo di due euro sulle spedizioni extra UE
Ma andiamo per ordine. Dopo il via libera della Commissione a mettere in campo soluzioni immediate per arginare il commercio delle grandi piattaforme extra UE dai piccoli prezzi, come TEMU e Shein, e la previsione di un contributo di tre euro a partire da luglio, il Governo ha inserito per direttissima nella Manovra una versione nostrana già dal 1° gennaio.
Già da una prima lettura della Legge di Bilancio sono sorti i primi dubbi: come comunicheranno le due disposizioni? Come si integrerà con le altre regole già in vigore nel Continente? Si arriverà a un contributo totale di 5 euro per ogni spedizione sotto la soglia doganale dei 150 euro in arrivo da paesi extra UE?
Il testo si limita a specificare che la novità si applica in coerenza con il codice doganale dell’Unione europea. Niente di più.
Nel frattempo l’Agenzia delle Dogane ha fornito le istruzioni da seguire il 30 dicembre, nella stessa data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Manovra, per poi frenare con la previsione di un periodo transitorio per la gestione delle importazioni fino al 15 marzo.
Tassa sui pacchi, si guarda alla proroga: un costo più che un’opportunità
Ma poco importa: i colossi del commercio digitale a poco prezzo sembrano essersi già organizzati per aggirare l’ostacolo. In una nota del 21 gennaio Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, ha spiegato che chi spedisce da oltre confine sta dirottando i flussi logistici verso aeroporti di altri Paesi europei che non hanno introdotto la tassa.
“Il risultato è che le merci entrano comunque in Italia via camion, senza pagare il contributo previsto, con un aumento dell’inquinamento e con lo spostamento dei traffici verso altri Paesi. Traffici che poi diventa molto difficile recuperare. Misure di questo tipo, se non vengono coordinate a livello europeo non solo sono inefficaci, ma finiscono per penalizzare il nostro sistema logistico e produttivo, favorendo altri hub continentali”.
Ha sottolineato il direttore generale Andrea Cappa. La stessa Agenzia delle Dogane avrebbe, inoltre, confermato il cortocircuito, registrando una riduzione del traffico delle spedizioni sotto i 150 euro nelle prime settimane dell’anno pari a circa il 40 per cento rispetto al 2025.
La questione è finita perfino sulle pagine del Financial Times. Le merci arrivano lo stesso, fanno solo un giro più lungo per diventare tax free: una volta toccato il territorio europeo, possono circolare e arrivare in Italia senza applicazione del contributo. E anche le questioni ambientali, che hanno contribuito in sede UE nella decisione di tassare le piccole spedizioni, sono tutt’altro che risolte.
Ed è così che l’idea di ottenere dalla nuova tassa un gettito di 122,45 milioni di euro per il 2026 e di 245 milioni a regime, o meglio la necessità di far quadrare i conti, non solo diventa un’utopia, ma anche un boomerang.
Tassa sui pacchi, si va verso una proroga: serve il coordinamento europeo
In questo contesto vanno inserite le proposte di proroga che arrivano da più fronti, anche di maggioranza, durante i lavori di conversione del Decreto Milleproroghe: si punta a far slittare la tassa sui pacchi a luglio, ma c’è anche chi propone di posticipare tutto a novembre.
“Valuteremo (la proroga), c’è una decisione europea e vedremo di renderla coerente”. Ha detto il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti oggi, 29 gennaio.
L’idea di far slittare all’estate il contributo permetterebbe di ponderare meglio il rapporto da stabilire con la tassa UE, “l’azione va coordinata in sede europea”, ha ammesso anche il Ministro delle imprese e del Made in Italia Adolfo Urso nell’ultimo Question time del 28 gennaio per poi definire “controproducente” una eventuale marcia indietro. Ma i fatti dimostrano che è altrettanto controproducente procedere nel senso opposto di marcia: approvare una norma prima di darle contesto e coerenza.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Tassa sui pacchi, il costo della fretta: dopo lo sprint, si parla di proroga