La Ministra Marina Calderone difende la norma sul salario giusto inserita nel decreto 1° maggio e afferma: anche l'ultimo dei Consulenti del Lavoro sa cos'è il trattamento economico complessivo. Le dichiarazioni nel corso della terza e ultima giornata del Festival del Lavoro 2026
Il salario giusto non è un mistero per gli addetti ai lavori. Ad affermarlo la Ministra Calderone, nel corso dell’ultima giornata del Festival del Lavoro 2026.
Se dal punto di vista operativo crescono le visioni critiche sull’applicazione del salario giusto, sull’individuazione dei contratti più rappresentativi e sul trattamento economico complessivo, per la Calderone non c’è dubbio: “anche l’ultimo degli iscritti all’Ordine dei Consulenti del Lavoro sa cos’è il TEC”.
Salario giusto senza misteri per i Consulenti del Lavoro: lo sostiene la Ministra Calderone
Particolarmente atteso, l’intervento della Ministra Calderone chiude la 17° edizione del Festival del Lavoro 2026.
L’intervento del 23 maggio mette al centro le ultime novità approvate in materia dal Governo, e inevitabilmente si torna a parlare del decreto 1° maggio e dei concetti di salario minimo e salario giusto.
Il Governo si è detto da sempre contrario al salario minimo. Nel confronto con Maria Antonietta Spadorcia, Vicedirettrice TG2, la Calderone afferma che “i termini definiscono i percorsi”, e la scelta compiuta è stata quella di non fissare un importo minimo di retribuzione oraria applicabile a tutti i lavoratori.
Il motivo? Non mortificare un percorso che viene da lontano, sostiene la Ministra, che è quello della contrattazione e delle relazioni industriali e sindacali.
“Sarebbe come fermarsi alla rappresentazione di un’unica pagina di un libro; noi, invece, siamo abituati a leggerlo interamente quel libro”, questo quanto dichiarato rivolgendosi alla platea di professionisti, rimarcando la necessità di applicare il salario giusto che fotografa in maniera capillare a tutti gli istituti e le garanzie previste da un contratto collettivo nazionale di lavoro.
Secondo quanto dichiarato dalla Ministra Calderone, il salario giusto significa garantire il trattamento economico complessivo. Il Governo ha indicato la strada: questo trattamento deve essere almeno pari a quello previsto dai CCNL stipulati dalle associazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative, senza fissare limiti alla contrattazione e alla definizione delle organizzazioni di rappresentanza.
Il decreto 1° maggio ha stabilito un percorso, un parametro di riferimento, che è per l’appunto il trattamento economico complessivo. E su questo punto la titolare del Dicastero del Lavoro risponde alle osservazioni che arrivano da parte di professionisti, imprese e non solo: “anche l’ultimo degli iscritti all’Ordine dei Consulenti del Lavoro sa cosa significa un trattamento economico complessivo”.
Cos’è il TEC? Anche l’INPS non lo sa definire
Le rassicurazioni della Ministra Calderone, che invita i professionisti ad applicare le norme “senza farsi prendere dalla preoccupazione o dal panico” sul fronte dalla difficile individuazione del TEC e quindi dell’applicazione del principio del salario giusto, non sciolgono però i nodi emersi nelle ultime settimane.
Non solo sul concetto generale di rappresentanza sindacale, sul cambio d’assetto in corsa dei bonus assunzioni, ma proprio sul concetto di trattamento economico complessivo, aspetto sul quale anche i tecnici così come l’INPS hanno espresso diverse criticità.
Nella memoria consegna dall’Istituto nell’ambito sulle audizioni del decreto n. 62/2026, sono messe nero su bianco diverse perplessità sull’applicazione del salario giusto con particolare riferimento alla definizione del TEC, il trattamento economico di riferimento.
Il nuovo concetto di salario giusto, infatti, coincide con il TEC fissato dai CCNL più rappresentativi e, come detto, diventa una condizione necessaria per l’accesso ai nuovi bonus per l’assunzione di giovani, donne e nelle aree del Mezzogiorno.
Senza una chiara definizione normativa delle componenti del TEC, però, l’INPS non può verificare il nuovo requisito previsto dal decreto lavoro.
“Sarà comunque dirimente chiarire le singole componenti del TEC al fine di poter permettere all’INPS o ad altra amministrazione la verifica della condizione richiesta dall’articolo 7 per la concessione degli incentivi.”
Solo tali componenti consentiranno di garantire il rispetto delle condizioni fissate per l’accesso ai bonus sulle assunzioni introdotti per il 2026.
Una questione che si riflette nella pratica operativa: nella circolare emanata con le prime indicazioni pratiche sugli esoneri contributivi, l’INPS richiede alle aziende di autocertificare di corrispondere un trattamento economico individuale in misura non inferiore al TEC definito dai contratti stipulati dalle organizzazioni più rappresentative, per settore e categoria di riferimento, e in base all’attività esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro.
Lo slittamento verso l’autocertificazione sposta di fatto tutta la responsabilità civile e penale della definizione del TEC sulle spalle del professionista e dell’azienda, proprio perché l’INPS (e la norma) non lo ha saputo definire.
Se quindi da un lato la Ministra Calderone difende il concetto del salario giusto, d’altro canto le criticità sono tutt’altro che marginali e frutto di critiche di “qualche commentatore”.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Salario giusto, Calderone: anche l’ultimo dei Consulenti del Lavoro sa cos’è il TEC