Tassa sui pacchi, l’e-commerce costa di più da luglio: in Italia è cortocircuito

Rosy D’Elia - Fisco

Il DL fiscale ha prorogato al 1° luglio l'entrata in vigore della tassa sui pacchi, data di debutto dello stesso contributo in chiave europea, ma neanche il testo di conversione in legge prevede un coordinamento

Tassa sui pacchi, l'e-commerce costa di più da luglio: in Italia è cortocircuito

La tassa sui pacchi non è ancora diventata concreta ed è già una saga. La storia è cominciata quasi esattamente un anno fa, quando il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti si mostrò favorevole a inserire un biglietto d’ingresso per le piccole spedizioni in arrivo da paesi extra UE al Festival dell’Economia, in corso a Trento proprio in questi giorni.

In un anno, dalle idee siamo passati ai fatti ma non alle certezze: il contributo per arginare i flussi commerciali delle piattaforme online è stato approvato sia in Italia che in Europa.

E il Decreto Fiscale ha messo in stand by la versione nostrana della tassa fino al 30 giugno proprio per coordinare le disposizioni quasi gemelle. Ma il testo, approvato in via definitiva dalla Camera e convertito in legge, non scioglie i dubbi su come dialogheranno le due misure.

Tassa sui pacchi: dal 1° luglio tre euro all’Europa, due euro all’Italia

Facciamo un passo indietro. Siamo in autunno e, mentre in Italia si lavora alla costruzione della Manovra 2026 partendo dall’IRPEF e dalla rottamazione, nelle riunioni ECOFIN si discute dell’opportunità di inserire una tassa sulle spedizioni di modico valore che arrivano da paesi non europei, in attesa di vedere concretizzata la riforma doganale che elimina le soglie minime per l’applicazione dei dazi.

Nel 2024 sono arrivati 4,6 miliardi di articoli di basso valore non sottoposti all’imposizione doganale.

L’obiettivo dichiarato è quello di arginare l’ingresso di merci che viaggiano su piattaforme come Temu e Shein: colossi non solo dei piccoli pacchi, ma soprattutto dei piccoli prezzi. Elemento che fa crescere in maniera esponenziale i flussi commerciali con un impatto importante, anche in termini ambientali.

Serve un’azione di contrasto e l’UE si attiva per una introduzione tempestiva. Ma, per una volta, l’Italia arriva prima: con i lavori europei ancora in corso, nella Manovra 2026 arriva un contributo di due euro sulle spedizioni sotto i 150 euro che arrivano da paesi extra UE da coordinare con le regole comunitarie.

E proprio il mancato coordinamento crea un cortocircuito all’inizio dell’anno: le merci entrano lo stesso in Italia, ma dopo aver toccato il territorio europeo in altri Stati. Le speranze di fare cassa e di salvaguardare il commercio nazionale diventano vane e, anzi, si verifica un effetto boomerang sul settore della logistica, sui flussi cargo, sugli aeroporti. Lo spostamento verso altri paesi lascia intatti i problemi commerciali e ambientali, ma sottrae opportunità agli attori italiani. Lo segnala con forza la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, che chiede una revisione della norma.

E mentre in Italia già da gennaio si comincia a discutere di mettere in stand by la misura, a febbraio arriva l’approvazione definitiva della tassa sui pacchi europea.

In attesa del debutto dell’HUB doganale UE previsto nel 2028, passaggio fondamentale per poter applicare i dazi doganali senza la franchigia dei 150 euro, l’UE introduce dal 1° luglio un contributo di tre euro sulle piccole spedizioni da applicare a ogni prodotto che arriva dai paesi extra UE.

Tassa sui pacchi dal 1° luglio il debutto in Italia e in UE: restano i dubbi

La questione si complica perché le tasse nascono insieme, hanno lo stesso scopo, ma non dialogano. E a metà marzo un comunicato legge del Ministero dell’Economia e delle Finanze anticipa il congelamento della misura fino al 30 giugno, novità che prende forma ufficialmente nel Decreto Fiscale.

Manca poco più di un mese al 1° luglio, ma ancora non è chiaro in che modo la tassa nostrana e quella comunitaria potranno viaggiare insieme: i due mesi di tempo per la conversione in legge del testo non sono stati impiegati per inserire chiarimenti o precisazioni nella norma.

Il 15 maggio l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha spiegato come si applicherà il contributo di tre euro previsto dall’Europa senza menzionare in alcun modo le disposizioni tutte italiane.

In sintesi, tutto è stato rimandato a luglio, quando anche l’Europa chiederà il suo conto per l’ingresso delle merci. E mentre da Confetra arriva un nuovo allarme sulle penalizzazioni legate alla sovrattassa tutta italiana, nessuno sa ancora come funzionerà la nuova imposizione in Italia.

Si pagherà una doppia tassa? La versione italiana finirà per essere inglobata in quella comunitaria? Restano gli interrogativi che, però, dovranno fare i conti con una certezza: le stime di incasso inserite nella Manovra 2026 che ammontano a 122,45 milioni di euro per il 2026 e di 245 milioni a regime.